L’Amicizia Non È un Valore
Quando chiamare qualcosa “giusto” serve a non guardare come funziona
Non tutto ciò che viene chiamato “valore” nasce per far vivere una relazione.
A volte serve solo a evitare di guardare se quella relazione regge ancora.
C’è una parola che ritorna ossessivamente quando si parla di relazioni: valore.
Valore dell’amicizia.
Valore dei legami.
Valore umano.
È una parola rassicurante.
Ed è proprio questo il problema.
Perché nella vita reale, le relazioni non si muovono sulla base di ciò che è giusto, bello o moralmente auspicabile.
Si muovono sulla base di ciò che regge.
Il valore come rifugio
Dire che l’amicizia è un valore produce un effetto preciso:
sposta l’attenzione dal funzionamento alla dichiarazione.
Quando qualcosa viene definito “valore”:
-
non va più dimostrato,
-
non va più osservato,
-
non va più verificato.
Diventa un principio da rispettare, non una dinamica da attraversare.
Eppure, nella realtà concreta, nessuna relazione vive perché è giusta.
Vive perché accade qualcosa.
Come funzionano davvero le relazioni
Se togliamo la retorica, resta una struttura semplice.
Le relazioni:
-
durano finché producono presenza reale,
-
esistono finché c’è scambio,
-
respirano finché c’è utilità, piacere, risonanza.
Quando questi elementi vengono meno, il legame non “si ammala”:
si spegne.
Non per cattiveria.
Non per immoralità.
Ma per funzionamento.
L’errore non è l’amicizia
Qui sta il punto che molti rifiutano di vedere.
L’errore non è l’amicizia.
L’errore è credere che l’amicizia possa sopravvivere alla sua stessa assenza di funzione, solo perché è stata nominata come valore.
Quando una relazione:
-
non produce più presenza,
-
non genera più scambio,
-
non ha più piacere né utilità reciproca,
continuare a chiamarla “amicizia” non la salva.
La trasforma in un’illusione mantenuta per principio.
Quando i valori arrivano dopo
C’è un dettaglio che spesso passa inosservato:
i valori entrano in scena quando qualcosa ha già smesso di funzionare.
Finché una relazione vive di presenza, scambio e risonanza,
nessuno sente il bisogno di definirla, difenderla o nobilitarla.
Accade e basta.
Il linguaggio dei valori compare più tardi,
quando ciò che teneva in vita il legame si è già assottigliato
e serve una cornice che ne giustifichi la sopravvivenza.
Non è una colpa.
È un meccanismo.
Le relazioni non rispondono a ciò che è giusto,
ma alle condizioni che le rendono possibili.
Quando quelle condizioni cambiano,
cambia anche il legame —
indipendentemente dalle parole usate per descriverlo.
Perché l’idea di “valore” è così seducente
Definire l’amicizia come valore ha un vantaggio enorme:
toglie responsabilità.
Se l’amicizia è un valore:
-
non devo chiedermi cosa porto,
-
non devo chiedermi cosa ricevo,
-
non devo interrogarmi su cosa sta accadendo ora.
Basta appellarsi al principio.
Ma una relazione che vive solo di principio è già finita.
Sta solo ritardando la presa d’atto.
L’amicizia che regge non ha bisogno di essere difesa
Le amicizie reali:
-
non si proclamano,
-
non si rivendicano,
-
non si giustificano.
Si manifestano.
Quando ci sono:
-
non serve parlarne,
-
non serve definirle,
-
non serve attribuirgli un valore.
Quando non ci sono più,
nessun valore dichiarato può riportarle in vita.
L’illusione finale
L’illusione non è pensare che l’amicizia esista.
L’illusione è credere che nominarla basti a renderla reale.
È qui che cade l’equivoco:
chi pensava che l’amicizia fosse un valore,
stava cercando una garanzia morale
in un campo che funziona solo per presenza e scambio.
Quando smetti di difendere i valori, inizi a vedere
Questo non rende le relazioni più fredde.
Le rende più vere.
Perché ciò che è reale:
-
non ha bisogno di essere giustificato,
-
non ha bisogno di essere difeso,
-
non ha bisogno di essere reso nobile.
Regge.
Oppure no.
E quando non regge più,
il problema non è la fine del legame,
ma l’insistenza nel chiamarlo ancora con lo stesso nome.
Rifletti
Non tutto ciò che conta deve essere un valore.
E non tutto ciò che è un valore conta davvero.
L’amicizia non chiede di essere creduta.
Chiede di essere vissuta.
Quando c’è, lo sai.
Quando non c’è più, nessuna parola la salva.
Le relazioni non chiedono di essere difese,
ma di funzionare.
Quando smettono di farlo,
continuare a chiamarle con lo stesso nome
non è fedeltà:
è resistenza alla realtà.
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