Non Sono Leader. Sono Effetti
NON CI GOVERNA NESSUNO

«Il potere non nasce quando qualcuno governa.
Governa quando una società ha già deciso
quanto è disposta a delegare,
quanto è disposta a semplificare,
quanto è disposta a non esserci.
Chi comanda non crea questo livello:
lo rende operativo.»

C’è una frase che torna ciclicamente, ogni volta che il mondo sembra perdere forma:

“Non ci governa più nessuno.”

Viene pronunciata con rabbia, con nostalgia, a volte con sollievo.
Ma quasi mai viene presa sul serio.

Perché detta così sembra un’accusa rivolta verso l’alto:
governi, leader, istituzioni, poteri.

E invece è una constatazione che punta altrove.

Non ci governa nessuno non significa assenza di potere.
Significa assenza di presenza.

Il potere non cade dal cielo

Ogni epoca si racconta la stessa favola:
il problema sono loro.

I leader.
I politici.
I potenti.

Come se il potere fosse una sostanza autonoma,
un’entità separata dalla materia umana che lo rende possibile.

Ma il potere non arriva.
Emer­ge.

Non crea il livello di una società.
Lo esprime.

Questa non è un’opinione morale.
È una legge strutturale.

Quando una società delega sistematicamente:

  • il senso
  • la responsabilità
  • la complessità
  • la presenza

non produce leader migliori o peggiori.
Produce leader coerenti.

Quando il potere smette di vergognarsi

Ci sono momenti storici in cui il potere cambia tono.

Non diventa più violento.
Non diventa più autoritario.

Diventa sfacciato.

Smette di spiegarsi.
Smette di giustificarsi.
Smette di fingere.

Questo passaggio viene sempre scambiato per una degenerazione improvvisa.
In realtà è un segnale preciso:

la delega è già avvenuta.

Il potere smette di vergognarsi dopo, non prima.
Quando capisce che non gli verrà più chiesto conto.
Quando nessuno pretende più il “perché”.

A quel punto può mostrarsi per ciò che è sempre stato.

Il primo grande dispositivo di delega

Ogni struttura di potere ha bisogno di una cosa sola per funzionare a lungo:
un’autorità che non deve spiegarsi.

La tradizione monoteista ha perfezionato questo modello.

Un Dio unico.
Assoluto.
Indiscutibile.

Non perché dimostrato.
Ma perché assunto come presupposto.

Il punto non è religioso.
È strutturale.

Un’autorità che non spiega mai perché comanda
insegna all’essere umano una cosa fondamentale:
obbedire senza comprendere è normale.

Questa forma non è mai scomparsa.
Ha solo cambiato linguaggio.

Ordine, rumore, appartenenza

Ogni potere utilizza uno stile.

C’è chi governa attraverso l’ordine.
C’è chi governa attraverso il rumore.

Ma la funzione è identica.

Non si governa convincendo.
Si governa offrendo appartenenza.

Le masse non cercano verità.
Cercano collocazione.

Non vogliono essere educate.
Vogliono sentirsi giuste.

Nel momento in cui una società rinuncia alla fatica della presenza,
qualcuno parlerà al posto suo.

Non perché è più capace.
Ma perché c’è spazio.

L’errore di guardare le persone

Ogni volta che si concentra l’attenzione su un singolo leader,
si compie un errore utile al sistema.

Si personalizza ciò che è strutturale.
Si trasforma una funzione in un personaggio.

Così il conflitto diventa narrativo,
non reale.

Il sistema non ha bisogno di difendersi.
Basta offrire un volto.

Nel frattempo, la struttura continua a operare indisturbata.

Il mondo irriconoscibile

Quando si dice che “il mondo è diventato irriconoscibile”,
si sta dicendo qualcosa di più preciso di quanto sembri.

Non è il mondo ad essere cambiato.
È crollata la narrazione che lo rendeva tollerabile.

Le mediazioni.
Le maschere.
Le formule rassicuranti.

Quello che vediamo oggi non è un’eccezione.
È una resa visibile.

Il sistema non è più elegante
perché non ne ha più bisogno.

Nessuno guida, tutto accade

E qui il titolo si rivela per ciò che è:

NON CI GOVERNA NESSUNO

Non perché il potere non esista.
Ma perché nessuno lo abita davvero.

Non c’è guida.
C’è inerzia.

Non c’è direzione.
C’è accumulo di delega.

Il potere non è più verticale.
È vuoto al centro.

E proprio per questo può essere occupato da chiunque sia disposto a non provare vergogna.

La presenza come elemento mancante

C’è una cosa che manca ovunque,
e proprio per questo non viene mai nominata:

la presenza.

Essere presenti significa:

  • sostenere il peso delle conseguenze
  • abitare il proprio sguardo
  • non delegare il senso

È faticoso.
Espone.
Non produce appartenenza immediata.

Per questo viene evitato.

Ma quando nessuno è presente,
qualunque forma di potere diventa possibile.

Non una denuncia, una lettura

Questo testo non accusa nessuno.
Non propone alternative.
Non invita a reagire.

Fa qualcosa di più pericoloso:
rende leggibile la struttura.

Perché una volta vista,
non può più essere ignorata.

«Quando la presenza si ritira,
il potere non deve più convincere,
non deve più spiegare,
non deve più vergognarsi.
A quel punto governare non è una conquista,
è solo l’effetto inevitabile
di uno spazio lasciato vuoto.»

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