Il cambiamento più profondo inizia quando ciò che hai costruito dentro di te prende forma nella vita di ogni giorno.
Quando la crescita personale diventa vita

E se il vero cambiamento iniziasse quando smettiamo di concentrarci sul migliorare noi stessi e iniziamo a vivere ciò che abbiamo costruito?

«Non sono le risposte a illuminare, ma le domande.»
Eugène Ionesco, Note e contronote (Notes and Counter Notes)

Per molti anni la crescita personale è stata raccontata come un percorso senza fine. Leggere nuovi libri, imparare nuove tecniche, osservare le proprie emozioni e correggere continuamente i propri comportamenti sono diventati, per molte persone, l'obiettivo principale. Tutto questo può essere estremamente utile, soprattutto quando permette di comprendere meglio se stessi e di affrontare con maggiore consapevolezza le difficoltà della vita. Esiste però una domanda che viene posta molto più raramente: come si riconosce il momento in cui il lavoro interiore ha già prodotto un cambiamento e diventa più utile iniziare a viverlo che continuare a cercarlo?

Quando cambia la direzione dello sguardo

All'inizio di un percorso di crescita personale l'attenzione è rivolta quasi esclusivamente verso il proprio mondo interiore. Ci si interroga sulle emozioni, sulle paure, sulle convinzioni che influenzano il modo di vivere e di prendere decisioni. È una fase in cui osservare se stessi rappresenta uno strumento prezioso, perché permette di riconoscere meccanismi che prima agivano quasi automaticamente. Tuttavia, proprio perché questa osservazione è utile, può nascere una domanda che raramente viene presa in considerazione: esiste un momento in cui continuare a guardare soprattutto dentro di sé smette di essere la strategia più efficace?

«Ciò che chiamiamo conoscenza è, in realtà, un sistema di ipotesi.»
Karl R. Popper, Congetture e confutazioni (Conjectures and Refutations)

Quando un obiettivo cambia funzione

Molti obiettivi non sono destinati ad accompagnarci nello stesso modo per tutta la vita. Imparare una lingua serve per comunicare con gli altri, non per continuare a studiare grammatica all'infinito. Allenarsi serve per affrontare una gara, non per trasformare l'allenamento nell'unico scopo. Anche imparare a guidare ha senso perché, a un certo punto, l'attenzione non è più rivolta ai pedali o al cambio, ma alla strada e alla destinazione. Forse anche la crescita personale segue una dinamica simile: il lavoro interiore non perde valore, ma potrebbe cambiare funzione. Da obiettivo principale potrebbe diventare il fondamento silenzioso sul quale costruire la propria vita.

«Ogni teoria è legittima e nessuna ha importanza. Ciò che conta è ciò che se ne fa.»
Jorge Luis Borges, Finzioni (Ficciones)

L'esempio del musicista

Immaginiamo un musicista che dedica anni allo studio della tecnica. Ogni esercizio migliora la precisione, il controllo e la capacità di esprimersi attraverso lo strumento. Nessuno metterebbe in dubbio l'importanza di questa fase, perché senza allenamento difficilmente potrebbe affrontare un concerto. Tuttavia, se continuasse a esercitarsi senza mai salire su un palco, la tecnica finirebbe per diventare un obiettivo invece che uno strumento. Lo studio perderebbe gradualmente il suo significato originario, che non è quello di accumulare esercizi, ma di rendere possibile la musica. Forse il lavoro interiore segue una logica analoga: serve a preparare il terreno, ma arriva un momento in cui il suo valore si manifesta soprattutto attraverso ciò che facciamo nel mondo.

I segnali che qualcosa sta cambiando

Questo passaggio non coincide necessariamente con l'assenza delle difficoltà. Le paure possono continuare a presentarsi, così come i dubbi e le emozioni sgradevoli. Ciò che cambia è la direzione dell'attenzione. Invece di domandarsi continuamente come migliorare se stessi, cresce il desiderio di creare, condividere, costruire relazioni, dare forma a un progetto o esprimere le proprie idee. L'energia che prima era quasi interamente dedicata all'osservazione del proprio mondo interiore comincia spontaneamente a orientarsi verso la partecipazione alla realtà.

Un'ipotesi da mettere alla prova

«Dubitare di tutto o credere a tutto sono due soluzioni ugualmente comode; entrambe dispensano dal riflettere.»
Henri Poincaré, La scienza e l'ipotesi (La Science et l'Hypothèse)

Controbattere non propone una risposta definitiva, ma un'ipotesi che ciascuno può confrontare con la propria esperienza. È possibile che, a un certo punto del percorso, continuare a concentrare gran parte dell'attenzione sul migliorare se stessi rischi di togliere spazio all'espressione di ciò che si è già costruito? Se questa ipotesi fosse corretta, allora la crescita personale non terminerebbe con il raggiungimento di uno stato perfetto, ma entrerebbe in una fase diversa: quella in cui il cambiamento non viene più cercato come un obiettivo da raggiungere, ma diventa il punto di partenza dal quale vivere, creare e contribuire alla propria realtà.

CONTROBATTERE
Riflessioni oltre il pensiero comune
Beyond Conventional Thinking

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