Il Legame sull’Abisso: quando scegliere non basta. La Trappola dei Rapporti-Mercato
“Chi sceglie soltanto consuma, chi costruisce lascia un segno.”
Viviamo in un tempo dove tutto sembra diventato un “test” da superare.
Le donne vengono invitate a osservare se un uomo resta o scappa quando non lo rincorri.
Gli uomini vengono spinti a capire se una donna vale il loro investimento o se è solo apparenza.
Ognuno giudica, seleziona, filtra. Tutti pronti a scartare. Pochi pronti a costruire.
La retorica del “non è obbligato, ma può”
Oggi si sente spesso dire:
“L’uomo non è obbligato a offrirti la cena, ma può, e io scelgo chi lo fa.
L’uomo non è obbligato a supportarti, ma può, e io scelgo chi lo fa.
L’uomo non è obbligato a viziare, ma può, e io scelgo chi lo fa.”
La formula è sempre la stessa: non pretendo, ma seleziono.
È il linguaggio della scelta, non della costruzione.
Una mentalità che assomiglia al calciatore professionista che non crea una squadra, ma sceglie solo il procuratore che gli offre più sponsor, più riflettori, più contratti.
Certo, dietro c’è un principio giusto: non perdere tempo a cambiare gli altri.
Se vuoi un certo tipo di partner, sceglilo già pronto così.
Niente illusioni, niente missioni di salvataggio.
Ma la vera domanda rimane: e tu cosa dai in cambio?
Perché se tutto si riduce al “io scelgo chi mi dà”, allora non siamo più in una relazione, ma in un centro commerciale.
Il lato oscuro del verbo “scegliere”
Scegliere senza costruire significa consumare.
Non è amore, non è amicizia, non è rapporto: è consumo.
È la stessa logica di chi va in discoteca e vede solo “ragazze immagine”, convinto che dietro ogni sorriso ci sia una tariffa nascosta.
Scegliere chi ti dà senza chiederti cosa costruisci è lo stesso errore degli uomini che pagano per illusioni: pensano di scegliere, ma sono loro a essere scelti.
Gli uni e le altre restano intrappolati nello stesso meccanismo: clienti e fornitori di emozioni a tempo determinato.
Discoteche, illusioni e mercato
Quante volte si sente dire: “A Milano, a Roma, a Ibiza… le discoteche sono piene di ragazze immagine. E vuoi che su quaranta non ce ne siano dieci che fanno le mignotte? Forse venti, forse tutte.”
È la stessa identica narrazione:
– per alcuni uomini ogni donna in discoteca è “a pagamento”;
– per alcune donne ogni uomo in discoteca è “il bancomat” da scegliere.
Ma ridurre i rapporti a questo meccanismo vuol dire cancellare l’essenziale: la reciprocità.
Perché se io vedo l’altro solo come chi deve pagare, o solo come chi deve farmi salire di livello, allora non sto vivendo. Sto comprando.
Il vero test non è scegliere, è restare e costruire
Il vero test non è chi paga la cena o chi porta i fiori.
Il vero test è vedere chi resta quando non sei tu a facilitare le cose.
Chi comunica senza essere sollecitato.
Chi costruisce senza pretendere applausi.
Ma questo vale in entrambe le direzioni:
-
Un uomo non vale nulla se fugge o punisce col silenzio.
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Una donna non vale nulla se pretende di essere servita e riverita solo perché “lei sceglie”.
Il valore non sta nel potere di selezionare, ma nella capacità di costruire qualcosa di reciproco.
La trappola dei rapporti-mercato
Chi sceglie soltanto diventa cliente.
Chi viene scelto solo per quello che offre diventa fornitore.
E i rapporti così si trasformano in contratti a breve termine, dove ognuno cerca di massimizzare il guadagno e minimizzare la perdita.
La trappola è che, alla fine, tutti credono di essere furbi.
L’uomo pensa: “Ho pagato, quindi ho scelto io.”
La donna pensa: “Ho scelto chi mi dà, quindi comando io.”
Ma entrambi si ritrovano soli, consumati e consumatori, con la stessa ricevuta in mano.
Costruire invece che consumare
La vera differenza la fa chi non si limita a scegliere, ma costruisce.
Chi si chiede non solo “cosa ricevo?” ma anche “cosa do?”.
Chi non guarda all’altro come a un procuratore, a un cliente, a un pacchetto di servizi, ma come a un compagno di squadra.
Perché una relazione non è un’agenzia di ingaggi.
Non si vince scegliendo il procuratore con più sponsor.
Si vince correndo insieme sul campo, facendo fatica, cadendo e rialzandosi.
Rifletti: scegliere è facile, costruire è raro
Il mondo è pieno di chi dice: “Io scelgo chi lo fa per me.”
Ma scegliere non basta.
Scegliere senza costruire è consumare.
E chi consuma viene consumato.
Il vero test delle relazioni non è quanto ricevi, ma quanto siete capaci di restare e costruire senza ricatti, senza silenzi punitivi, senza contratti a tempo.
Perché scegliere è facile.
Costruire è raro.
E solo chi costruisce lascia davvero un segno.
“Sull’orlo dell’abisso, scegliere è un attimo, costruire è una vita. E solo chi costruisce lascia un ponte dietro di sé.”
"If we treat people as if they were what they ought to be, we help them become what they are capable of becoming."
— Johann Wolfgang Goethe