Platone, il mito del “grande filosofo” e il pericolo di non pensare con la propria testa
Non c’è eredità più pericolosa di un’idea non messa in discussione.
Nel momento in cui smetti di chiedere “perché?”, inizi a vivere con le verità degli altri.
Immaginate di entrare in un’aula di filosofia.
Il professore, con aria solenne, vi racconta di Platone, il “padre della filosofia occidentale”, il genio che ha plasmato il pensiero per secoli. Vi parla delle sue Idee, del mondo perfetto oltre il nostro, degli astri come dèi visibili, come scrive nel Timeo. Vi incanta con parole come “bellezza” e “armonia”.
Ma nessuno vi dice che molte di queste idee, viste con gli occhi di oggi, sembrano più fantasie poetiche che verità. Nessuno vi invita a chiedervi:
“Ma Platone aveva davvero ragione? O era solo un tizio che immaginava mondi perfetti senza mai verificarli?”
Ecco, questo è il problema: quando smettiamo di mettere in discussione le “grandi autorità”, rischiamo di trasformare la filosofia – che dovrebbe essere amore per la sapienza – in un culto acritico delle idee altrui.
Claudio Simeoni, uno dei più grandi studiosi contemporanei di filosofia occidentale e pagana, autore di interi volumi critici sui filosofi antichi, in una delle sue provocazioni attacca proprio questo mito. Platone, dice, non era un genio intoccabile, ma un pensatore che ha sfornato idee spesso “demenziali”, come gli astri fatti di fuoco o un cosmo perfetto che esiste solo nella sua testa.
E il vero guaio, secondo Simeoni, non è Platone stesso, ma il modo in cui lo abbiamo trasformato in un’icona. Insegnanti, libri di testo, persino la cultura pop: tutti ci raccontano che Platone è “grande”, ma pochi ci spingono a chiederci perché.
E questo, amici di Controbattere, è un problema serio.
Perché se accettiamo Platone senza fiatare, cosa ci impedisce di accettare altre idee assurde?
La Terra piatta, il complottismo sui vaccini, gli alieni che avrebbero creato l’umanità: tutto diventa possibile quando smettiamo di pensare con la nostra testa.
Platone nel suo tempo: genio o visionario un po’ fuori di testa?
Facciamo un passo indietro. Platone vive nel IV secolo a.C., in un mondo senza telescopi, senza metodo scientifico, senza Wikipedia.
Quando scrive il Timeo, cerca di spiegare l’universo con ciò che ha: la ragione, l’immaginazione e un po’ di mitologia.
Dice che gli astri sono dèi visibili, fatti di fuoco, e che il cosmo è un cerchio perfetto.
Per l’epoca, non è una follia: è un tentativo di dare un senso al caos del mondo.
Ma oggi, con tutto quello che sappiamo, continuare a trattare queste idee come “filosofia sublime” senza metterle in discussione è un errore.
Platone non era uno scienziato, e le sue teorie cosmologiche non reggono alla prova dei fatti.
Eppure, nei libri di scuola, viene ancora presentato come un’autorità quasi sacra.
Il punto non è demonizzare Platone.
Ha avuto intuizioni geniali:
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il suo invito a cercare la verità oltre le apparenze,
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il suo modo di ragionare attraverso il dialogo,
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la sua idea che la conoscenza richieda uno sforzo attivo.
Ma esaltarlo senza mai evidenziarne i limiti è pericoloso.
Perché crea una mentalità che venera le autorità invece di sfidarle.
E, come ci ricorda Simeoni, questa mentalità ha un prezzo:
quando accettiamo acriticamente un filosofo, rischiamo di accettare acriticamente anche un politico, un guru o un post virale su X che parla di complotti.
L’insegnamento della filosofia: un’arma a doppio taglio
Simeoni va oltre e punta il dito contro gli insegnanti di filosofia.
Li chiama “terroristi” ed “eversori dell’ordine democratico”. Sembra esagerato, no?
Ma dietro la provocazione c’è un’idea che fa riflettere:
se un professore vi insegna Platone come se fosse la Bibbia, senza mai dirvi “questa parte non regge” o “questo era il contesto dell’epoca”, vi sta privando di una cosa fondamentale: il pensiero critico.
La filosofia non dovrebbe essere una sfilata di “grandi nomi” da ammirare, ma un allenamento a smontare le idee, anche quelle dei più famosi.
Se non impariamo a farlo, rischiamo di cadere in trappola:
oggi è Platone, domani è un influencer che vi convince che la Luna è un ologramma.
Pensateci:
quante volte vi hanno insegnato a scuola a mettere in discussione un autore?
Quante volte vi hanno detto “Platone ha scritto questo, ma oggi sappiamo che non è vero”?
Poche, vero?
Questo è il cuore del problema.
La filosofia, che dovrebbe insegnarci a pensare “oltre”, spesso diventa un elenco di dogmi.
E quando accettiamo dogmi, apriamo la porta a ogni tipo di farneticazione:
dai complotti sui vaccini alle teorie che negano lo sbarco sulla Luna.
Simeoni esagera, ma ha ragione su una cosa:
un insegnamento acritico è un terreno fertile per l’irrazionalità.
Il rogo delle idee alternative
C’è un altro aspetto che Simeoni tocca e che merita attenzione:
le idee diverse da quelle di Platone sono spesso sparite, bruciate, dimenticate.
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Dei presocratici, come Eraclito o Democrito, ci restano solo frammenti.
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Dei sofisti, che Platone detestava, sappiamo poco e niente, spesso solo quello che lui stesso ne dice (e non è esattamente lusinghiero).
La storia del pensiero occidentale è stata un grande filtro: alcune idee sono sopravvissute, altre no.
E Platone, grazie alla sua influenza e a quella dei suoi seguaci, è diventato un colosso che ha oscurato molti altri.
Questo non significa che Platone sia il “cattivo” della storia.
La perdita di testi antichi è dovuta a guerre, incendi, censure religiose e al semplice passare del tempo.
Ma è vero che la sua supremazia culturale ha contribuito a plasmare una narrazione in cui il suo pensiero è diventato “la filosofia”, mettendo in ombra altre voci.
E questo ci riporta al punto iniziale:
quando una sola visione domina, il pensiero si impoverisce.
Per Controbattere – Oltre il pensare, la sfida è proprio questa:
riscoprire la diversità delle idee, anche quelle dimenticate, e imparare a non inchinarsi a nessuna autorità, nemmeno a quella di Platone.
Oltre Platone: pensare con coraggio
Allora, cosa possiamo fare?
Come possiamo “controbattere” e andare “oltre il pensare”?
La risposta è semplice, ma non facile:
dobbiamo imparare a dubitare.
Non dubitare per il gusto di farlo, ma per costruire un pensiero nostro, radicato nella realtà ma aperto all’immaginazione.
Platone ci ha lasciato un’eredità enorme, ma non dobbiamo venerarlo.
Dobbiamo leggerlo, capirlo, smontarlo e, se serve, superarlo.
La filosofia non è un museo di statue da ammirare, ma un laboratorio di idee da testare, anche a costo di romperle.
E questo vale per tutto:
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Non accettate un’idea solo perché viene da un “grande nome” o perché è scritta in un libro.
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Non fidatevi di un post su X solo perché ha mille like.
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Non credete a un politico solo perché parla con convinzione.
La vera sapienza, quella che Platone diceva di amare, nasce dal coraggio di fare domande, anche quando sono scomode.
È questo il vero spirito di Controbattere:
non accontentarsi, non inchinarsi, ma pensare, sempre, con la propria testa.