Il film che la tua mente proietta
Il film dell'orrore diretto dalla nostra mente

"Non sono le cose a turbare gli uomini, ma i giudizi che essi formulano sulle cose."
Epitteto, Enchiridion (Manuale)

"I tuoi pensieri e le tue emozioni sono i tuoi fantasmi. Tu li crei, poi loro vanno fuori controllo e ti tormentano. Questo è un film dell'orrore diretto male." Così sintetizza Sadhguru uno dei fenomeni più comuni dell'esperienza umana: la capacità della mente di trasformare una semplice possibilità in una realtà apparentemente inevitabile.

La forza di questa immagine non sta nell'affermare che i pensieri siano falsi o inutili. Sta nel mostrare come possano assumere il ruolo di protagonisti della nostra vita fino a orientare emozioni, decisioni e comportamenti. È sufficiente osservare situazioni quotidiane. Una persona deve parlare davanti a un pubblico, entra in un locale pieno di sconosciuti o incontra qualcuno che trova particolarmente attraente. Prima ancora che accada qualcosa di concreto, la mente ha già costruito una sceneggiatura completa fatta di giudizi, rifiuti, fallimenti e conseguenze immaginarie.

La domanda interessante è se quel film descriva davvero la realtà oppure soltanto il modo in cui la nostra mente la sta interpretando.

"L'uomo è disturbato non dagli eventi, ma dalla visione che ha di essi."
Marco Aurelio, Meditazioni

Negli ultimi tempi questa riflessione ha assunto, per me, una forma diversa. Più cercavo di eliminare i pensieri indesiderati, più sembravano acquistare forza. Ogni tentativo di controllarli finiva per aumentare l'attenzione nei loro confronti, alimentando il ciclo che volevo interrompere. È stato allora che la domanda è cambiata. Non mi sono più chiesto come eliminare il film, ma da quale punto lo stessi osservando.

"Tu non sei una goccia nell'oceano. Tu sei l'intero oceano in una goccia."
Jalāl al-Dīn Rūmī, Il Masnavi

Questa prospettiva ha trasformato anche il modo di interpretare il rapporto con la mente. Non si tratta necessariamente di impedirle di produrre pensieri. La mente continua a fare ciò che le è proprio. La differenza emerge quando non ci identifichiamo completamente con ciò che produce. In quel momento il pensiero perde il ruolo di regista assoluto e torna a essere uno degli elementi dell'esperienza, non l'intera esperienza.

Il primo cambiamento non consiste nell'eliminare il teatro della mente. Consiste nell'accorgersi di essere entrati al suo interno. Finché crediamo che ogni pensiero rappresenti la realtà, lo spettacolo dirige automaticamente le nostre emozioni e le nostre scelte. Quando invece riconosciamo che stiamo osservando una rappresentazione della mente, si apre una possibilità diversa: continuare ad avere pensieri senza lasciare che siano loro a definire completamente chi siamo.

Forse è proprio qui che la metafora di Sadhguru acquista il suo significato più profondo. Il film può continuare a essere proiettato. I pensieri possono continuare a comparire. Le emozioni possono continuare a manifestarsi. Ciò che cambia è il punto da cui osserviamo tutto questo. Quando l'attenzione ritorna verso chi sta vivendo l'esperienza, il film non scompare, ma perde la capacità di definire interamente la nostra identità.

"I tuoi pensieri e le tue emozioni sono i tuoi fantasmi. Tu li crei, poi loro vanno fuori controllo e ti tormentano. Questo è un film dell'orrore diretto male."
Sadhguru, Inner Engineering: A Yogi's Guide to Joy

La questione, allora, non riguarda soltanto la psicologia o la spiritualità. Riguarda una domanda che ciascuno può rivolgere a se stesso in qualsiasi momento della giornata.

Sto vivendo questa situazione dal film che la mia mente sta proiettando... oppure dal centro di me stesso?

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