Quando il Diritto diventa un Pretesto
E la Stanchezza del Mondo si Accumula in Silenzio
Quando i privilegi si spacciano per diritti, il mondo si prosciuga. Chi vive senza contribuire non solo ruba agli altri, ma corrode fiducia e futuro. La sopravvivenza collettiva esiste solo se ognuno fa la sua parte, prima che il pozzo resti vuoto.
C’è scritto chiaro nella Costituzione Italiana: la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, la stessa retribuzione dell’uomo.
Ma la frase chiave non è “donna” o “uomo”. È lavoratrice.
Se non lavori, non stiamo più parlando di diritti: stiamo parlando di privilegi.
E i privilegi non sono scritti nella Costituzione.
Sono scritti nei salotti dove si scambia potere per fedeltà, nelle famiglie dove il denaro scorre senza passare per la fatica, nei sistemi dove basta essere “di qualcuno” per vivere di rendita.
Che tu sia moglie di un mafioso, figlio di un imprenditore corrotto o semplice parassita travestito da “casalinga per scelta” non cambia la sostanza: stai campando sulle spalle di qualcun altro.
Il problema non è solo morale: è strutturale.
Ogni volta che un diritto viene usato come scudo per proteggere un privilegio, il sistema si indebolisce.
Perché mentre qualcuno lavora per due, qualcun altro si è già abituato a lavorare per zero.
L’indifferenza non è mai gratis
In questo mondo stanco, la maggior parte della gente vive come se le ingiustizie fossero un programma TV: le guardano, commentano, ma non le toccano.
Finché il segnale non si sposta sul loro canale.
Quando il privilegio viene tagliato, quando la rendita si prosciuga, quando la protezione finisce… allora scoprono che il loro “non vedere” non era neutralità: era complicità.
E qui si capisce il vero nodo:
Chi vive di privilegio non è solo un beneficiario, è un pilastro del sistema che lo crea.
La sua passività è benzina per il motore dell’ingiustizia.
Il mondo sta aspettando la scossa
Siamo in una lunga apnea collettiva.
Un’attesa senza respiro, in cui tutti sanno che qualcosa dovrà cambiare, ma nessuno vuole essere il primo a rompere la superficie.
Questa stanchezza non è debolezza: è accumulo.
E come in ogni accumulo, il giorno in cui la diga cede, non fa differenza se eri l’operaio che si spaccava la schiena o la moglie annoiata che viveva di rendita: l’acqua travolge tutti.
La vera rendita è il mondo stesso
Chi vive di rendita pensa che il capitale sia il denaro, il patrimonio, l’uomo o la donna da cui dipende.
Ma il vero capitale è il mondo che regge tutto questo: la fiducia tra le persone, le strade che funzionano, la scuola che forma, l’acqua che arriva, il lavoro di chi produce valore reale.
Chi si abitua a vivere di rendita non vede che questo mondo è come un pozzo: finché altri lo riempiono, può attingere senza limiti.
Ma se troppi smettono di riempirlo, il pozzo si svuota.
E quando lo prosciughi, non c’è seconda possibilità: puoi avere ancora oro in cassaforte, ma se la città è in macerie e la fiducia è bruciata, quel metallo non ti disseta e non ti nutre.
Rifletti
Non stiamo parlando di economia. Stiamo parlando di sopravvivenza collettiva.
E in una sopravvivenza collettiva, chi non contribuisce non è solo inutile: è pericoloso.
Perché un mondo prosciugato non fa sconti a nessuno.