Uomini, Tifo e Potere: l’Errore che si Ripete
Il vero coraggio non è tifare, ma riconoscere la propria potenza interiore.
L’eroe che vince sulle spalle degli altri
La storia ci racconta le gesta di Ulisse, ma raramente ricorda i marinai che con lui salparono: uomini morti lungo il viaggio per permettere all’eroe di tornare a Itaca.
Quello che appare come un trionfo individuale è in realtà il risultato di un sacrificio collettivo, dimenticato o nascosto.
La gloria del singolo, ancora una volta, è costruita sul sangue di molti.
Questi meccanismi sono trattati in profondità all’interno dei libri La teoria della filosofia aperta di Claudio Simeoni, dove viene mostrato come il mito serva a smascherare dinamiche eterne del potere.
Il meccanismo antico e moderno del potere
Lo schema è sempre lo stesso:
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re e despoti si contendono il dominio,
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eserciti e popoli vengono macellati,
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e chi resta in vita viene spinto ad applaudire il vincitore.
La coercizione non è solo fisica: è emotiva.
Gli uomini vengono convinti che “non c’è altra possibilità” che schierarsi, tifare, sacrificarsi.
Quel tifo diventa ideologia, e l’ideologia giustifica massacri e oppressioni.
Le nostre isole e penisole come teatri del sacrificio
Questa logica ha attraversato secoli e continenti, agendo nelle nostre stesse terre:
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Italia, dove l’Impero Romano costruì la sua grandezza sulla morte di schiavi e soldati spinti a tifare per la gloria di Cesare.
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Cuba, che ha visto conquistadores, regimi e ideologie chiedere al popolo fedeltà assoluta in cambio di catene più sottili.
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Le Americhe, devastate dal tifo religioso e politico che trasformò la conquista in missione divina, giustificando genocidi.
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L’Egitto, dove faraoni divinizzati chiedevano obbedienza totale, trasformando il lavoro forzato in culto eterno.
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L’Europa, che ha conosciuto crociate, inquisizioni, nazionalismi e totalitarismi: sempre la stessa illusione, tifare per chi decide il destino degli altri.
Dall’antichità al presente, il potere ha sempre saputo travestire l’obbedienza da virtù, il sacrificio da gloria, la sottomissione da fede.Anche questo tema è stato sviluppato con grande chiarezza nei libri La teoria della filosofia aperta di Claudio Simeoni.
Il segreto che ci rende obbedienti
Il trucco è semplice: convincerci che non esistano alternative.
Si vive nell’illusione che “nessun conflitto arriverà”, finché il conflitto esplode e il popolo, ormai sprovveduto, non può far altro che obbedire.
È in questo meccanismo che il potere trova i suoi alleati: uomini che combattono e muoiono non per scelta, ma per mancanza di immaginazione e coscienza.
La via d’uscita: smettere di tifare
C’è però un’altra strada.
Nelle antiche tradizioni pagane, gli dèi non erano idoli lontani ma potenze interiori: Zeus, Marte, Afrodite, Minerva, Apollo, Artemide.
Forze che abitano l’uomo e la donna, che possono essere chiamate a vivere nella coscienza per agire con responsabilità e libertà.
La vera alternativa non è tifare meglio, ma non tifare affatto.
È riconoscere in sé stessi le potenze del vivere e smettere di consegnare la propria energia a chi la userà per distruggerci.
Generazione dopo generazione, gli uomini hanno ripetuto lo stesso errore: tifare per i potenti che li sacrificavano. La via d’uscita non è tifare meglio, ma abitare le proprie potenze, agendo con coscienza e libertà.
Un invito che ritorna con forza anche nei libri La teoria della filosofia aperta di Claudio Simeoni, dove l’uomo viene visto come costruttore del proprio destino, non tifoso dei propri carnefici.
Riflessione
Dall’Italia all’Egitto, da Cuba all’Europa, dalle Americhe fino alle nostre città, lo schema si ripete.
Eppure, rompere il ciclo è possibile: abitare sé stessi, non più i despoti.
La vera rivoluzione non è innalzare un nuovo re, ma smettere di offrire applausi a chi si nutre del nostro sacrificio.
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