PERCHÉ A VOLTE PIÙ DAI E MENO RICEVI?
«Il contrario dell'amore non è l'odio, ma l'apatia. E il contrario della volontà è il distacco, non la rinuncia.» — Rollo May, L'amore e la volontà
Molti di noi hanno vissuto almeno una relazione nella quale l'impegno sembrava procedere in una sola direzione. Può accadere in amore, in amicizia, sul lavoro o perfino all'interno della famiglia. Quando ci accorgiamo che l'altra persona non investe quanto noi, la reazione più naturale è aumentare gli sforzi. Diventiamo più presenti, più disponibili e più attenti, convinti che un maggiore impegno verrà prima o poi riconosciuto. Eppure, proprio in quel momento, si manifesta un paradosso che caratterizza molte relazioni umane: più si cerca di ottenere attenzione attraverso la disponibilità, più si rischia di rendere quella stessa disponibilità invisibile.
Nella vita quotidiana tendiamo ad attribuire valore a ciò che percepiamo come limitato, mentre ciò che appare sempre disponibile viene rapidamente dato per scontato. Questo principio non riguarda soltanto il denaro, gli oggetti o le opportunità, ma anche il tempo e l'attenzione delle persone. Quando qualcuno è costantemente presente, pronto a rispondere a ogni richiesta e disposto a mettere da parte i propri bisogni per quelli degli altri, la sua presenza smette gradualmente di essere percepita come una scelta e diventa una certezza. Non si tratta necessariamente di cattiveria o opportunismo. È semplicemente il modo in cui molte persone si abituano a ciò che ricevono senza sforzo.
Le relazioni più solide non si fondano sulla quantità di ciò che una persona offre, ma sulla qualità dello scambio tra entrambe le parti. Quando viene meno la reciprocità, il rischio è che uno dei due inizi a investire sempre di più per compensare ciò che manca. In quel momento la relazione smette lentamente di essere un incontro e diventa un tentativo di mantenere in vita qualcosa che non sta crescendo nella stessa misura da entrambe le parti. Più aumenta lo squilibrio, più diventa difficile distinguere tra il desiderio autentico di condividere e il bisogno di ricevere conferme.
Molte persone credono di soffrire perché non ricevono abbastanza attenzione dagli altri. In realtà, spesso soffrono perché hanno iniziato ad affidare il proprio valore personale allo sguardo di qualcun altro. Quando l'approvazione esterna diventa il metro con cui valutiamo noi stessi, ogni silenzio, ogni rifiuto e ogni mancanza di interesse assumono un peso enorme. Il problema non è soltanto il comportamento dell'altra persona, ma il fatto che la nostra autostima sia stata progressivamente delegata a qualcuno che non può e non deve sostenerla al posto nostro.
Esiste una differenza profonda tra una persona che sceglie liberamente di condividere il proprio tempo e una persona che vive in funzione delle risposte degli altri. La prima possiede una propria direzione, fatta di interessi, progetti, passioni e obiettivi che continuano a esistere indipendentemente da chi entra o esce dalla sua vita. La seconda rischia invece di concentrare gran parte delle proprie energie nel tentativo di mantenere vivo un rapporto che non trova la stessa corrispondenza. Quando una persona recupera la propria indipendenza emotiva, accade qualcosa di importante: smette di rincorrere ciò che manca e torna a costruire ciò che desidera.
Una delle realtà più difficili da accettare è che non tutte le relazioni sono destinate a crescere. Alcune rimangono ferme, altre cambiano forma e altre ancora finiscono. Cercare di evitare questa possibilità a tutti i costi spesso prolunga soltanto situazioni ambigue che consumano energia e autostima. Accettare il rischio della perdita non significa rinunciare alle persone importanti, ma riconoscere che nessun rapporto può essere costruito dalla volontà di una sola parte. A volte il gesto più maturo non è insistere, ma fare un passo indietro per capire se esiste davvero uno spazio condiviso in cui entrambe le persone desiderano incontrarsi.
Forse la domanda non è come ottenere più attenzione, più interesse o più riconoscimento dagli altri. Forse la domanda è quanto del nostro valore stiamo affidando a qualcuno che non può definirlo al posto nostro. Perché la vera svolta non arriva quando troviamo il modo di farci scegliere, ma quando smettiamo di dimenticare noi stessi mentre aspettiamo che sia qualcun altro a farlo.
«Nessuno può darti ciò di cui hai bisogno se prima non sei tu a riconoscere il tuo valore e a tracciare i tuoi confini.» — Robin Norwood, Donne che amano troppo
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