Oggi Le Pubblicità Funzionano Così
Non cercano di convincerti.
“Prima del prodotto,
ti vendono una domanda.”
Ti chiedono se hai notato come sei messo.
Ci sono pubblicità che cercano di convincerti.
E poi ce ne sono altre, oggi dominanti, che non cercano consenso.
Non vogliono che tu dica “sì”.
Vogliono che tu ti fermi un attimo e ti venga un dubbio preciso:
“Aspetta… ma io come sono messo?”
È da lì che iniziano.
“Quando uno mi dice come sono messo,
capisco subito dove è rimasto lui.”
Prima della vendita qualcuno ha già deciso chi sei
Queste pubblicità non partono da un prodotto.
Partono da una verifica silenziosa.
Non dicono:
“Compra questo.”
Dicono:
“Guarda la tua posizione.”
Come stai messo rispetto agli altri.
Come appari.
Quanto conti.
Quanto vieni scelto.
Quanto sei visibile.
La domanda non è esplicita, ma lavora sotto pelle.
Ed è una domanda a cui non puoi rispondere una volta sola.
La vendita arriva sempre dopo
Solo dopo averti fatto guardare la tua posizione, arriva il resto.
Il corso.
Il metodo.
Il servizio.
Il percorso.
Il prodotto.
Ma a quel punto non sembra più una vendita.
Sembra una conseguenza logica.
Perché se accetti la domanda
“ma hai visto come sei messo?”
allora accetti anche l’idea che serva qualcosa per spostarti.
Il mercato non crea il bisogno.
Crea la cornice in cui il bisogno diventa evidente.
Sono sentenze.
E il mondo è pieno di chi parla così.
“Il problema non è la promessa.
Il problema non è il prezzo.
Il problema è accettare la sentenza iniziale come legittima.”
Non vendono oggetti
Vendono passaggi di stato
La pubblicità contemporanea non dice:
“Questo è migliore di quello.”
Dice:
“Da qui puoi passare a lì.”
Da invisibile a notato.
Da laterale a centrale.
Da ignorato a scelto.
Da fermo a in movimento.
Il prodotto non è l’oggetto.
Il prodotto è l’idea di passaggio.
Perché accetti le afffermazioni altrui?
Qui sta il nodo che raramente viene visto.
Il problema non è la promessa.
Il problema non è il prezzo.
Il problema non è neppure se “funziona”.
Il problema è accettare la domanda iniziale come legittima.
Perché una volta che accetti di dover verificare continuamente “come sei messo”,
hai già accettato una gerarchia esterna come metro di valore.
Da lì in poi, il sistema non deve più convincerti.
Deve solo accompagnarti.
La contro-visione
Controbattere non risponde con:
“No, sei messo bene.”
Quella sarebbe consolazione.
La contro-visione è più radicale:
la domanda stessa è già una vendita.
“Come sei messo?”
rispetto a cosa?
a chi?
secondo quale metrica?
in quale classifica?
La pubblicità non ti misura.
Ti inserisce in una scala che non hai scelto.
Perché questa struttura è ovunque
Televisione.
Social.
Religione monoteista.
Informazione.
Motivazione.
Crescita personale.
Relazioni.
Politica.
Carriera.
Ovunque ci sia una scala implicita,
qualcuno venderà il modo di salire.
Non è cattiveria.
È un modello.
Non ti chiedono.
Ti informano!
“La pubblicità di oggi non ti chiede chi sei.
Ti informa di come sei messo.”
Il paradosso inevitabile
Più una persona accetta di doversi verificare continuamente,
più diventa dipendente da criteri esterni.
Più diventa dipendente,
più sarà sensibile a promesse di passaggio.
Non perché sia debole.
Ma perché la posizione è diventata il problema centrale.
Controbattere lavora qui
Non nel dire “non comprare”.
Non nel dire “stai attento”.
Ma nel rendere visibile questo punto preciso:
prima di venderti qualcosa,
ti hanno venduto l’idea che dovevi chiederti
“ma io come sono messo?”
Quando quella domanda smette di essere ovvia,
l’intero meccanismo perde presa.
Non perché qualcuno ti abbia salvato.
Ma perché la struttura non ha più appiglio.
“Quando accetti di dover verificare la tua posizione,
qualcuno è già pronto a venderti il modo di cambiarla.”
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