La Realtà è Una Cosa. Ciò che Associamo alla Realtà è un'Altra.
"Non sono i fatti a turbare gli uomini, ma i giudizi che gli uomini formulano sui fatti."
Osserviamo il mondo ogni giorno e siamo convinti di reagire alla realtà.
Eppure, se ci fermiamo un attimo a guardare meglio, scopriamo qualcosa di sorprendente.
Due persone possono osservare la stessa situazione e provare emozioni completamente diverse.
Una persona vede un uomo molto alto e prova ammirazione.
Un'altra vede lo stesso uomo e prova inferiorità.
Una persona ascolta una canzone e sorride.
Un'altra ascolta la stessa canzone e prova malinconia.
Una persona vede un'autorità e prova rispetto.
Un'altra vede la stessa autorità e si sente automaticamente più piccola.
Se la realtà fosse sufficiente a spiegare le emozioni, tutti dovrebbero reagire allo stesso modo.
Ma non accade.
Perché tra ciò che osserviamo e ciò che proviamo esiste spesso un passaggio intermedio.
"Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo."
Il significato.
L'altezza è altezza.
L'età è età.
Una canzone è una canzone.
Un orologio è un orologio.
Un giudizio è un giudizio.
Ma poi arrivano le associazioni.
L'altezza può diventare superiorità.
L'età può diventare rifiuto.
Una canzone può diventare nostalgia.
Un'autorità può diventare valore.
Un giudizio può trasformarsi in verità assoluta.
E proprio in quel passaggio nasce gran parte della nostra esperienza emotiva.
Non reagiamo soltanto a ciò che è.
"L'esperienza non è ciò che accade a un uomo; è ciò che un uomo fa con ciò che gli accade."
Reagiamo anche a ciò che abbiamo imparato ad associare a ciò che è.
Questa osservazione non appartiene soltanto alla psicologia.
È qualcosa che possiamo verificare continuamente nella vita quotidiana.
Pensiamo a una fotografia.
Per qualcuno rappresenta un bellissimo ricordo.
Per qualcun altro rappresenta una perdita.
La fotografia è la stessa.
Ciò che cambia è il significato che le viene attribuito.
Forse è per questo che molte tradizioni filosofiche e contemplative invitano a tornare al centro di se stessi.
Non per negare la realtà.
Non per fuggire dal mondo.
Ma per osservare con maggiore chiarezza ciò che accade.
Quando rallentiamo e osserviamo, iniziamo a distinguere due livelli diversi.
Da una parte la realtà.
Dall'altra le interpretazioni che abbiamo costruito su quella realtà.
E questa distinzione può diventare straordinariamente liberatoria.
Perché permette di accorgerci che molte volte non stiamo soffrendo per le cose in sé.
Stiamo soffrendo per il significato che abbiamo associato a quelle cose.
Forse è proprio qui che nasce una domanda interessante.
Quante delle nostre paure appartengono realmente alla realtà?
E quante appartengono alle storie che abbiamo costruito sulla realtà?
Distinguere le due cose non significa eliminare le emozioni.
Significa iniziare a comprenderle.
E forse comprendere è il primo passo per tornare a vedere il mondo con occhi più liberi.
"Osservare senza valutare è la più alta forma di intelligenza."
Uno Sguardo Oltre
La realtà è una cosa.
Ciò che associamo alla realtà è un'altra.
Imparare a distinguere queste due dimensioni non significa rinunciare alle emozioni o alle esperienze.
Significa sviluppare la capacità di osservare ciò che accade con maggiore lucidità.
Perché a volte non è il mondo a cambiare.
È il significato che attribuiamo al mondo.
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