IL VELO DELLE ASSOCIAZIONI

La Realtà è Una Cosa. Ciò che Associamo alla Realtà è un'Altra.

"Non sono i fatti a turbare gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti."

Epitteto, Manuale (Enchiridion)

Osserviamo il mondo ogni giorno e siamo convinti di reagire alla realtà.

Eppure, se ci fermiamo un attimo a guardare meglio, scopriamo qualcosa di sorprendente.

Due persone possono osservare la stessa situazione e provare emozioni completamente diverse.

Una persona vede un uomo molto alto e prova ammirazione.

Un'altra vede lo stesso uomo e prova inferiorità.

Una persona ascolta una canzone e sorride.

Un'altra ascolta la stessa canzone e prova malinconia.

Una persona vede un'autorità e prova rispetto.

Un'altra vede la stessa autorità e si sente automaticamente più piccola.

Se la realtà fosse sufficiente a spiegare le emozioni, tutti dovrebbero reagire allo stesso modo.

Ma non accade.

Perché tra ciò che osserviamo e ciò che proviamo esiste spesso un passaggio intermedio.

"Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo."

Anaïs Nin, Seduction of the Minotaur

Il significato.

L'altezza è altezza.

L'età è età.

Una canzone è una canzone.

Un orologio è un orologio.

Un giudizio è un giudizio.

Ma poi arrivano le associazioni.

L'altezza può diventare superiorità.

L'età può diventare rifiuto.

Una canzone può diventare nostalgia.

Un'autorità può diventare valore.

Un giudizio può trasformarsi in verità assoluta.

E proprio in quel passaggio nasce gran parte della nostra esperienza emotiva.

Non reagiamo soltanto a ciò che è.

"L'esperienza non è ciò che accade a un uomo; è ciò che un uomo fa con ciò che gli accade."

Aldous Huxley, Texts and Pretexts

Reagiamo anche a ciò che abbiamo imparato ad associare a ciò che è.

Questa osservazione non appartiene soltanto alla psicologia.

È qualcosa che possiamo verificare continuamente nella vita quotidiana.

Pensiamo a una fotografia.

Per qualcuno rappresenta un bellissimo ricordo.

Per qualcun altro rappresenta una perdita.

La fotografia è la stessa.

Ciò che cambia è il significato che le viene attribuito.

Forse è per questo che molte tradizioni filosofiche e contemplative invitano a tornare al centro di se stessi.

Non per negare la realtà.

Non per fuggire dal mondo.

Ma per osservare con maggiore chiarezza ciò che accade.

Quando rallentiamo e osserviamo, iniziamo a distinguere due livelli diversi.

Da una parte la realtà.

Dall'altra le interpretazioni che abbiamo costruito su quella realtà.

E questa distinzione può diventare straordinariamente liberatoria.

Perché permette di accorgerci che molte volte non stiamo soffrendo per le cose in sé.

Stiamo soffrendo per il significato che abbiamo associato a quelle cose.

Forse è proprio qui che nasce una domanda interessante.

Quante delle nostre paure appartengono realmente alla realtà?

E quante appartengono alle storie che abbiamo costruito sulla realtà?

Distinguere le due cose non significa eliminare le emozioni.

Significa iniziare a comprenderle.

E forse comprendere è il primo passo per tornare a vedere il mondo con occhi più liberi.

"Osservare senza valutare è la più alta forma di intelligenza."

Jiddu Krishnamurti, Freedom from the Known

Uno Sguardo Oltre

La realtà è una cosa.

Ciò che associamo alla realtà è un'altra.

Imparare a distinguere queste due dimensioni non significa rinunciare alle emozioni o alle esperienze.

Significa sviluppare la capacità di osservare ciò che accade con maggiore lucidità.

Perché a volte non è il mondo a cambiare.

È il significato che attribuiamo al mondo.

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