IN PRINCIPIO ERA IL VERBO
Le parole prima di diventare idee. Le idee prima di diventare realtà.
«Gli uomini sono turbati non dalle cose, ma dalle opinioni che hanno delle cose.»
— Epitteto — Manuale
Da qualche parte, molto prima che imparassimo a mettere in discussione quello che ci veniva raccontato, qualcuno ha cominciato a dirci come stavano le cose. Ce lo hanno detto i nostri genitori, gli insegnanti, la religione, la cultura nella quale siamo cresciuti, le persone che ammiravamo. Ci hanno spiegato cosa era giusto e cosa era sbagliato, cosa dovevamo desiderare, cosa dovevamo temere, chi era una brava persona e chi invece non lo era. E noi, quando eravamo bambini, non avevamo nessun motivo per controbattere. Ci fidavamo. Una frase ascoltata molte volte diventava una certezza, una certezza diventava un modo di guardare le cose e, con il passare degli anni, potevamo arrivare a dimenticare persino di averla imparata. Ci sembrava semplicemente che la realtà fosse fatta così. È curioso, allora, tornare a una delle frasi più famose mai pronunciate: «In principio era il Verbo.» Possiamo leggerla come una dichiarazione religiosa, possiamo accettarla oppure possiamo metterla in discussione. Ma possiamo anche fermarci un momento e chiederci che cosa succede davvero quando una parola entra nella nostra vita. Perché forse il problema non è soltanto ciò che una frase dice. È ciò che quella frase comincia a farci vedere.
Pensiamo a una parola che abbiamo sentito chissà quante volte: «sei fatto così». All'inizio può essere soltanto una frase detta da qualcuno. Poi magari cominciamo a comportarci come una persona “fatta così”. Se ci hanno detto che siamo timidi, possiamo iniziare a leggere ogni nostro silenzio come timidezza. Se ci hanno detto che siamo incapaci, ogni errore può diventare la conferma della nostra incapacità. Se ci hanno detto che una certa persona è cattiva, quando quella persona ci risponde male non vediamo semplicemente una risposta sgarbata: vediamo la conferma di quello che ci era stato raccontato. La parola è diventata una lente. E la cosa più curiosa è che, dopo un po', non abbiamo più bisogno di chi ce l'aveva messa davanti agli occhi. La utilizziamo da soli. È qui che una parola può diventare un'idea, e un'idea può cominciare a trasformarsi in realtà vissuta. Non perché abbia magicamente creato il mondo, ma perché ha modificato il modo in cui noi guardiamo quel mondo, interpretiamo quello che accade e decidiamo come comportarci. Quante cose della nostra vita abbiamo cominciato a vedere in un certo modo semplicemente perché qualcuno, molto tempo prima, ci ha insegnato come chiamarle?
«Il linguaggio è la casa dell'essere.»
— Martin Heidegger — Lettera sull’“umanismo”
E allora possiamo tornare alla Bibbia, alle religioni, alle filosofie e a tutte quelle grandi frasi che per secoli hanno cercato di spiegare l'uomo e il suo destino. «In principio era il Verbo» non deve necessariamente diventare per noi una verità da difendere né una frase da deridere. Possiamo fare qualcosa di molto più interessante: possiamo prenderla sul serio. Possiamo chiederci perché una parola dovrebbe trovarsi proprio “in principio”. Perché prima ancora dell'uomo, del mondo, del bene e del male dovrebbe esserci il Verbo? E soprattutto: quando qualcuno pronuncia una frase su di noi, sul mondo o sul nostro destino, che cosa succede dentro di noi se cominciamo a crederci? È una domanda che riguarda tutti, anche chi non ha mai aperto una Bibbia. Perché magari non abbiamo mai creduto in un testo religioso, ma abbiamo creduto a qualcuno che ci ha detto «non ce la farai», «devi essere così», «nella vita funziona in questo modo», «quella persona è fatta così», «ormai alla tua età è troppo tardi». Le parole cambiano, ma il meccanismo può essere sorprendentemente simile: qualcuno pronuncia una frase e noi, lentamente, cominciamo ad abitare dentro quella frase.
Forse è proprio qui che possiamo capire che cosa significa davvero il verbo Controbattere: prendere una parola che sembrava già contenere una verità e rimetterla in movimento, riaprirla, vedere cosa c'è dentro e soprattutto se regge. Non significa avere sempre la risposta pronta e nemmeno sostituire una convinzione con la convinzione opposta. Significa tornare davanti a quella frase che ormai ci sembra ovvia e guardarla nuovamente, come se fosse la prima volta che la incontriamo. «È davvero così?» Non per forza per dire di no. Non per forza per dire di sì. Ma per capire che cosa stiamo accettando quando diciamo sì. Perché alcune delle cose che consideriamo più nostre potrebbero essere nate molto prima di noi, dentro parole pronunciate da qualcun altro. E forse una delle forme più profonde di libertà non consiste nel trovare finalmente qualcuno che ci dica cosa è vero, ma nel riuscire, ogni tanto, a fermarci davanti a una frase e dire: «Aspetta. Questa me l'hanno raccontata. Adesso voglio vedere se regge.» È lì che comincia Controbattere.
«Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della tua propria ragione!»
— Immanuel Kant — Risposta alla domanda: Che cos'è l'Illuminismo?
CONTROBATTERE
Riflessioni oltre il pensiero comune
Beyond Conventional Thinking
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