Il Mago, la Costituzione e l’Ombra di Fumo
Una fiaba per chi non ha paura di guardare dentro le illusioni
C’era una volta un regno che credeva di essere libero.
La gente viveva in case di mattoni rossi, i bambini correvano nei prati e tutti dicevano: «Qui siamo al sicuro, abbiamo la Mappa d’Oro.»
Non era una mappa per trovare tesori, ma per ricordare come restare umani.
La chiamavano Costituzione, perché costituiva l’anima stessa del loro vivere insieme.
Sulla pergamena c’era scritto:
“Nessuno comanda da solo. Le regole si scrivono insieme.”
La Mappa d'Oro era il cuore del Regno di Mezzo. Ogni volta che qualcuno la dimenticava, la vita perdeva colore. Era la loro Costituzione, la legge del buon senso e della dignità, scritta non per obbedire ma per ricordare chi erano.
Il Mago del Palazzo d’Osservazione
Sulla collina, in un palazzo di pietra lucida, viveva un Mago solitario.
Non usava spade né eserciti. Il suo potere erano le parole.
Una notte guardò dalla sua finestra e sussurrò:
“Questa gente non mi ascolta più. Crede nella Mappa, non in me.”
Così scese in piazza con il mantello agitato dal vento e gridò:
“La vostra Mappa è un inganno!
I vostri diritti non vengono da voi, ma dal Re del Cielo.
Solo io conosco la sua voce.”
Alcuni, impauriti, si inginocchiarono.
Altri tacquero, confusi.
Ma un bambino con un sasso dipinto tra le mani pensò:
“Se decide solo lui, allora non siamo più liberi.
Siamo solo spettatori della sua magia.”
La paura come incantesimo
Il Mago capì che le parole non bastavano. Serviva una paura più grande.
Prese un calderone di fumo e vi soffiò dentro.
Dalle nuvole uscì una storia:
“C’è un’Oscurità Senza Nome che entra nel cuore e ti divora.
Solo i miei Guaritori possono salvarvi.
Non credete ai Medici delle Emozioni: i loro libri sono inganni del male.”
La paura è un seme che cresce in fretta.
Una donna, temendo per suo padre triste e smarrito, lo portò da un Guaritore del Mago.
L’uomo urlò parole antiche, accese incensi e fece tremare la stanza.
Ma la tristezza non se ne andò.
La paura dell’Oscurità aveva spento la luce della ragione.
Allora una bambina, tenendo la mano alla madre, chiese piano:
“Quando ho la febbre mi porti dal dottore.
Perché per la tristezza del nonno non facciamo lo stesso?”
La maschera della Speranza
Col tempo, l’incanto del Mago cominciò a incrinarsi.
Le sue parole non accendevano più il terrore.
La gente tornava a leggere la Mappa d’Oro.
Così cambiò strategia.
Si tolse il mantello scuro, ne indossò uno bianco e cominciò a scrivere libri meravigliosi.
Erano pieni di parole dolci: Amore, Speranza, Futuro, Luce.
Le copertine brillavano, i titoli rassicuravano.
La gente li leggeva commossa.
Ma mentre una mano donava sogni, l’altra impartiva ordini segreti ai suoi servitori.
E loro andavano per taverne e mercati a sussurrare:
“Attenti a chi è diverso.
Quelli che vengono da oltre il fiume vogliono rubarvi il posto.
Difendetevi. Fidatevi solo di noi.”
Era un trucco perfetto.
La luce delle sue parole distraeva tutti dalle ombre che proiettava dietro di sé.
La gente guardava in alto, verso il cielo della Speranza,
e non vedeva più il fumo che avvolgeva la terra.
Il risveglio del Regno
Poi, una notte, le campane suonarono da sole.
Gli abitanti uscirono nelle strade con le lanterne accese.
Non cercavano più un salvatore: cercavano la loro Mappa.
Alla fine, gli abitanti del Regno di Mezzo si riunirono intorno alla loro Costituzione, la spolverarono dalla polvere e dissero:
“Noi non abbiamo paura delle favole.
Abbiamo la nostra Costituzione!
Non abbiamo paura dell’Oscurità.
Abbiamo i nostri Medici.
E non abbiamo paura del diverso,
perché il nostro Regno è fatto di tanti colori.”
Le loro voci si intrecciarono come onde,
e per la prima volta da molto tempo il Mago non ebbe più nulla da dire.
Il suo potere si sciolse come fumo al sole.
Il segreto che restò
Da quel giorno, il Regno di Mezzo imparò una cosa semplice e profonda:
La magia più potente non è far credere a una bugia, ma distogliere lo sguardo dalla verità.
E ogni volta che qualcuno prometteva la salvezza in cambio dell’obbedienza,
nelle strade si sentiva una voce sussurrare:
“Attento al fumo, se vuoi vedere la luce.”
Il Mago rimase solo sul suo colle, a guardare un popolo che aveva imparato a pensare.
E il vento, passando tra le finestre del suo palazzo, sembrava dirgli:
“Chi non ascolta la verità del mondo, finisce per vivere nella propria illusione.”
Fine.
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