Un Paese È Quello che Guarda
"La televisione non mostra ciò che fa crescere un Paese.
Mostra ciò che riesce a trattenerlo fermo."
Televisione, prodotti stupidi e responsabilità collettiva
«Un Paese è quello che sono i suoi cittadini.
E anche i suoi politici.»
— Piero Angela, A cosa serve la politica
Accendere la televisione oggi è un gesto automatico.
Non richiede attenzione, non richiede scelta, non richiede presenza.
E proprio per questo è uno dei gesti più rivelatori di ciò che siamo diventati.
Perché la TV non mostra “quello che c’è”.
Mostra quello che funziona.
Ma è fondamentale dirlo con chiarezza:
funziona per chi la produce, non per chi la guarda.
Ciò che arriva sullo schermo non è ciò che arricchisce il cittadino,
ma ciò che regge economicamente un sistema costruito sull’attenzione passiva.
La televisione è uno specchio brutale, ma onesto.
Non di ciò che ci fa bene,
bensì di ciò che accettiamo senza reagire.
Quindi funziona per:
-
chi vende pubblicità
-
chi compra attenzione
-
chi riempie palinsesti a basso costo
-
chi trasforma il tempo delle persone in rendita
Non per il cittadino!
Come ricorda più volte Piero Angela in A cosa serve la politica,
la qualità della politica non nasce nei palazzi,
ma nel livello di presenza, attenzione e responsabilità dei cittadini.
Dietro lo schermo non c’è il caso, c’è una filiera
Quello che vediamo in TV non nasce per errore.
Ogni programma, ogni personaggio, ogni format è il risultato di una filiera precisa:
-
produttori che cercano attenzione
-
investitori che cercano ritorno
-
sponsor che cercano pubblico
-
reti che cercano numeri
-
pubblico che premia restando
Il contenuto non deve essere vero.
Non deve essere intelligente.
Non deve nemmeno essere coerente.
Deve solo trattenere.
Ed è qui che iniziano i problemi.
Perché più il contenuto è semplice, gridato, ripetitivo o stupido,
più abbassa la soglia di attenzione richiesta.
E più pubblico può restare agganciato senza fatica.
La TV non educa.
La TV si adatta a ciò che rende, non a ciò che serve.
È su questo tipo di meccanismi che lavora Controbattere.
Non per stabilire cosa è giusto pensare,
ma per mostrare come certi sistemi funzionano
quando l’attenzione viene trasformata in merce
e la responsabilità in abitudine passiva.
"Controbattere analizza processi culturali e mediatici,
non propone verità alternative
e non costruisce identità da difendere."
È lo stesso principio che Piero Angela chiarisce in A cosa serve la politica:
i sistemi non degenerano per errore,
ma per abitudine collettiva non osservata.
Prodotti stupidi per un pubblico deresponsabilizzato
Reality costruiti sul nulla.
Talk show che fingono dibattiti ma producono solo tifoserie.
Opinionisti intercambiabili che parlano di tutto senza rischiare nulla.
Pubblicità che vendono desideri finti a persone stanche.
Tutto questo non è un complotto.
È un mercato.
Un mercato che prospera quando:
-
il cittadino è stanco
-
l’attenzione è bassa
-
la complessità è rifiutata
-
la responsabilità è delegata
E qui la frase di Piero Angela smette di essere elegante e diventa scomoda:
Un Paese è quello che sono i suoi cittadini.
E anche i suoi politici.
Perché chi produce quei contenuti è cittadino.
Chi li finanzia è cittadino.
Chi li guarda è cittadino.
E chi li governa… viene dallo stesso bacino.
Politici e palinsesti: la stessa grammatica
C’è un errore che facciamo spesso:
pensiamo che la mediocrità sia solo “in alto”.
Ma la TV e la politica parlano la stessa lingua:
-
slogan al posto di pensiero
-
emozione rapida al posto di comprensione
-
nemici finti al posto di problemi reali
-
spettacolo al posto di responsabilità
Quando un Paese accetta tutto questo come “normale”,
non sta solo guardando cattiva TV.
Sta allenando se stesso a non pensare.
E poi si stupisce della qualità della classe dirigente.
Nessuno costringe nessuno a guardare
Questo è il punto che Angela ribadisce più volte, anche se non sempre in modo esplicito:
La democrazia non si degrada da sola.
Viene lasciata degradare.
Nessuno ci obbliga a restare davanti a certi programmi.
Nessuno ci vieta di spegnere.
Nessuno ci impedisce di pretendere altro.
Eppure restiamo.
Per abitudine.
Per stanchezza.
Perché “tanto è tutto uguale”.
Perché è più facile lamentarsi che cambiare postura.
Ma ogni minuto di attenzione è un voto silenzioso.
In A cosa serve la politica, Angela insiste su un punto spesso ignorato:
la democrazia non è un diritto che si consuma,
ma una pratica che si perde quando smettiamo di esercitarla.
La TV come sintomo, non come causa
La televisione non è la causa del declino.
È il sintomo visibile di un sistema che ha smesso di investire:
-
nella cultura
-
nell’educazione
-
nella complessità
-
nella crescita reale delle persone
Quando un Paese investe poco nelle persone,
finisce per investire molto nello spettacolo.
Ed è qui che la frase di Angela diventa una chiave di lettura totale:
Non esiste una TV “migliore” senza cittadini migliori.
Non esiste una politica migliore senza una cittadinanza più presente.
Una domanda che resta aperta
La questione non è moralistica.
Non è “giusto” o “sbagliato”.
È strutturale.
È esattamente la distinzione che attraversa A cosa serve la politica:
non colpe individuali,
ma meccanismi collettivi che funzionano anche quando nessuno li vuole davvero.
Per questo, invece di accusare la TV, potremmo fermarci un attimo e chiederci:
Che tipo di Paese sto alimentando
con ciò che guardo, accetto, condivido e ignoro?
Perché, che ci piaccia o no,
il Paese che vediamo sullo schermo è quello che stiamo praticando ogni giorno.
E come ricordava Piero Angela, senza sconti:
Un Paese è quello che sono i suoi cittadini.
E anche i suoi politici.
Ogni minuto di attenzione lasciato a ciò che non richiede pensiero è un voto silenzioso contro la qualità del Paese che diciamo di volere.
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