I Rituali che Tengono Tutto Fermo

I Rituali che Tengono Tutto Fermo

“Un gesto ripetuto abbastanza a lungo
smette di essere un’espressione personale
e diventa una funzione del sistema.”

Sono Meccanismi di Stabilizzazione

Non è un attacco.
Non è una provocazione.
Non è una presa di posizione morale.

È un’osservazione strutturale.

Esistono rituali che vengono percepiti come innocui solo perché sono ripetuti da tutti.
Gli auguri di fine anno sono uno di questi.

Non perché siano falsi.
Non perché siano ipocriti.
Ma perché operano come sistemi automatici, indipendentemente dalle intenzioni di chi li pronuncia.

Uno scienziato dei sistemi non si chiede cosa intendi.
Si chiede cosa produce.

Le intenzioni non fanno funzionare i sistemi

Un sistema non reagisce alle intenzioni.
Reagisce alle ripetizioni.

Come mostra Donella H. Meadows in Thinking in Systems, i sistemi non rispondono alle intenzioni dichiarate, ma ai pattern che vengono ripetuti abbastanza a lungo da diventare struttura.

Se una frase viene detta milioni di volte, in milioni di contesti, per decenni,
quella frase smette di essere un’espressione personale
e diventa un elemento strutturale.

Peter L. Berger e Thomas Luckmann spiegano in The Social Construction of Reality come gesti e formule ripetute, anche quando nascono come atti simbolici, finiscano per costruire una realtà oggettiva che si auto-mantiene.

Come una leva.
Come una valvola.
Come un segnale.

Il problema degli rituali non è il contenuto emotivo.
È la loro funzione.

Ogni sistema culturale ha bisogno di gesti che:

  • chiudano il conflitto

  • sospendano il pensiero

  • garantiscano continuità

Gli auguri servono a questo.

Il calendario come dispositivo di anestesia

Il primo gennaio non segna un cambiamento reale.
Segna una interruzione simbolica.

Il lavoro si ferma.
Le responsabilità rallentano.
La realtà viene messa tra parentesi.

Augurare “buon anno” in questo punto temporale è un’operazione perfettamente coerente con il sistema:
si augura il bene nel momento in cui è già garantito.

È come dichiarare stabile una struttura mentre è sospesa dal carico.

Il sistema funziona così:

  • si concentra l’attenzione su pochi giorni

  • si caricano di significato emotivo

  • si lascia che il resto dell’anno assorba tutto il peso

Il risultato è semplice:
l’anno vero inizia quando gli auguri hanno già smesso di operare.

La neutralità apparente dei gesti rituali

Un rituale non è neutro perché è rassicurante.
È neutro solo in apparenza.

In realtà:

  • conferma l’ordine esistente

  • rafforza ciò che già funziona

  • rende invisibile ciò che non funziona

Non serve che chi lo compie ne sia consapevole.
I sistemi non richiedono consapevolezza per operare.

Funzionano proprio perché non la richiedono.

Quando il bene diventa un meccanismo di conservazione

C’è un altro punto strutturale che emerge sempre a fine anno: l’aiuto.

La rappresentazione della sofferenza aumenta.
Le immagini si moltiplicano.
Le richieste si fanno più pressanti.

Non perché la sofferenza nasca a dicembre.
Ma perché dicembre è il momento in cui il sistema ha bisogno di mostrarla.

Un sistema di assistenza che funziona come struttura stabile non elimina il problema che gestisce.
Lo amministra.

Se lo risolvesse, cesserebbe di esistere.

Questo non è un giudizio morale.
È una legge di funzionamento.

Nel quadro sistemico descritto da Fritjof Capra e Pier Luigi Luisi in The Systems View of Life, un sistema che gestisce un problema senza trasformarlo non lo elimina: lo rende funzionale alla propria continuità.

Delegare l’aiuto per non toccare la realtà

Il gesto mediato ha una funzione precisa:
permette di aiutare senza entrare in contatto.

Il circuito è pulito:

  • il denaro passa di mano

  • l’emozione viene scaricata

  • la distanza resta intatta

Il sistema è salvo.
La coscienza è tranquilla.
La struttura non cambia.

Uno scienziato dei sistemi osserva questo e non si chiede se sia “giusto” o “sbagliato”.
Si chiede quanto sia efficace nel mantenere le cose come sono.

Perché certi auguri non funzionano più

Esistono auguri che aumentano la vitalità.
E altri che la comprimono.

Non per il loro contenuto simbolico.
Ma per il tipo di comportamento che rendono possibile.

Auguri che:

  • autorizzano l’eccesso

  • legittimano il piacere

  • aumentano la circolazione della vita

sono incompatibili con sistemi fondati sulla moderazione forzata, sulla colpa o sulla rinuncia.

Per questo risultano incomprensibili.
Non perché siano strani.
Ma perché non sono più compatibili con la struttura dominante.

Il punto cieco del linguaggio gentile

Il linguaggio gentile non è innocuo.
È semplicemente non interrogato.

Quando una frase:

  • non genera attrito

  • non produce conseguenze

  • non modifica il comportamento

allora non è comunicazione.
È manutenzione.

Catherine Bell mostra in Ritual che il rituale non serve a esprimere significati, ma a organizzare comportamenti, ridurre attrito e rendere invisibili le alternative.

E i sistemi sopravvivono grazie alla manutenzione silenziosa, non agli atti eclatanti.

Uno sguardo sistemico sul primo gennaio

Dal punto di vista dei sistemi, il primo gennaio è un momento perfetto:

  • tutto è fermo

  • tutto sembra possibile

  • nulla è ancora richiesto

È il punto ideale per confermare una narrazione, non per modificarla.

Il cambiamento reale inizia sempre dopo,
quando il calendario non protegge più nessuno
e le strutture tornano a chiedere conto.

Non è cinismo. È lettura della realtà.

Questo tipo di analisi non toglie umanità ai gesti.
Toglie l’illusione che bastino.

Non dice: “non fare”.
Dice: guarda cosa fai davvero quando fai.

Uno scienziato dei sistemi non combatte le tradizioni.
Le osserva finché mostrano la loro funzione reale.

E quando la funzione diventa visibile,
la narrazione smette di reggere da sola.

Quando un gesto smette di chiedere fede

Ogni rituale efficace ha una sola funzione:
rendere stabile ciò che potrebbe muoversi.
Un sistema è stabile finché i suoi gesti non vengono guardati.
Nel momento in cui diventano leggibili,
iniziano a perdere potere.

Non perché vengano rifiutati.
Ma perché non sono più automatici.

Ed è sempre lì che qualcosa cambia.

Non quando qualcuno dice “buon anno”.
Ma quando quel gesto smette di bastare a spiegare l’anno che verrà.

“I sistemi non chiedono consenso.
Chiedono ripetizione.
E continuano a funzionare finché
ciò che fai ti sembra ancora innocuo.”

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