Quando il Sistema Insegna a Funzionare

Quando il Sistema Insegna a Funzionare

“Un sistema diventa invincibile quando non ti dice più cosa pensare,
ma ti insegna solo come funzionare.”

Non è una crisi di idee. È una crisi di posizione.

Non manca il sapere.
Manca il luogo da cui il sapere può esistere senza doversi giustificare.

Quando ogni conoscenza è costretta a diventare offerta,
quando ogni competenza deve dimostrare di “valere qualcosa”,
quando ogni esperienza viene tradotta in percorso, modello, roadmap,
allora il problema non è più cosa sai.

È dove sei stato messo.

In questi sistemi non serve più credere.
Serve funzionare.

Non viene chiesta obbedienza.
Viene chiesta compatibilità.

Il linguaggio cambia, la struttura no:
non devi inginocchiarti,
devi adattarti.

E quando l’adattamento diventa virtuoso,
la domanda sul perché smette di essere necessaria.

Il Paradosso Silenzioso

Più una conoscenza viene dichiarata “libera”,
più deve dimostrare di essere utile.

Più viene presentata come espressione personale,
più deve adattarsi a criteri esterni per esistere.

Non è un’imposizione esplicita.
È una selezione silenziosa.

Non ti viene detto cosa pensare.
Ti viene insegnato come rendere pensabile ciò che già fai.

In questo passaggio accade qualcosa di decisivo:
la domanda “perché?” viene sostituita da “come?”.

James C. Scott, in Seeing Like a State, descrive questo slittamento come il risultato della semplificazione sistemica: ciò che non è leggibile, misurabile o ottimizzabile smette di esistere.

Come posizionarti.
Come parlare.
Come semplificare.
Come renderti riconoscibile.

E quando il come prende il posto del perché,
la struttura è già salva.

L’Ottimizzazione Come Nuova Obbedienza

Non serve più una morale.
Non serve più un’autorità.

Il sistema funziona perché:

  • ti lascia scegliere

  • ma solo tra opzioni compatibili

  • con ciò che è già stato deciso a monte

Non ti obbliga a obbedire.
Ti invita a ottimizzare.

E l’ottimizzazione è la forma più elegante di rinuncia:
rinuncia a interrogare il contesto
in cambio della possibilità di funzionare al suo interno.

Non sei escluso.
Sei integrato.

Questo passaggio è stato descritto con precisione da Byung-Chul Han ne Abbiamo perso il contatto con il reale, dove l’obbedienza non è più imposta, ma interiorizzata come auto-miglioramento continuo.

Quando il Disagio Diventa Materia Prima

Quando ogni frizione viene tradotta in opportunità,
quando ogni disagio diventa potenziale offerta,
quando ogni esperienza deve “servire a qualcosa”,

non siamo davanti a una deriva culturale.
Siamo davanti a un equilibrio stabile.

Un sistema che non reprime più il dissenso,
perché lo assorbe.

Non lo combatte.
Lo rende produttivo.

Ciò che un tempo avrebbe aperto una domanda,
oggi viene trasformato in processo.

E il processo, una volta avviato,
non ha più bisogno di essere discusso.

Due Modi di Stare in un Contesto

Non tutti sono dentro un sistema nello stesso modo.
E questa differenza non è ideologica.
È posizionale.

C’è chi vive il contesto come un luogo da commentare
e chi lo attraversa come una struttura da leggere.

Nel primo caso si osserva, si giudica, si critica.
Nel secondo si riconoscono ruoli, limiti, possibilità.

Chi resta nella prima posizione parla molto,
ma non incide.

Il Cliente del Contesto

C’è un modo di stare in un contesto
che non è partecipazione,
ma consumo.

È la posizione del cliente.

Come al ristorante.

Il cliente entra, si siede, consuma, giudica.

Osserva ciò che non funziona.
Critica l’organizzazione.
Discute le decisioni.
Si lamenta del servizio.

Ma resta seduto.

Non cucina.
Non gestisce.
Non decide.
Non rischia.

La sua critica non mette in discussione il contesto.
Lo conferma.

Perché resta fermo nel punto in cui il sistema lo ha previsto:
quello del consumatore di realtà.

Chi invece cambia posizione
non confonde ciò che vede con ciò che è.

Non sacralizza il sistema.
Non lo odia.
Non gli delega la propria identità.

Lo legge.
Lo usa se serve.
E se non serve più, se ne va senza portarselo dentro.

Conta da dove stai dentro un contesto, non cosa dici del contesto.

Il Punto in Cui la Domanda Scompare

Il sistema non teme chi sbaglia.
Non teme chi fallisce.
Non teme chi protesta.

Teme una sola cosa:
chi non chiede come fare,
ma continua a chiedere perché.

Per questo la domanda sul senso viene lentamente spostata,
diluita, resa superflua.

Non viene negata.
Viene resa inefficiente.

La Stabilità Perfetta

Un sistema è davvero solido
quando riesce a trasformare anche ciò che lo mette in discussione
in un modo per continuare a funzionare.

Quando non ha più bisogno di difendersi,
perché ha imparato a insegnare.

Quando non impone più regole,
ma distribuisce strumenti.

Quando non chiede fedeltà,
ma performance.

David Graeber, in The Utopia of Rules, mostra come la burocrazia moderna non comandi più dall’alto, ma renda inevitabile un certo modo di funzionare distribuendo procedure.

Ciò che Resta Fuori

Fuori da questo meccanismo non restano gli ingenui.
Restano quelli che non accettano di ridurre la propria posizione
a una funzione.

Non perché abbiano una soluzione.
Non perché sappiano cosa fare.

Ma perché rifiutano di chiamare libertà
una scelta fatta dentro un perimetro già chiuso
.

Michael J. Sandel, ne La tirannia del merito, mostra come questa integrazione trasformi la libertà formale in un perimetro chiuso, dove ogni posizione appare giusta perché apparentemente scelta.

Rifletti

Qui non c’è un invito.
Non c’è una via alternativa.
Non c’è una promessa.

C’è solo una constatazione:

Quando un sistema non ha più bisogno di essere messo in discussione,
inizia a insegnarti come stare al mondo senza farti domande.

E se questo ti riguarda,
non è perché qualcuno ti ha chiamato in causa.

È perché hai riconosciuto la struttura.

“Il problema non è adattarsi.
Il problema è chiamare libertà
una vita che ha smesso di porsi domande.”

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