Quando Nessuno Sa Chi Diventerai
Ci sono passaggi in cui l’identità smette di essere una previsione.
“Non sapere chi diventerai
non è mancanza di visione.
È il segno che il desiderio non è ancora nato.”
Esiste una fase dell’esperienza umana che non viene quasi mai riconosciuta, perché non produce risultati immediati, non offre narrazioni rassicuranti e non consente di essere spiegata bene.
È la fase in cui non è più possibile sapere chi diventerai.
Non perché manchi informazione.
Non perché manchi volontà.
Ma perché il sistema che produceva previsioni non sta più funzionando.
E questo, per il nostro tempo, è intollerabile.
L’ossessione per il “diventare”
Viviamo immersi in una cultura che chiede continuamente risposte anticipate:
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Chi diventerai?
-
Che strada prenderai?
-
Che ruolo avrai?
-
Che impatto produrrai?
Queste domande non sono innocue.
Sono dispositivi di controllo.
Servono a mantenere attivo un meccanismo preciso:
l’idea che l’identità debba essere prevedibile, anche quando cambia.
Finché riesci a dire “diventerò questo”, il sistema è salvo.
Ha ancora qualcosa da misurare, da valutare, da incasellare.
Il problema nasce quando questa frase non è più disponibile.
Quando la previsione fallisce
Ci sono momenti in cui una persona non riesce più a proiettarsi in avanti senza mentire.
Non perché sia confusa, ma perché le vecchie coordinate non reggono più.
Non sa dire:
-
che lavoro farà,
-
che ruolo occuperà,
-
che immagine di sé potrà sostenere.
E soprattutto non riesce più a usare queste risposte per rassicurare gli altri.
Qui accade qualcosa di preciso:
l’identità smette di essere un progetto.
E quando l’identità smette di essere un progetto,
il personaggio entra in crisi.
Il personaggio ha bisogno di sapere
Il personaggio vive di anticipazione.
Ha bisogno di potersi raccontare in avanti.
Anche quando dice “non so”, spesso lo dice come strategia temporanea,
in attesa di una nuova etichetta.
Ma esiste un punto in cui questa dinamica si rompe.
Un punto in cui non sapere non è più una posa,
ma una condizione reale.
Qui il personaggio non può più comandare, perché non ha più scenari da occupare.
L’errore più comune: riempire il vuoto
Quando questa condizione appare, quasi tutti cercano di neutralizzarla.
Come?
-
dandole un nome,
-
trasformandola in fase,
-
incorniciandola come percorso,
-
raccontandola come promessa.
È un riflesso comprensibile.
Ma è anche il modo più rapido per perdere ciò che sta accadendo.
Perché ciò che non sa ancora chi diventerai
non chiede di essere spiegato.
Chiede di non essere riempito.
L’incertezza come segnale strutturale
C’è una differenza enorme tra:
-
non sapere perché si è disorientati,
-
non sapere perché non si è più disposti a fingere.
Nel secondo caso, l’incertezza non è debolezza.
È un segnale strutturale.
Indica che il sistema che produceva risposte automatiche ha smesso di funzionare.
Non perché sia stato distrutto,
ma perché non è più adeguato.
Perché il desiderio non può ancora esistere
Il motivo per cui nessuno sa chi diventerai non è psicologico.
È strutturale.
Il desiderio vero non precede la trasformazione.
Nasce solo dopo.
Prima della trasformazione possono esistere ambizioni,
aspettative,
proiezioni,
ruoli desiderati.
Ma non desiderio autentico.
Perché il desiderio non è un’idea.
È una funzione della condizione di funzionamento.
Finché quella condizione non è stabilizzata,
il desiderio non è ancora stato generato.
Ecco perché non lo sai tu.
Ecco perché non lo può sapere l’inconscio.
Ecco perché nessun metodo può anticiparlo.
Non perché la risposta sia nascosta,
ma perché non esiste ancora.
Quando la trasformazione avviene, accade qualcosa di molto concreto:
inizi a fare cose che prima non erano nemmeno pensabili.
Non per coraggio.
Non per decisione.
Ma perché il campo delle possibilità è cambiato.
Solo allora ciò che vuoi diventa chiaro.
Solo allora ciò che serve inizia a essere costruibile.
Prima no.
Nessuno può saperlo al posto tuo
Qui crolla un’altra illusione molto diffusa:
l’idea che qualcuno — un maestro, un metodo, una visione — possa sapere al posto tuo chi diventerai.
Questo vale solo finché sei replicabile.
Ma quando la replica non è più possibile,
non esiste autorità esterna che possa anticipare l’esito.
E questo mette a disagio:
-
chi vuole guidare,
-
chi vuole spiegare,
-
chi vuole prevedere.
Ma è esattamente il punto in cui qualcosa di non standard può iniziare.
Il cambio di scala invisibile
Una delle ragioni per cui questa condizione viene ignorata è che non garantisce scala.
Non promette di cambiare il mondo.
Non promette di cambiare una comunità.
Non promette nemmeno di cambiare qualcosa di visibile.
Promette solo una cosa, molto più scomoda:
che non tutto potrà continuare come prima.
E spesso è sufficiente.
Perché molte strutture non cadono per attacco frontale,
ma perché qualcuno smette di sostenerle.
Quando il controllo si interrompe
Nel momento in cui nessuno sa chi diventerai — nemmeno tu —
accade una cosa precisa:
il controllo narrativo si interrompe.
Non sei più completamente leggibile.
Non sei più completamente prevedibile.
Non sei più completamente utilizzabile.
Questo non ti rende potente.
Ti rende non allineato.
E l’allineamento è la vera moneta del nostro tempo.
Non è una promessa, è una soglia
Questo testo non sta dicendo che da qui nascerà qualcosa di migliore.
Sta dicendo qualcosa di più rigoroso:
da qui non può più nascere una replica.
E questo basta per segnare una soglia.
Non tutto ciò che attraversa una soglia diventa grande.
Ma tutto ciò che resta al di qua continua a ripetersi.
Rifletti
Quando nessuno sa chi diventerai,
non sei in ritardo.
Sei in un punto in cui le previsioni non funzionano più.
E quando le previsioni falliscono,
non è detto che arrivi il successo.
Ma è certo che il personaggio ha smesso di decidere.
Ed è da lì — non dall’identità, non dal progetto, non dalla promessa —
che alcune trasformazioni diventano inevitabili.
“Solo dopo la trasformazione
inizi a volere cose
che prima non erano nemmeno pensabili.”
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