Senza scetticismo i sogni diventano trappole

SENZA SCETTICISMO I SOGNI DIVENTANO TRAPPOLE

"Lo scetticismo non è sfiducia nella vita, ma attenzione alle promesse che vogliono guidarla al posto tuo."

C’è un errore diffuso, quasi automatico:
credere che lo scetticismo sia paura, chiusura, mancanza di fiducia.

Come se dubitare significasse rinunciare.
Come se verificare significasse non credere più in nulla.
Come se lo slancio vitale fosse incompatibile con il pensiero.

In realtà è l’opposto.

Lo scetticismo non nasce per fermare l’azione.
Nasce per impedire che l’azione venga deviata.
Nasce per evitare che il desiderio — proprio mentre si mette in moto — venga catturato, indirizzato, sfruttato da qualcun altro.

Il sogno non muore perché dubiti.
Muore quando smetti di verificare.
Muore quando rinunci a capire come una cosa funziona davvero
e consegni il suo senso a chi promette scorciatoie, visioni, risultati rapidi.

Lo scetticismo non è una postura interiore

Lo scetticismo non è una postura spirituale.
Non è uno stato dell’anima.
Non è un’identità da esibire.

Non ha nulla a che vedere con l’essere “più avanti”, “più consapevoli” o “più profondi”.

È uno strumento operativo.

Serve quando si agisce nel mondo reale:
nel lavoro, nelle relazioni, nella creazione, nello studio, nelle scelte che producono conseguenze.

Serve a distinguere:

  • il fenomeno dall’interpretazione che qualcuno vuole imporre,

  • l’esperienza dalla narrazione costruita intorno a quell’esperienza,

  • il processo concreto dalla promessa di un arrivo definitivo.

Questo è il punto da cui lavora Controbattere.

Non per proporre verità alternative.
Non per offrire salvezze, visioni o risvegli.
Non per sostituire un dogma con un altro.

Controbattere lavora su un piano diverso.

Smonta narrazioni invece di costruirne di nuove.
Analizza processi invece di promettere stati finali.
Usa strumenti invece di offrire identità.
Pratica scetticismo operativo, non spiritualità identitaria.

Qui non interessa cosa credi.
Interessa come funziona ciò in cui credi
e quali conseguenze produce quando smetti di verificarlo.

Per questo lo scetticismo non è un modo di pensare
e non è qualcosa che definisce chi sei.
È una semplice regola pratica:
controllare prima di fidarti,
per non farti guidare da altri
proprio mentre credi di seguire il tuo desiderio.

Quando lo scetticismo viene rifiutato

Chi rifiuta lo scetticismo raramente difende la vita.
Più spesso difende un’immagine di sé.

Un’immagine rassicurante, stabile, non più esposta al rischio del cambiamento:

“Io ho capito come funziona il mondo.”
“Io so già come andrà a finire.”
“Fidati, l’ho già visto mille volte.”

Ma nel momento stesso in cui una trasformazione diventa posizione,
in cui un’esperienza diventa ruolo,
il movimento si ferma.

Non perché manchi l’intensità.
Ma perché manca la verifica.

A cosa serve davvero lo scetticismo

Lo scetticismo serve a questo:

  • a non farsi abbindolare,

  • a non scambiare il cammino per un traguardo,

  • a non confondere ciò che si sente con ciò che funziona,

  • a non trasformare un passaggio in una verità da difendere.

Non toglie sogni.
Non spegne desideri.
Non raffredda la vita.

Al contrario:
li rende praticabili, perché li riporta a terra, nel tempo, nella materia, nelle conseguenze.

Il vero pericolo

Perché senza scetticismo il sogno non fallisce.
Non crolla.
Non si spegne.

Viene usato.

Usato da chi vive di promesse.
Da chi trasforma il desiderio altrui in leva.
Da chi ha bisogno che tu smetta di verificare per poterti guidare.

E quando il sogno diventa strumento di dominio,
quando smette di appartenerti,
quando non puoi più metterlo in discussione,

non è più un sogno.

È una trappola.

"Il sogno muore solo quando rinunci a capire come funziona
e accetti che sia qualcun altro a dirti dove stai andando."

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