Il Ruggito Mediatico
Perché il dibattito urlato copre i problemi strutturali dell’Italia
«Quando una società concentra tutta l’attenzione su chi governa,
ma quasi nessuna su come funziona il sistema che governa,
il dibattito si riempie di ruggiti
e i problemi restano intatti.»
Quando "il ruggito" prende il posto del pensiero
C’è un momento preciso in cui una società smette di discutere e inizia a fare rumore.
Non è quando le opinioni sono diverse.
È quando la voce sostituisce l’analisi.
In Italia questo momento dura da anni.
Il dibattito pubblico è diventato un ruggito continuo: talk show, social, editoriali, breaking news, indignazione a ciclo rapido. Tutto parla, tutto commenta, tutto giudica. Ma pochissimo spiega.
Il problema non è che si parli troppo di politica.
Il problema è che si parla quasi solo di chi guida, mai del mezzo su cui stiamo pedalando.
È una distinzione centrale anche nel libro A cosa serve la politica? di Piero Angela, dove viene chiarito che la politica non crea sviluppo per decreto, ma può solo agire su un sistema già capace di produrre movimento, valore e direzione.
Cos’è davvero il ruggito mediatico (e cosa non è)
Il ruggito mediatico non è un’opinione.
Non è nemmeno propaganda nel senso classico.
È qualcosa di più sottile:
un rumore di fondo permanente che occupa lo spazio dove dovrebbe esserci analisi.
Il ruggito mediatico:
-
semplifica ciò che è complesso
-
personalizza ciò che è strutturale
-
trasforma i problemi in colpe
-
sostituisce i meccanismi con i personaggi
Non spiega perché qualcosa non funziona.
Indica chi urlare contro.
In A cosa serve la politica?, Piero Angela mostra proprio come questo spazio venga spesso riempito dal dibattito invece che dall’analisi dei meccanismi reali che permettono a una società di funzionare o di bloccarsi.
Dal conflitto alla distrazione: come funziona il ruggito
Ogni ruggito ha una funzione precisa:
tenere l’attenzione lontana dalle domande scomode.
Domande come:
-
che tipo di sistema educativo stiamo costruendo?
-
quale qualità di competenze produce il paese?
-
come funziona (o non funziona) la macchina che genera valore?
-
quali incentivi premiano il merito e quali lo soffocano?
Queste domande non fanno audience.
Non producono schieramenti immediati.
Non permettono risse televisive.
Il ruggito sì.
Politici, piloti e biciclette senza catena
Qui entra una distinzione fondamentale, spesso ignorata:
La politica non è il motore dello sviluppo,
è al massimo il pilota.
Ma un pilota, senza mezzo, non va da nessuna parte.
«L’Italia non è ferma per colpa dei politici.
È ferma perché pretende miracoli da una bicicletta senza catena.»
Quando tutto il dibattito si concentra su chi pedala,
nessuno guarda più se la bicicletta funziona davvero.
E il ruggito serve proprio a questo:
evitare di guardare il mezzo.
È la stessa prospettiva sviluppata in A cosa serve la politica?, dove il problema non è chi occupa il posto di comando, ma la qualità del sistema economico, culturale e produttivo su cui quel comando dovrebbe agire.
Il ruggito come alibi collettivo
Il ruggito mediatico è rassicurante.
Perché sposta la responsabilità fuori da noi.
Se il problema è “quel politico”, “quell’altro partito”, “quel governo”,
allora la struttura può restare intatta.
Non serve chiedersi:
-
che tipo di cultura produciamo
-
che tipo di competenze premiamo
-
che tipo di mediocrità normalizziamo
Basta cambiare bersaglio.
Il ruggito diventa così un alibi collettivo:
tutti indignati, nessuno orientato.
È uno dei nodi più scomodi messi in evidenza anche in A cosa serve la politica?: senza una cultura capace di interrogare i sistemi, il dibattito pubblico diventa un alibi collettivo che assolve tutti e non cambia nulla.
Perché il ruggito è pericoloso (più dell’ignoranza)
L’ignoranza è silenziosa.
Il ruggito no.
Il ruggito crea l’illusione di partecipazione, di consapevolezza, di impegno.
Ma in realtà impedisce di vedere.
Più il dibattito alza la voce,
meno spazio resta per capire come funzionano davvero i sistemi complessi.
È un paradosso moderno:
più informazione, meno comprensione.
Il ruggito non risolve: mantiene
Il ruggito mediatico non è progettato per risolvere.
È progettato per mantenere:
-
mantenere il conflitto
-
mantenere l’attenzione
-
mantenere il ciclo indignazione → sfogo → oblio
Un sistema che ruggisce continuamente
non cambia struttura.
Cambia solo volume.
Chi urla contro i colpevoli
senza mostrare i meccanismi
non cambia il sistema:
ne allena la folla.
Uscire dal ruggito: abbassare il volume, alzare la visione
Uscire dal ruggito non significa smettere di parlare.
Significa cambiare livello.
Vuol dire smettere di chiedere:
“Chi ha colpa?”
E iniziare a chiedere:
“Che tipo di sistema rende inevitabile questo risultato?”
Finché questa domanda resta coperta dal rumore,
la bicicletta resterà senza catena.
E continueremo a pedalare a vuoto.
Il silenzio che serve
Forse oggi non serve un’altra opinione.
Non serve un altro ruggito.
Serve abbassare il volume
per sentire finalmente il rumore vero:
quello dei meccanismi che non funzionano.
Il resto è spettacolo.
«Il ruggito mediatico non nasce per chiarire,
ma per occupare spazio.
Finché il rumore sostituirà l’analisi,
continueremo a discutere di chi pedala
senza mai chiederci
perché la bicicletta non avanza.»
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