Nicola Gratteri e Donald Trump, simboli di due visioni opposte del potere: l’intelligenza investigativa contro la forza spettacolare.
Gratteri controbatte Trump: la via della seduzione del potere e l’intelligenza che smaschera la forza spettacolare

La via della seduzione non è fatta di trucchi o maschere, ma di presenza.
Sedurre significa “attrarre verso di sé”, e niente è più attraente di un essere umano che c’è davvero. È qui che si gioca la differenza tra chi usa la forza per apparire e chi usa l’intelligenza per comprendere. Gratteri rappresenta la seduzione della lucidità, quella che conquista con la verità dei fatti. Trump, invece, incarna la seduzione spettacolare del dominio: urla, minaccia, ma non ascolta. Due visioni opposte dello stesso palcoscenico del potere — una basata sulla conoscenza, l’altra sulla paura.

Mentre Trump prepara bombardieri e flotte al largo del Venezuela, Gratteri ricorda al mondo che la vera guerra è economica, non militare.

La nuova guerra di Trump

Negli ultimi giorni, tutti i telegiornali parlano di Donald Trump e del suo piano per bombardare le navi sospettate di trasportare droga tra il Venezuela e gli Stati Uniti. Una decisione che ha immediatamente spaccato l’opinione pubblica e messo in allarme Caracas, che ha chiesto aiuto militare a Russia e Cina.

Secondo le dichiarazioni ufficiali, si tratterebbe di una missione contro il narcotraffico. Ma molti osservatori, da Bloomberg al Guardian, vedono in questa operazione anche una mossa geopolitica per destabilizzare il governo venezuelano e riaffermare la presenza americana nel Mar dei Caraibi.

È uno scenario esplosivo: bombardieri B-52 in volo, flotte navali al largo del Sud America, un arsenale fuori controllo. Eppure, dietro questa dimostrazione di potenza, manca la domanda più importante: a cosa serve davvero tutto questo?

Gratteri: “La droga viaggia per aria, per terra e per denaro”

Nicola Gratteri, procuratore e simbolo della lotta alla ’Ndrangheta e ai traffici internazionali, ha già risposto anni fa a questa logica muscolare. In un video diventato virale, commentando una proposta simile di Trump, disse con semplicità disarmante:

«Trump vuole bombardare le navi dei narcotrafficanti?
Ma non serve a nulla.
La droga non viaggia solo per mare, viaggia per aria, viaggia per terra.
Bisogna colpire i soldi, non le navi.»

Con queste parole, Gratteri non difende certo i cartelli: spiega come funziona davvero il potere criminale.

Cos’è davvero un “cartello”

La parola cartello non nasce nel mondo della droga, ma in quello dell’economia.
Deriva dal tedesco Kartell — “accordo scritto” — e indicava in origine un patto tra imprese per controllare un mercato, mantenere i prezzi alti ed eliminare la concorrenza.

Negli anni ’70 e ’80, quando i grandi gruppi criminali colombiani (come quelli di Medellín e Cali) iniziarono a gestire la cocaina come un’impresa globale, i giornalisti adottarono lo stesso termine.
Perché anche i narcos funzionavano come multinazionali: divisioni interne, rotte logistiche, accordi di cooperazione, riciclaggio finanziario.

Il “cartello” quindi non è solo un gruppo di delinquenti, ma una struttura economica occulta, un sistema che usa la violenza come strumento di controllo, non come scopo.
È, a tutti gli effetti, una forma di potere organizzato che imita i meccanismi delle aziende legali.

Oggi il termine si usa anche per i “cartelli delle banche”, del petrolio o dell’energia: accordi segreti per condizionare il mercato e orientare la percezione pubblica.

Per questo Gratteri non parla mai di “nemici da eliminare”, ma di sistemi da comprendere.
Come ricorda nel libro Oro Bianco, “seguire il denaro significa entrare nel cervello del sistema, non nei suoi muscoli”.

In fondo, “cartello” è solo un altro nome per dire ordine di dominio: un potere che controlla, non che crea.

La sua esperienza — raccolta in libri come Oro Bianco, Cartelli di Sangue e Il Grifone — mostra che ogni grammo di cocaina, ogni carico intercettato, è solo la superficie di un sistema economico e politico infinitamente più profondo.
Distruggere una nave, dice Gratteri, è come tagliare un ramo malato e lasciare intatte le radici che lo nutrono.

Seguire i soldi, non i missili

Gratteri e Nicaso lo ripetono da vent’anni: la lotta al narcotraffico non è una guerra di frontiera, ma una guerra finanziaria.
Le navi possono cambiare rotta, ma i soldi no.
Seguendo il denaro — attraverso conti offshore, società di copertura e paradisi fiscali — si arriva sempre al cuore invisibile del sistema: banche, multinazionali e intermediari che ripuliscono miliardi di dollari ogni anno.

Ecco perché le bombe non servono:

  • Un missile colpisce una nave, ma non cancella una fattura.

  • Distrugge un carico, ma non tocca la rete economica che lo ha finanziato.

  • Crea caos e vendette, ma non interrompe i flussi bancari che rendono la droga un affare globale.

Quando la forza è solo spettacolo

Trump usa il linguaggio che la televisione ama: quello delle immagini forti.
Navi da guerra, minacce, vendetta. È il teatro del potere.
Ma come spiega Gratteri, la criminalità moderna non vive nei porti, vive nei bilanci societari, nei server criptati, nelle operazioni finanziarie istantanee.
La forza visibile è un modo per distrarre il pubblico dalla forza invisibile del denaro.

È qui che emerge la differenza tra atto di dominio e atto di potere, due concetti che Claudio Simeoninella sua filosofia pagana — distingue con precisione:

  • L’atto di dominio è cieco, impone la volontà con la violenza.

  • L’atto di potere è intelligente, costruisce trasformazione attraverso la conoscenza.

Bombardare le navi è un atto di dominio.
Seguire i flussi di denaro è un atto di potere.

La vera battaglia è invisibile

In La Malapianta, Gratteri racconta che quando la polizia distrugge un carico di cocaina, i cartelli non si fermano: si riorganizzano.
Ogni “vittoria” militare genera un nuovo mercato, un nuovo intermediario, un nuovo canale.
La violenza, dice, non distrugge il sistema, lo rinfresca.
Solo la sottrazione di ossigeno economico può davvero indebolirlo.

E questo vale anche per le relazioni tra Stati.
Dietro ogni bomba lanciata in nome della sicurezza si nasconde una transazione economica: appalti militari, forniture, nuove alleanze commerciali.
La guerra non è solo geopolitica — è un’industria.
E i cartelli, come gli Stati, sopravvivono finché esiste chi finanzia il loro potere.

L’intelligenza del silenzio

La posizione di Gratteri non è pacifismo: è strategia.
Sa che le mafie e i cartelli prosperano sull’ignoranza e sull’impazienza dei governi che vogliono “mostrare risultati” invece di costruire soluzioni.
L’intelligenza che propone è quella che lavora in silenzio: analizza, osserva, connette.
Non cerca lo scontro visibile, ma la trasformazione invisibile che logora il potere dall’interno.

È la stessa differenza che passa tra colpire una nave e colpire un sistema bancario:
la prima fa rumore, la seconda cambia davvero le cose.

Rifletti: l’intelligenza come atto di resistenza

Oggi, mentre le televisioni mostrano il dispiegamento di portaerei e bombardieri, Gratteri ci offre una lezione che va oltre la cronaca.
La vera guerra non è tra Trump e i cartelli.
È tra la forza cieca e l’intelligenza consapevole.
Tra chi vuole dominare e chi vuole comprendere.

Bombardare navi non serve.
Seguire i soldi richiede tempo, fatica, coraggio — ma è l’unica strada che cambia davvero le regole del gioco.

In un mondo che confonde la seduzione con l’apparenza,
l’intelligenza di Gratteri ci ricorda che la vera via della seduzione
è la presenza che smaschera la paura del potere.

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