CREDERE PER VIVERE O PER FUGGIRE?
La fede può cambiare il modo in cui guardiamo il mondo. Ma in quale direzione?
«Le credenze, in breve, sono regole per l’azione.»
— William James, The Varieties of Religious Experience (1902)
Basta accendere la televisione. Un telegiornale, un documentario, una guerra, una celebrazione, una crisi politica, una storia di persone che vivono e pensano in modo diverso da noi: prima o poi la religione compare. È dentro la storia, dentro le culture, dentro le tradizioni e dentro la vita quotidiana di milioni di persone. A volte la incontriamo senza quasi accorgercene. Altre volte ci troviamo davanti a qualcosa che ci incuriosisce e ci fa venire delle domande. Perché credere è una delle cose più umane che esistano. Quando non sappiamo spiegare qualcosa, quando cerchiamo un significato, quando attraversiamo un momento importante della nostra vita, spesso sentiamo il bisogno di andare oltre ciò che possiamo semplicemente vedere e toccare.
E forse è proprio qui che la fede può avere una delle sue forme più belle. Può insegnarci a guardare le persone con maggiore attenzione, a fermarci davanti a una sofferenza, a riconoscere qualcosa di prezioso nella vita di ogni giorno. Può farci sentire parte di qualcosa di più grande di noi senza necessariamente farci perdere il contatto con ciò che abbiamo intorno. Una fede può aprire gli occhi. Può farci scoprire significati che prima non vedevamo e portarci a guardare una persona, una relazione, la natura o persino noi stessi con uno sguardo diverso. Non perché dobbiamo necessariamente trovare una risposta a tutto, ma perché alcune domande diventano più profonde proprio quando decidiamo di prenderle sul serio.
Naturalmente può esistere anche un'altra possibilità. Quando la vita ci mette davanti qualcosa che non comprendiamo, trovare un significato può essere una grande fonte di conforto. E non c'è nulla di strano in questo. Tutti, prima o poi, cerchiamo qualcosa a cui aggrapparci. La fede può diventare una casa interiore nella quale ritrovare equilibrio, speranza e serenità. Ma proprio perché una casa può proteggerci, possiamo anche chiederci se qualche volta rischiamo di rimanerci dentro troppo a lungo. Il confine tra trovare un rifugio e smettere di esplorare è sottile. E forse non è uguale per tutti. Per qualcuno la fede può essere una spinta verso il mondo; per qualcun altro può diventare soprattutto uno spazio nel quale ritrovare se stesso.
Ed è qui che mi viene in mente John Lennon e Imagine. Lennon ci invita a fare una cosa semplice e allo stesso tempo enorme: immaginare. Immaginare persone capaci di vivere oltre alcune delle divisioni che conosciamo. E forse anche la fede può essere guardata così: come qualcosa che può allargare il nostro orizzonte. Una convinzione può diventare un ponte verso gli altri, oppure può segnare un confine. Può farci dire «voglio capire» oppure «ho già capito». Può spingerci a conoscere meglio il mondo oppure semplicemente offrirci un modo diverso di interpretarlo. Non è interessante soltanto ciò in cui crediamo. È interessante ciò che quella fede ci permette di vedere.
Forse allora la domanda «Credere per vivere o per fuggire?» non deve avere necessariamente una risposta. Può rimanere lì, come una domanda che ogni tanto possiamo rivolgere a noi stessi. Quando crediamo, diventiamo più curiosi? Sentiamo maggiormente le persone? Guardiamo il mondo con occhi nuovi? Troviamo dentro di noi più coraggio, più speranza, più desiderio di partecipare alla vita? Oppure qualche volta utilizziamo le nostre certezze per non entrare in contatto con ciò che ci mette in difficoltà? Non c'è bisogno di scegliere una volta per tutte. Forse possiamo semplicemente osservare la direzione nella quale ci porta ciò in cui crediamo. Perché una fede può essere una finestra, una casa, un ponte, una domanda. E forse la cosa più interessante è proprio scoprire che cosa diventa per noi.
«La fede non è un sostituto adeguato dell’esperienza interiore.»
— Carl Gustav Jung, The Undiscovered Self (1957)
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