Cambiare Facce Non Cambia il Sistema

Perché Cambiare Governo Non Cambia Nulla

Il problema non è chi governa, ma cosa rende possibile governare

Immagina una bicicletta.

Se la bici è rotta, con le ruote sgonfie e la catena arrugginita, non importa chi la guida: non andrà lontano.

Cambiare governo è come cambiare il bambino che pedala. Sistemare il Paese è come riparare la bicicletta.

Un Paese cambia davvero solo quando funzionano:

  • la scuola,

  • il modo di lavorare,

  • il rispetto delle regole,

  • la capacità di costruire cose utili.

Se queste cose non funzionano, anche il miglior governo può fare poco.

Perché continuiamo a crederci (anche quando non funziona)

Un Paese non cambia quando cambia chi governa, ma quando cambia ciò che rende possibile il governo.

C’è una convinzione rassicurante che attraversa ogni epoca politica:

«Basta mandare via questi e mettere quelli giusti.»

È una convinzione semplice, emotivamente potente, ma strutturalmente falsa.

Non perché i governi siano inutili. Ma perché non sono il motore del cambiamento.

Il grande equivoco

Abbiamo imparato a guardare la politica come se fosse l’origine di tutto:

  • del benessere,

  • della povertà,

  • delle opportunità,

  • delle ingiustizie.

Ma la politica agisce a valle, non a monte.

Decide come distribuire ciò che esiste. Non se ciò che esiste viene prodotto.

Ed è qui che nasce l’inganno.

Il Paese come sistema (non come governo)

Un Paese non è un partito. Non è un parlamento. Non è un presidente.

Un Paese è un sistema fatto di:

  • istruzione,

  • competenze,

  • organizzazione,

  • cultura del lavoro,

  • rispetto delle regole,

  • fiducia reciproca,

  • capacità di cooperare.

Queste cose non cambiano con le elezioni. Cambiano con il tempo, con le pratiche quotidiane, con ciò che viene premiato o tollerato.

Il pilota e la macchina

Possiamo cambiare pilota ogni sei mesi.

Ma se:

  • il motore è inefficiente,

  • il carburante è scadente,

  • i freni non funzionano,

  • il cruscotto non segnala nulla,

l’auto non andrà comunque lontano.

La politica guida. Ma la macchina è il Paese.

Produzione e distribuzione: la parte che non vogliamo vedere

Ogni società vive su due pilastri:

  1. produrre valore

  2. distribuirlo

La politica è bravissima (e ossessionata) dal secondo.

Molto meno dal primo.

Si discute:

  • di pensioni,

  • di bonus,

  • di sussidi,

  • di promesse.

Molto meno di:

  • competenze reali,

  • qualità dell’istruzione,

  • efficienza dei sistemi,

  • responsabilità.

Distribuire senza produrre è semplice. Produrre senza cultura è impossibile.

Perché allora nulla cambia

Perché cambiamo le persone al vertice, ma lasciamo intatto:

  • il modo di formare le persone,

  • il modo di lavorare,

  • il modo di premiare o punire,

  • il modo di ignorare l’incompetenza.

Il risultato è sempre lo stesso:

nuovi slogan, vecchi meccanismi.

La verità scomoda

Un Paese non migliora quando vince “la parte giusta”.

Migliora quando:

  • studiare serve davvero,

  • essere competenti conviene,

  • barare costa,

  • collaborare funziona,

  • le regole valgono per tutti.

Questo è ciò che rende possibile qualsiasi governo.

Senza questo, ogni cambio di governo è solo un cambio di facce.

Riflessioni

Cambiare governo è facile. Cambiare un Paese è lento.

E richiede una cosa che spaventa più di ogni elezione:

mettere mano al sistema, non alle persone.

Quando un Paese non cambia, non è perché ha scelto il governo sbagliato, ma perché continua a funzionare nello stesso modo.

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