Tu Entri Sempre nel Campo che Pratichi
"Ogni pratica produce un effetto.La realtà non sbaglia mai su quale.
La pratica serve a ottenere qualcosa.
Il punto è capire che cosa rende possibile."
C’è una confusione ricorrente quando si parla di relazioni, lavoro, visibilità, riconoscimento.
Si pensa che basti desiderare qualcosa, volerla davvero, immaginarla con chiarezza, perché prima o poi accada.
Ma la realtà non funziona così.
La realtà non risponde all’intenzione.
Risponde alla pratica.
E la pratica non garantisce risultati.
Garantisce una cosa sola: l’ingresso in un campo reale.
"La realtà non decide cosa vuoi.
Risponde a ciò che stai praticando.
Sempre."
Entrare in un campo non significa ottenere qualcosa
Quando vai a giocare a pallone, non entri in campo per dimostrare chi sei.
Entri e basta.
Poi il campo fa il resto:
-
incontri giocatori più forti di te
-
incontri giocatori più deboli
-
incontri chi regge il ritmo
-
incontri chi sparisce dopo dieci minuti
Il campo non premia, non consola, non giudica.
Rende visibili le relazioni reali tra chi è presente.
La stessa cosa accade nella musica.
Sali su un palco e non sai mai davvero chi hai davanti:
-
un pubblico distratto
-
un pubblico competente
-
un pubblico più pronto di te
-
o meno pronto
La pratica ti espone.
Il campo rivela.
La pratica non definisce chi sei
Questo è un punto fondamentale.
Entrare in un campo non serve a confermare un’identità.
Serve a vedere:
-
dove sei posizionato
-
chi c’è davvero
-
chi regge la relazione
-
chi no
Il campo non dice “tu sei così”.
Dice: qui, ora, con queste persone, succede questo.
E spesso la sorpresa non riguarda te.
Riguarda gli altri.
Puoi scoprire che:
-
chi sembrava forte non lo è
-
chi sembrava invisibile emerge
-
chi parlava molto non regge il gioco
-
chi non si annunciava fa la differenza
Questo vale ovunque.
Anche nelle relazioni.
"Se fai qualcosa ogni giorno, stai già ottenendo un risultato.
La domanda è: è quello che vuoi?"
Uscire non è entrare in un campo
Uno degli equivoci più diffusi è pensare che “uscire” sia già una pratica di incontro.
Non lo è.
Uscire è un contenitore.
Dentro quel contenitore puoi praticare:
-
osservazione senza contatto
-
protezione
-
distanza
-
attesa
-
ripetizione di abitudini sicure
In quel caso, entri in un campo che non include l’incontro, anche se sei fisicamente in mezzo agli altri.
La realtà non sbaglia a non rispondere.
Sta rispondendo con precisione alla pratica che stai mettendo in atto.
La relazione non nasce dall’obiettivo
Dire:
“Vado lì per conoscere qualcuno”
non è una pratica.
È un’intenzione.
La relazione non nasce dall’obiettivo.
Nasce da pratiche compatibili con l’incontro.
Pratiche in cui:
-
il corpo è esposto, non solo presente
-
lo scambio è possibile, anche senza garanzia
-
resti in gioco anche quando non succede nulla
-
non stai cercando un risultato per giustificarti
Come nel calcio.
Come nella musica.
Non giochi per segnare subito.
Non suoni per essere applaudito immediatamente.
Pratichi.
Entri nel campo.
E vedi cosa succede.
Ogni campo ha anche i suoi strumenti.
Non per apparire, ma per poterci stare davvero.
Nel calcio non entri in campo senza scarpe adatte.
Nella musica non sali su un palco senza uno strumento che regga il suono.
Non perché “ti spetta”, ma perché senza quegli strumenti non giochi.
Lo stesso vale nelle relazioni:
il campo rende visibile se sei congruente non solo con ciò che desideri,
ma con ciò che porti dentro quel campo.
Il campo non ti rassicura
Questo è il punto che molti evitano.
Entrare in un campo significa accettare che:
-
non sai chi incontrerai
-
non sai come andrà
-
non sai dove ti collocherai
-
non sai chi emergerà
Ma è proprio questa incertezza a rendere il campo reale.
Un campo che rassicura non è un campo.
È una simulazione.
"Ogni campo ha i suoi strumenti
e se vuoi stare in quel campo,
devi essere congruente anche lì."
La domanda giusta non è “perché non succede”
La domanda corretta è un’altra:
In quale campo sto entrando ogni giorno con la mia pratica?
E ancora più precisamente:
Questa pratica include davvero l’incontro,
oppure mi mantiene al riparo da esso?
Non è una domanda morale.
Non è un’accusa.
È una constatazione strutturale.
Chiarezza, non motivazione
Qui non serve motivarsi.
Serve chiarezza.
Così come sai:
-
cosa significa giocare a pallone
-
cosa significa suonare davanti a qualcuno
devi poter riconoscere:
-
se la pratica che stai ripetendo ti fa entrare in un campo reale
-
oppure ti fa restare ai bordi, anche se sei “fuori casa”
La realtà risponde sempre a questo.
Senza eccezioni.
"Non scegli lo strumento per impressionare il campo.
Lo scegli perché senza quello strumento non ci giochi."
Rifletti
"Ogni campo richiede i suoi strumenti.
Non per apparire, ma per poterci stare davvero."
Tu entri sempre nel campo che pratichi.
Non per essere premiato.
Non per essere giudicato.
Ma per scoprire:
-
chi c’è davvero
-
chi regge
-
chi no
-
e quali relazioni diventano possibili
Il resto è solo intenzione.
"Il campo non promette nulla.
Rende visibili relazioni, strumenti e livelli reali.
Il resto è solo intenzione."
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