La Struttura delle Relazioni Sbilanciate
“Le relazioni non si definiscono da ciò che si dice di essere,
ma da ciò che è costretto a circolare perché continuino a esistere.”
Quando la relazione smette di essere scambio e diventa prelievo
Ci sono relazioni che non fanno rumore.
Non creano conflitto.
Non producono attrito visibile.
Funzionano.
Ma funzionano a senso unico.
Non è un abuso dichiarato.
Non è una colpa.
È una configurazione.
Uno mette.
L’altro usa.
E questa configurazione è talmente diffusa da essere diventata invisibile.
Il malinteso originario: credere che la relazione sia intenzione
La cultura relazionale contemporanea è costruita su un equivoco semplice:
che le relazioni siano definite da ciò che le persone dicono di essere.
“Amicizia.”
“Stima.”
“Affetto.”
“Buon rapporto.”
Ma le relazioni non sono etichette.
Sono flussi.
Non esistono perché qualcuno le nomina.
Esistono perché qualcosa circola.
Quando nulla circola, la relazione non è neutra.
È inerte.
E ciò che è inerte, in un sistema vivo, viene usato come supporto passivo.
Il nodo invisibile: chi porta accesso e chi porta solo presenza
Ogni rete umana ha una struttura implicita.
Non dichiarata.
Non negoziata.
C’è chi:
-
conosce persone
-
apre contesti
-
crea connessioni
-
genera accesso
E c’è chi:
-
si appoggia
-
riceve
-
chiede
-
beneficia
Il punto non è la differenza.
Le reti funzionano per differenze.
Il punto è un altro.
- Chi non porta mai accesso, porta solo presenza.
- E la sola presenza, nel tempo, diventa peso.
Non perché sia “sbagliata”.
Ma perché non compensa.
In Bowling Alone: The Collapse and Revival of American Community, Robert D. Putnam analizza come il declino delle reti sociali e delle connessioni vivaci indebolisca la capacità delle persone di costruire relazioni che producono accesso e fiducia reale.
Quando il non-dare non è scelta, ma condizione
Qui nasce l’errore di lettura più comune.
Si pensa che chi non restituisce stia scegliendo di non farlo.
Come se ci fosse una decisione morale dietro.
Ma nella maggior parte dei casi non c’è nessuna scelta.
C’è una realtà più semplice e più scomoda:
Chi non ti presenta mai nessuno
non sta scegliendo di non farlo.
Sta mostrando che non ha nulla da mettere sul tavolo.
Non è cattiveria.
È vuoto strutturale.
Come mostra Marcel Mauss nel suo studio sul Saggio sul Dono, una relazione che non restituisce non resta neutra: produce dipendenza e gerarchia.
Chi non ha rete non scambia.
Chi non vive connessioni non le offre.
Chi non genera accesso non può restituirlo.
E il sistema lo sa.
Il paradosso della generosità: più dai, meno vieni visto
Qui emerge uno dei paradossi più forti.
Chi:
-
conosce
-
apre
-
presenta
-
facilita
viene percepito come risorsa stabile.
E una risorsa stabile non viene nutrita.
Viene usata fino a quando funziona.
Più dai, più diventi scontato.
Più faciliti, più vieni dato per acquisito.
Non perché gli altri siano ingrati.
Ma perché il sistema si adatta.
La generosità non regolata non produce reciprocità.
Produce asimmetria.
La trasformazione silenziosa: da persona a funzione
A un certo punto accade qualcosa di impercettibile.
Non vieni più visto come:
-
individuo
-
relazione
-
presenza viva
Vieni visto come:
-
nodo
-
contatto
-
accesso
Non ti chiamano per stare.
Ti chiamano per ottenere.
E questa trasformazione non viene mai dichiarata.
Avviene per normalizzazione.
Il sistema ha imparato che tu sei lì.
Che dai.
Che non chiedi.
E quindi ti posiziona.
Perché il corpo lo capisce prima della mente
La mente razionalizza.
Il corpo registra.
Quando una relazione è scambio:
-
il corpo resta aperto
-
la postura è stabile
-
la voce non si abbassa
Quando una relazione è prelievo:
-
le spalle portano peso
-
il respiro si accorcia
-
l’energia cala
Non è suggestione.
È economia biologica.
Il corpo sa quando sta sostenendo qualcosa che non lo sostiene.
La menzogna culturale dell’“amicizia disinteressata”
C’è una narrazione dominante che protegge queste strutture.
Dice che:
-
la vera amicizia non chiede
-
il dare non va bilanciato
-
chi fa conti è “meschino”
Ma questa narrazione serve a una cosa sola:
proteggere le asimmetrie.
Ogni sistema che condanna il bilancio
vive sul lavoro invisibile di qualcuno.
E quel qualcuno, quasi sempre, è chi:
-
connette
-
apre
-
introduce
-
facilita
Quando il non-scambio diventa inevitabile
A un certo punto non serve più nemmeno chiedersi “perché”.
La struttura è chiara.
Uno genera.
Gli altri attingono.
Non c’è cattivo.
Non c’è vittima.
C’è una forma che si è stabilizzata.
E le forme stabilizzate non si correggono con il dialogo.
Si trasformano quando smettono di essere alimentate.
Non per scelta morale.
Per inevitabilità sistemica.
La legge non detta delle relazioni vive
Le relazioni che durano non sono quelle “sentite”.
Sono quelle abitabili.
Abitabile è ciò che:
-
respira
-
scambia
-
circola
Quando la circolazione si ferma, la relazione non esplode.
Si spegne lentamente.
Ed è proprio questo il punto più pericoloso:
le relazioni sbilanciate non fanno male subito.
Consumano piano.
Normalizzano il peso.
Rendono invisibile lo squilibrio.
In Il disagio della civiltà, Freud osserva che il malessere più profondo non nasce dallo scontro, ma dal peso che diventa abitudine.
Riflessioni
Non tutte le relazioni sono scambio.
Ma nessuna relazione viva è solo prelievo.
E quando qualcuno non porta mai nulla al tavolo,
non sta facendo una scelta contro di te.
Sta semplicemente mostrando
la forma del mondo che abita.
E quella forma, prima o poi,
diventa incompatibile con chi genera.
“Quando uno porta il mondo e gli altri portano solo se stessi,
non è più una relazione: è un sistema che ha trovato chi lo regge.”
---
✦ Nota: Alcuni link presenti nell’articolo sono link di affiliazione Amazon. Se effettui un acquisto tramite questi link, riceveremo una piccola commissione (senza costi aggiuntivi per te). Grazie per sostenere Controbattere – Oltre il Pensare e la diffusione della conoscenza libera.
---
Tutti i contenuti di questo sito sono opere originali.
È vietata la riproduzione, anche parziale, senza consenso scritto dell’autore.
