USARE IL PENSIERO INVECE DI SUBIRLO
"Oltre il pensare non è smettere di pensare.
È uscire dalla reazione automatica e usare il pensiero come uno strumento,
non come una gabbia."
Mi piacciono un sacco le persone curiose.
Quelle che non partono chiedendosi chi sono io,
ma si fermano su cosa significa davvero quello che sto dicendo.
Quando uso l’espressione “Oltre il pensare”,
qualcuno immagina subito cose strane:
non pensare, svuotare la mente, stati mistici, carnevalate varie.
Chi è curioso, invece, fa un’altra cosa.
Non reagisce.
Indaga.
Si chiede:
“Cosa intende davvero?”
“Da che posizione sta parlando?”
“Che uso fa del pensiero?”
Ed è lì che, ogni volta, succede qualcosa di interessante.
Perché oltre il pensare non è smettere di pensare.
È non essere governati dal pensiero automatico,
quello che reagisce, etichetta, si difende.
È usare il pensiero come uno strumento.
Non subirlo.
Per spiegarmi, di solito uso un’immagine semplice.
Immagina una chitarra.
Se sei dentro il pensiero,
sei la chitarra stessa:
ogni corda che vibra è una tensione,
ogni nota suonata senza ascolto diventa rumore.
Se sei oltre il pensare,
usi la chitarra.
Ascolti prima di suonare.
Scegli quando, come e se far vibrare una corda.
Dire “oltre il pensare”
non è smettere di suonare.
È smettere di fare rumore senza accorgersene.
E le persone curiose questo lo sentono subito.
Non perché sono d’accordo con me,
ma perché entrano nel campo.
Ed è qui che vale la pena chiarire una cosa, senza equivoci.
Controbattere non significa reagire.
Non significa commentare.
Non significa dire se sei d’accordo o no.
Controbattere significa entrare nel campo di un’idea
e lavorarci sopra.
Vuol dire rafforzarla, se regge.
Confutarla, se non regge.
Ma sempre portando una posizione che prima non c’era.
Per controbattere non basta pensare.
Serve presenza.
Serve stare abbastanza oltre il pensare
da non farsi guidare dal riflesso automatico
di difendersi, attaccare, etichettare, semplificare.
Chi controbatte davvero:
-
ascolta prima di parlare
osserva prima di giudicare
usa il pensiero come uno strumento
Proprio come una chitarra.
Per questo la domanda non è:
“Cosa ne pensi?”
La domanda è:
“Come rafforzeresti o confuteresti questa idea?”
Perché lì non puoi nasconderti.
Devi prendere posizione.
Ed è solo da lì
che il pensiero smette di essere rumore
e diventa atto.
Ed è solo da lì
che si può davvero controbattere.
"Il pensiero, da solo, produce rumore.
Solo quando diventa posizione smette di reagire
e inizia a incidere.
È lì che nasce il vero controbattere."
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