Il Pericolo Come Stato Permanente
Quando il Pericolo Diventa un Sistema

Come i sistemi occupano la paura per neutralizzare il desiderio

“Ci sono narrazioni che non descrivono ciò che accade.
Descrivono come devi sentirti mentre accade.”

Ci sono frasi che non informano.
Organizzano.

Non descrivono ciò che accade.
Definiscono come devi stare mentre accade.

Una di queste frasi è sempre la stessa, cambia solo il contesto:

“Il mondo è in pericolo.”

Non è importante chi la pronuncia.
Non è importante se il pericolo esiste o meno.

È importante cosa produce.

Il pericolo come stato, non come evento

Un pericolo reale è:

  • localizzato

  • circoscritto

  • temporaneo

Un pericolo reale inizia e finisce.

Il pericolo di cui parliamo qui è un’altra cosa.
È un pericolo trasformato in stato permanente.

Giorgio Agamben mostra in Homo Sacer che quando l’eccezione diventa continua, il pericolo non serve più a proteggere: serve a governare.

Non serve a preparare.
Serve a occupare.

Quando il pericolo non ha fine:

  • non chiede azione

  • chiede attenzione continua

  • chiede allineamento

  • chiede rinuncia

“Non è il momento di vivere.
È il momento di preoccuparsi.”

Il primo effetto: la sospensione del desiderio

Il desiderio non nasce sotto assedio.

Per desiderare servono:

  • tempo interno

  • margine

  • possibilità

  • spazio non saturato

Il pericolo permanente elimina tutto questo.

Quando una persona è costantemente esposta a:

  • emergenza

  • urgenza

  • allarme

  • catastrofe

non desidera.
reagisce.

Il paradosso invisibile

Più un sistema parla di salvezza,
meno tollera il desiderio.

Perché il desiderio:

  • non è allineabile

  • non è prevedibile

  • non è disciplinabile

  • non è immediatamente utile

Un sistema che vive di emergenza non può permettersi individui desideranti.

Può permettersi solo:

  • individui preoccupati

  • individui vigili

  • individui pronti

  • individui colpevolizzati se osano vivere

Il pericolo come dispositivo di normalizzazione

Quando il pericolo diventa permanente:

  • l’eccezione diventa norma

  • la rinuncia diventa virtù

  • la paura diventa responsabilità

Michel Foucault mostra in Sorvegliare e punire che i sistemi più efficaci non vietano: addestrano alla vigilanza continua.

Chi desidera viene percepito come:

  • superficiale

  • irresponsabile

  • fuori luogo

  • “che non ha capito la gravità”

Il desiderio viene spostato dal piano vitale
al piano morale.

E lì muore.

“Falso pericolo” non significa inesistente

Qui serve precisione.

Un pericolo diventa falso non quando è inventato,
ma quando viene usato come chiave totale di lettura.

È falso quando:

  • spiega tutto

  • giustifica tutto

  • chiude tutto

Un pericolo così non informa.
Satura.

Pericolo reale e pericolo virtuale

Non tutti i pericoli sono uguali.
E confonderli è uno degli strumenti più efficaci di gestione delle persone.

Il pericolo reale è immediato, localizzato, concreto.
Accade qui e ora.
Chiede un’azione precisa.
E quando l’azione è compiuta, finisce.

Un incendio si spegne.
Un ostacolo si evita.
Un attacco si affronta.

Dopo, la vita riprende spazio.

Il pericolo virtuale funziona in modo opposto.
Non accade.
Non finisce.
Non chiede azione, ma attenzione continua.

È fatto di:
– “potrebbe succedere”
– “sta per arrivare”
– “non è il momento”
– “bisogna stare allerta”

Il pericolo virtuale non prepara.
Occupa.

Ulrich Beck descrive in La società del rischio un mondo in cui il pericolo non accade più: viene mantenuto aperto per organizzare il comportamento.

Il primo rende presenti.
Il secondo rende dipendenti.

Un segnale è chiaro:
quando un pericolo non indica cosa fare, dove agire, quando termina,
ma pretende solo vigilanza costante,
non è più un pericolo operativo.

È una gestione.

E una vita impegnata a gestire pericoli virtuali
è una vita in cui il desiderio non trova mai spazio per emergere.

Il vero effetto: la disattivazione della scelta

Quando tutto è pericolo:

  • non scegli

  • obbedisci

  • non immagini

  • ti adegui

La scelta richiede un futuro aperto.
Il pericolo permanente chiude il futuro.

Non dicendo “non puoi”.
Dicendo “non è il momento”.

E quel momento non arriva mai.

Perché il sistema ha bisogno del pericolo

Un sistema che non riesce più a generare senso:

  • genera urgenza

  • genera allarme

  • genera nemici

  • genera minacce

Il pericolo è una scorciatoia.

Non costruisce consenso.
Costruisce dipendenza emotiva.

Chi è occupato a sopravvivere:

  • non mette in discussione

  • non desidera alternative

  • non chiede perché

Il conflitto vero (che non viene mai nominato)

Il conflitto non è tra:

  • sicurezza e irresponsabilità

Il conflitto è tra:

  • paura come organizzazione della vita

  • desiderio come forza generativa

Questo conflitto non viene mai esplicitato.
Perché se lo fosse, perderebbe potere.

Controbattere: spostare il punto di osservazione

Controbattere non nega i pericoli.
Non minimizza i problemi.
Non invita all’incoscienza.

Fa una cosa diversa:

  • sposta l’attenzione dalla minaccia alla struttura che la rende permanente.

Non chiede:

  • “È vero o falso?”

Chiede:

  • “Cosa diventa impossibile finché crediamo a questa narrazione?”

Il segnale che indica l’ipnosi

C’è un segnale chiaro che una narrazione non sta più informando.

È quando:

  • spiega tutto

  • non lascia spazio

  • non ammette domande

  • produce solo adesione o rifiuto

In quel momento non sei davanti a una descrizione del mondo.
Sei dentro una gestione emotiva.

Guy Debord mostra in La società dello spettacolo che quando una narrazione occupa tutto lo spazio, non informa più: sostituisce il mondo.

La frattura necessaria

Il desiderio non torna perché qualcuno lo autorizza.
Torna quando il pericolo perde il suo carattere totale.

Non serve combatterlo.
Serve relativizzarlo.

Il pericolo può esistere.
Ma non può essere tutto.

Il punto di non ritorno

Una persona che recupera il desiderio:

  • non è più governabile dalla paura

  • non cerca più salvezze

  • non delega il senso

  • non accetta narrazioni chiuse

Non perché sa di più.
Ma perché sente di più.

E questo, per qualunque sistema fondato sull’urgenza,
è intollerabile.

Questo non è un avvertimento.

Rifletti

Il pericolo reale ti fa agire.
Il pericolo virtuale ti fa obbedire.

Non è vero che il mondo è sempre in pericolo.
È vero che un mondo senza desiderio è già perduto.

Ogni volta che una narrazione:

  • chiude il futuro

  • occupa la paura

  • sospende il desiderio

non sta proteggendo la vita.

Sta gestendo l’obbedienza.

E Controbattere nasce esattamente qui:

  • nel punto in cui il pericolo smette di essere una scusa
  • e il desiderio torna a essere una forza vitale

non contro qualcuno,
ma prima che il sistema diventi inevitabile.

“Se un pericolo non mi chiede un’azione precisa,
ma solo attenzione continua,
non è un pericolo: è una gestione.”

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