Prendere Posizione Invece di Reagire
"Non reagire non è passività.
È il primo atto di responsabilità di chi decide
da che posizione parlare."
Non mi interessa insegnare a pensare.
Non mi interessa convincere nessuno.
E non mi interessa spiegare le cose a chi reagisce prima ancora di ascoltare.
Quello che faccio è un’altra cosa.
Lavoro sul pensiero, non nel pensiero.
E ci lavoro da una posizione precisa:
fuori dalla reazione automatica, fuori dal bisogno di avere ragione,
fuori dalla necessità di piacere o di essere riconosciuto.
Non perché io sia “oltre” qualcuno.
Ma perché ho visto cosa succede quando il pensiero governa tutto.
Per molto tempo ho osservato una dinamica ricorrente.
Le persone non discutono le idee.
Reagiscono alle idee.
Si difendono.
Attaccano.
Etichettano.
Ridicolizzano.
E poi chiamano tutto questo “pensare”.
Io no!
Per me il pensiero, se non è accompagnato da presenza,
diventa solo rumore organizzato.
È per questo che non parto mai dalla domanda
“cosa ne pensi?”
Parto sempre da un’altra:
da che posizione stai parlando?
"Il problema non è il disaccordo.
È parlare da una posizione che non si regge,
scambiando la reazione per pensiero."
Controbattere nasce esattamente da qui.
Non come spazio di opinioni,
non come arena di confronto,
non come dibattito.
Ma come pratica.
Una pratica che richiede:
-
stare abbastanza fermi da non reagire
-
essere abbastanza presenti da sostenere una posizione
-
accettare il rischio di esporsi senza rifugiarsi nel giudizio
Io non reagisco perché reagire è facile.
Prendere posizione no.
Questa posizione non nasce da un’idea astratta.
Nasce dall’osservazione diretta.
Ogni volta che una persona riesce a non reagire subito,
succede qualcosa di concreto:
-
il corpo si stabilizza
-
il linguaggio si pulisce
-
il pensiero smette di girare a vuoto
È lì che il pensiero torna a essere uno strumento.
Non una gabbia.
Non un’arma.
Non una difesa.
Per questo Controbattere non è aperto a tutto.
È aperto solo a chi è disposto a entrare nel campo.
Non serve essere d’accordo.
Serve esserci.
Rafforzare un’idea.
Confutarla.
Portare qualcosa che prima non c’era.
Questo è il minimo sindacale.
Io non mi presento come qualcuno che ha capito.
Mi presento come qualcuno che lavora.
Sul linguaggio.
Sulle strutture.
Sulle reazioni che scambiamo per pensiero.
Ed è per questo che non offro risposte rapide.
Offro un campo in cui le risposte devono reggere.
Se stai cercando qualcuno che ti dica cosa pensare,
qui non lo troverai.
Se stai cercando un posto dove il pensiero
non venga subito, ma usato,
allora sì.
Qui è dove lavoro.
Ed è da qui
che Controbattere prende posizione.
"Non reagisco perché non mi interessa vincere.
Prendo posizione perché mi interessa che il pensiero regga."
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