L’Uomo e il Suo Fantasma!
Il Fantasma della Costituzione: La Verità Che Non Vogliamo Vedere
La realtà italiana non somiglia più alle sue promesse.
C’è un fantasma che si aggira per l’Italia.
Non è minaccioso, non chiede vendetta.
Chiede invece — con voce pacata e terribilmente chiara — che gli venga restituito il suo corpo.
Quel fantasma è la Costituzione Repubblicana, e le sue parole, più che articoli di legge, sono lo specchio implacabile di tutto ciò che, nella vita quotidiana di milioni di persone, manca.
Non stiamo parlando di un testo astratto.
Stiamo parlando di un inventario dei bisogni umani insoddisfatti.
Come ricorda Nicola Gratteri nel libro La Costituzione attraverso le donne e gli uomini che l’hanno fatta, quella Carta non è un testo astratto ma il risultato di vite spese per la libertà, la giustizia, la dignità: da Pertini a Lina Merlin, da Teresa Noce a La Pira, fino a chi oggi ne custodisce l’eredità.
È per questo che ogni articolo è più di una legge: è un’esperienza umana tradotta in diritti.
L’Articolo 34 e la Fame di Futuro
“La scuola è aperta a tutti.”
“I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.”
Ora, guardiamoci attorno.
Cosa vediamo?
Vediamo la fame di futuro di uno studente brillante che rinuncia all’università perché la retta è troppo alta, o perché il mantenimento in un’altra città è un lusso che la sua famiglia non può permettersi.
Vediamo il “debito formativo” che umilia invece di valorizzare.
La Costituzione, in questo articolo, non sta solo garantendo un diritto.
Sta diagnosticando una mancanza: la mancanza di una vera mobilità sociale.
È come se dicesse:
“So che esiste l’ostacolo economico. Ed è compito mio abbatterlo.”
Se oggi quell’ostacolo è ancora lì — più alto che mai — allora la Costituzione ci sta mostrando il nostro fallimento.
L’Articolo 3: La Diagnosi Profonda della Nostra Sofferenza Sociale
Ma è il secondo comma dell’Articolo 3 il cuore pulsante di questa verità scomoda.
Non è una poesia.
È una diagnosi clinica della sofferenza sociale.
Gratteri lo sottolinea bene: gli articoli della nostra Carta nascono dalle battaglie reali di uomini e donne che hanno pagato sulla propria pelle il prezzo della libertà — come Elettra Pollastrini o Adele Bei — e proprio per questo il “pieno sviluppo della persona umana” non è una formula giuridica, ma un obiettivo politico e morale.
“È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana.”
Se vogliamo capire cosa “manca” davvero nel nostro Paese, basta leggere qui.
Manca il pieno sviluppo della persona umana.
Manca la sicurezza di un lavoro che non sia un contratto a tempo determinato rinnovato ogni tre mesi.
Manca la possibilità di progettare una vita, non solo di sopravvivere al mese.
Manca una retribuzione che permetta di vivere da esseri umani, non da acrobati sospesi sul vuoto.
Manca una libertà reale che nasce dall’avere:
-
un tetto sicuro
-
la possibilità di curarsi senza paura del costo
-
la possibilità di fare un figlio senza che diventi un salto economico nel buio
La Costituzione ci sta dicendo che senza questi elementi, la nostra uguaglianza è una truffa legalizzata.
È “puramente formale”, per usare le parole di Calamandrei.
Possiamo tutti andare a votare.
Ma il cittadino che deve scegliere tra la bolletta del gas e i libri di testo per suo figlio non è libero quanto l’imprenditore che finanzia campagne politiche.
La sua sovranità è dimezzata.
La sua democrazia è amputata.
Controbattere – Oltre il Pensare: La Costituzione Come Arma
E qui arriviamo al punto.
La Costituzione non è un santino da appendere al municipio.
È un’arma dialettica, una lama affilata contro indifferenza, rassegnazione e propaganda.
Ogni volta che discutiamo di:
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tagli all’istruzione → risponde l’Articolo 34
-
salari bloccati → risponde l’Articolo 36
-
precarietà esistenziale → risponde l’Articolo 3
-
disuguaglianze crescenti → risponde ancora l’Articolo 3
La Costituzione ci fornisce un linguaggio più forte della retorica politica:
la logica dei diritti umani, non la logica del profitto.
Ci ricorda che non siamo noi a chiedere favori.
È la Repubblica a non aver rispettato una promessa!!
La Nostra Realtà Manca della Costituzione
Il paradosso è evidente:
non è la Costituzione a essere un’utopia lontana dalla realtà.
È la realtà che manca della Costituzione.
Quel testo, nato dalle macerie della guerra e dal veleno del totalitarismo, aveva già capito tutto.
Aveva individuato i bisogni fondamentali di una vita degna.
Leggerlo oggi non è un gesto celebrativo.
È un atto di resistenza civile.
È guardare dentro la cartina di tornasole della nostra democrazia e vedere, con amarezza e lucidità, tutto il colore che ancora manca.
Il compito che ci assegna è chiaro:
non permettere che quel fantasma continui a vagare in cerca di un corpo.
Il suo corpo siamo noi, i cittadini.
E tocca a noi pretendere che quelle parole smettano di essere un promemoria di ciò che ci manca, e diventino la descrizione di ciò che siamo.
Ed è proprio lo spirito che attraversa il libro di Nicola Gratteri La Costituzione attraverso le donne e gli uomini che l’hanno fatta: un testimone che passa da Pertini a Rita Levi-Montalcini, da Dossetti a Franca Viola, da Primo Levi fino a noi. Proteggere la Costituzione significa continuare quella staffetta di libertà, dignità e responsabilità che loro hanno iniziato.
Una Repubblica fondata sul lavoro non esiste finché le persone lavorano senza potersi costruire una vita. Finché questo non cambia, la democrazia rimane solo un’ombra che cammina accanto a noi.
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