IL SAPERE TOLLERATO
"Non è la libertà di parola a essere in discussione.
È il valore del sapere quando smette di essere decorativo.
In questo sistema puoi parlare finché non produci autonomia,
finché non contratti il tuo lavoro,
finché il tuo sapere non pesa abbastanza da spostare equilibri.
Quando pesa davvero, non viene confutato:
viene reso gratuito, delegittimato o silenziato."
Quando parlare è concesso, ma solo se non vale nulla
Non è una questione di nomi.
Non è Fabrizio Corona.
Non è Alessandro Orsini.
Non è Ivano Chiesa.
È il meccanismo che li attraversa.
Perché ogni volta che il discorso pubblico si incolla ai personaggi,
qualcosa di molto più profondo passa inosservato:
la gestione del sapere quando smette di essere decorativo.
Già Noam Chomsky & Edward S. Herman, in La fabbrica del consenso, mostrava come il problema non sia impedire di parlare, ma decidere chi può produrre effetti reali attraverso ciò che dice.
Il dispositivo invisibile
C’è una regola non scritta che governa il sistema mediatico:
Puoi parlare.
Ma non devi valere.
Puoi:
-
esprimerti
-
apparire
-
occupare spazio
Finché:
-
non contratti
-
non chiedi riconoscimento
-
non trasformi il sapere in autonomia
Nel momento in cui lo fai, non vieni confutato.
Vieni ricollocato.
O espulso.
Alessandro Orsini
Il sapere come lavoro (ed è lì che scatta la punizione)
Orsini porta in televisione il frutto di anni di ricerca accademica.
Lo fa da professionista.
Con un contratto.
Con un riconoscimento economico.
E lì avviene lo strappo.
Il messaggio implicito è chiarissimo:
Se vuoi parlare, fallo gratis.
Se chiedi di essere pagato, diventi un problema.
Non viene discusso nel merito.
Non viene confutato scientificamente.
Viene delegittimato come figura.
Perché ha violato un tabù antico:
il sapere non deve produrre indipendenza.
Come mostra Pierre Bourdieu ne La parola e potere simbolico, il problema non è ciò che viene detto, ma chi è autorizzato a dirlo come sapere legittimo. Quando il sapere diventa lavoro autonomo, rompe l’equilibrio di questa autorizzazione.
Fabrizio Corona
Quando l’informazione diventa ingestibile
Corona non viene colpito per ciò che dice,
ma per la posizione che occupa.
È troppo visibile per essere ignorato.
Troppo autonomo per essere controllato.
Troppo instabile per essere integrato.
Il sistema reagisce sempre allo stesso modo:
-
prima spettacolarizza
-
poi demonizza
-
infine silenzia
Non per difendere la verità,
ma per riprendere il controllo del racconto.
Ivano Chiesa
La parola resa sacra
Chiesa difende un principio apparentemente limpido:
“Devi lasciarmi parlare. Poi, se vuoi, mi quereli.”
Ma qui avviene lo slittamento.
La parola viene assolutizzata.
Non più strumento, ma totem.
Non più mezzo, ma fine.
È monoteismo laico:
-
non Dio
-
non la Chiesa
-
ma la Parola in sé, svincolata dalle conseguenze
Il metodo sparisce.
Resta il dogma.
Il filo che li unisce (senza confonderli)
Orsini, Corona e Chiesa non sono la stessa cosa.
Ma sono attraversati dallo stesso dispositivo:
-
quando il sapere chiede riconoscimento → viene punito
-
quando l’informazione sfugge → viene criminalizzata
-
quando la parola diventa incontrollabile → viene sacralizzata o spenta
In nessun caso:
-
si entra davvero nel merito
-
si analizza il metodo
-
si discute la struttura
Perché discutere la struttura
significherebbe perdere il potere di amministrarla.
Il tempio moderno
Oggi il tempio non è religioso.
È mediatico.
-
il palinsesto è l’altare
-
il conduttore è il sacerdote
-
l’esperto è tollerato solo se docile
Se il sapere:
-
disturba
-
produce attrito
-
genera autonomia
diventa sacrificio.
Devi offrirlo.
Non venderlo.
Non contrattarlo.
La paura come collante
Quando Orsini parla di paura,
non parla di censura spettacolare.
Parla di una cosa più sottile:
la paura di uscire dal recinto
Un messaggio silenzioso rivolto a tutti:
-
giornalisti
-
ricercatori
-
esperti
-
studiosi
“Guarda cosa succede a chi esce dal ruolo.”
Finché parliamo di nomi, il sistema vince
Berlusconi.
Il Papa.
Corona.
Orsini.
Finché il dibattito resta lì,
il meccanismo resta invisibile.
Perché il problema non è chi parla.
È chi decide il valore di ciò che viene detto.
Michel Foucault, ne L’ordine del discorso, mostra come ogni società non si limiti a tollerare o reprimere le parole, ma costruisca dispositivi che stabiliscono chi può parlare, quando, e a quale prezzo.
Non è la censura a garantire il controllo.
È l’amministrazione del valore del discorso.
Rifletti
Il sapere non è sacro.
Non è gratuito.
Non è decorativo.
È lavoro.
È responsabilità.
È potere reale.
E ogni sistema che chiede al sapere di essere gratuito per essere tollerato
non sta difendendo la libertà.
Sta solo proteggendo il tempio.
"Ogni sistema che chiede al sapere di essere gratuito per essere tollerato
non sta difendendo la libertà.
Sta solo proteggendo il proprio tempio.
E finché il dibattito resta sui nomi — leader, personaggi, volti —
il meccanismo resta invisibile.
È lì che il potere vince,
non perché censura,
ma perché non deve più spiegarsi."
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