Il Bazar delle stronzate

La grande fiera del nulla
Ovvero come i social vendono specchi e farneticazioni

Benvenuti nel supermercato digitale

Oh, che meraviglia, che tripudio di luci e colori, questo nostro bel supermercato digitale!
Entrate, signore e signori, entrate nel gran bazar di internet, dove tutto è in vendita: mutande di marca, verità taroccate, opinioni a peso, deliri preconfezionati, corsi motivazionali travestiti da rivelazioni e - non dimentichiamolo - le solite buffonate delle religioni monoteiste riciclate come se fossero novità.

Corsi dove, spesso, prendono un disco di latta e ci costruiscono sopra un significato da incarnare, come se bastasse un oggetto, una formula, una parola chiave o corso per attivare l’illuminazione.

Ma non è il corso a essere magico. È la tua soglia interiore che, in quel momento, si è lasciata toccare.

Ogni articolo, ogni contenuto, dovrebbe rendere comprensibile e vibrante ciò che si comunica, senza dare per scontato che il lettore condivida già codici o terminologie di nicchia.
Se non lo fai vibrare dentro, non stai insegnando nulla: stai solo recitando un copione.

Qui, nei corridoi luccicanti dei social, si affollano i clienti, convinti di stringere relazioni, di scambiare pensieri, ma in realtà si parlano addosso, si ammirano allo specchio, si fanno belli di un narcisismo che puzza di solitudine.

È un gran circo, un Carosello 2.0, dove la pubblicità non è più un intervallo furbo tra un programma e l’altro, ma il programma stesso, il motore, il dio unico che muove i fili.

C'era una volta il web delle idee

C’era una volta, in un tempo che sembra preistoria, un internet che prometteva confronti, dialoghi, persino idee.

Che ingenuità!
Presto i profeti del vuoto hanno trovato il loro Eden: l’anonimato, l’impunità, il diritto sacro e inviolabile di sparare idiozie senza filtro.

E così, il diritto di parola è diventato diritto al delirio, un’orgia di farneticazioni che aggrediscono chiunque osi ancora cercare un senso, un ragionamento, una briciola di verità.

E io, in questo luna park di specchi deformanti, mi sento un alieno, un relitto, uno che inciampa tra i carrelli della spesa altrui, mentre tutti si affannano a comprare l’ultima menzogna griffata.

L’Intelligenza Artificiale: il nuovo profeta del nulla

Ma il colpo di genio, il vero capolavoro, è l’ultima trovata: l’Intelligenza Artificiale, un oracolo meccanico che farnetica a comando, che inventa fatti, che partorisce notizie con la stessa disinvoltura di un venditore di pentole bucate.

E le masse, estasiate, si prostrano davanti a questo nuovo idolo, senza mai chiedersi se le sue verità siano d’oro o di latta.

Verificare le fonti? Roba da matti, da perditempo, da eretici!
Meglio ingoiare tutto, meglio applaudire il Dio Algoritmo che dispensa certezze prêt-à-porter.

E chi non si adegua, chi osa dubitare, chi si ostina a pensare, finisce emarginato, un Don Chisciotte che combatte mulini a vento fatti di like e sponsorizzazioni.

Da televisione a ipnosi permanente

È la televisione di un tempo, signori, ma con steroidi:
non più un mezzo per informare o intrattenere, ma una macchina per vendere, per ipnotizzare, per trasformare ogni utente in un cliente, ogni pensiero in un prodotto.

E il guaio è che ci stiamo abituando, ci stiamo rassegnando a questo eterno spot pubblicitario che chiamiamo “connessione”.

L’emarginazione come resistenza

Ma io, no, io non ci sto.
Mi tengo la mia emarginazione come un distintivo, come un trofeo.

Perché in questo bazar di specchi e bugie,
essere fuori posto è l’unico posto in cui valga la pena stare.