Quando la Verità Comanda e la Libertà Cammina
La Verità Non Libera. La Libertà Sì.

Perché alcune verità rendono gli uomini più dipendenti

e altre li rendono finalmente presenti

“Una verità che chiede obbedienza non libera l’uomo.
Lo addestra.”

C’è una confusione che attraversa il nostro tempo come una nebbia fitta:
si crede che dire la verità sia sufficiente per essere liberi.

Non lo è.

La storia umana dimostra l’opposto:
le più grandi violenze, le guerre, le persecuzioni, le umiliazioni sistemiche
sono sempre state giustificate in nome di una verità.

Una verità superiore.
Una verità rivelata.
Una verità che non si discute.

Il problema non è che cosa viene detto.
Il problema è che cosa quella verità produce negli uomini.

La domanda che smaschera ogni sistema

C’è una domanda semplice, ma radicale.
Non morale.
Non filosofica.
Strutturale.

Questo tipo di “verità” rende le persone più libere
o solo più dipendenti dal racconto?

Questa domanda non chiede di schierarsi.
Chiede di osservare gli effetti.

Perché un sistema non si giudica dalle intenzioni.
Si giudica da ciò che costruisce negli esseri umani.

“Un uomo informato può restare dipendente.
Un uomo presente no.”

La verità che chiede obbedienza

Ogni religione dominante – e ogni sistema che le assomiglia –
funziona secondo lo stesso schema:

  • esiste una verità superiore

  • l’uomo deve adeguarsi

  • chi non si adegua è colpevole

  • chi obbedisce viene premiato (prima o poi)

Il premio può chiamarsi:

  • paradiso

  • salvezza

  • karma

  • redenzione

  • successo

  • visibilità

  • appartenenza

Il nome cambia.
La struttura no.

"La verità non serve a liberare. Serve a ordinare."

In La Stregoneria Raccontata dagli Stregoni emerge con chiarezza che ciò che distingue una pratica di libertà da una religione di dominio non è il contenuto delle parole, ma il fatto che nessuna verità venga usata per ottenere obbedienza.

E dove c’è ordine imposto,
c’è sempre qualcuno che comanda
e qualcuno che si inginocchia.

“Ogni promessa che sposta la libertà nel futuro
serve a togliertela nel presente.”

Libertà non è un’idea. È una condizione reale.

Qui avviene la rottura più netta.

La libertà non è:

  • fare ciò che si vuole

  • sentirsi liberi interiormente

  • pensare in modo alternativo

La libertà è oggettiva.

È la possibilità concreta dell’essere umano di:

  • esprimere le proprie emozioni

  • abitare il mondo senza colpa

  • vivere senza dover obbedire a un dogma

  • costruire relazioni senza prevaricazione

La libertà non promette nulla dopo.
Accade adesso.

Questa libertà come processo di trasformazione concreta dell’essere, e non come verità da accettare, è il cuore di Il Crogiolo dello Stregone, dove Claudio Simeoni afferma che la libertà non viene proclamata, ma costruita nel rapporto vivo tra l’uomo e il mondo.

Ed è per questo che fa paura.

Quando la verità produce violenza

Non serve essere ingenui.

Quando una verità:

  • chiede sottomissione

  • giustifica gerarchie morali

  • educa all’obbedienza

  • abitua a “stare al proprio posto”

quella verità produce violenza,
anche se si presenta come amore, ordine o salvezza.

La violenza non nasce dal caos.
Nasce dalla legittimazione della prevaricazione.

Questa relazione diretta tra obbedienza religiosa e violenza sociale è analizzata in modo sistemico in Il Sentiero D'Oro, dove la prevaricazione non è vista come deviazione, ma come effetto inevitabile di ogni religione fondata sulla sottomissione.

Il più forte che comanda.
Il più debole che si piega.

Questa è la grammatica invisibile
di ogni religione dominante
e di ogni sistema editoriale, culturale, mediatico
che chiede fedeltà invece che presenza.

La libertà non chiede fede. Chiede responsabilità.

Esiste una visione completamente diversa.

Una visione in cui:

  • nessun dio comanda

  • nessuna verità pretende obbedienza

  • nessuna morale viene imposta dall’alto

In questa visione, l’uomo:

  • non viene salvato

  • non viene giudicato

  • non viene premiato

"Viene lasciato libero di essere se stesso nel mondo."

Libero di scegliere.
Libero di sbagliare.
Libero di costruire una vita felice qui, non altrove.

Questo tipo di libertà non promette redenzione.
Promette vita vissuta.

Perché questa libertà è scomoda

Una libertà così:

  • non crea seguaci

  • non costruisce greggi

  • non fidelizza

  • non garantisce potere a nessuno

Per questo è rara.
Per questo è ostacolata.
Per questo viene derisa, ridotta, travisata.

Un uomo libero non ha bisogno di:

  • racconti salvifici

  • verità assolute

  • leader spirituali

  • editoriali che gli dicano cosa pensare

E questo, per qualsiasi sistema,
è inaccettabile.

La stessa struttura nei media, nei siti, nei racconti

Qui il discorso diventa ancora più attuale.

Non servono religioni per creare obbedienza.
Basta un racconto che:

  • ti tiene agganciato

  • ti promette “la verità che gli altri nascondono”

  • ti fa sentire informato ma non più autonomo

  • ti spinge a seguire, condividere, reagire

"Questa non è libertà. È dipendenza narrativa."

Cambiano i simboli.
Resta la stessa struttura.

Controbattere non propone verità. Espone strutture.

Questo spazio non chiede di credere.
Non offre soluzioni.
Non promette salvezza.

Fa una cosa più pericolosa:
rende visibili i meccanismi.

E quando un meccanismo diventa visibile,
smette di funzionare su chi lo vede.

Come viene chiarito da Claudio Simeoni in La Religione Pagana, essere pagani non significa credere in qualcosa di diverso, ma rifiutare che qualsiasi verità – divina, morale o culturale – venga posta sopra la soddisfazione e la libertà concreta dell’uomo nel mondo.

La domanda finale (non retorica)

Prima di seguire una verità.
Prima di fidarti di un racconto.
Prima di inginocchiarti davanti a un’idea.

Fermati.

E chiediti – nel corpo, non nella testa:

Questo mi rende più libero nel mondo
o mi chiede solo di obbedire meglio?

La risposta non ha bisogno di spiegazioni.
La libertà si sente.

E quando la senti davvero,
non hai più bisogno di nessuna verità
che venga a comandarti.

“La libertà non promette salvezza.
Restituisce responsabilità.
Ed è per questo che fa così paura.”

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