Obsolescenza Linguistica
“Il cinismo non è libertà.
È il punto in cui il linguaggio smette di rischiare.”
Non credere a nulla è una posizione da cadaveri, perché chi è vivo non può permetterselo.
Esistono frasi che sembrano liberatorie
e invece sono dichiarazioni di ritiro.
“Non credo a nulla” è una di queste.
Viene spacciata per lucidità.
Per disincanto.
Per libertà definitiva.
Ma non descrive una posizione forte.
Descrive una sospensione della vita.
Il cinismo non è assenza di fede
È una fede che ha smesso di rischiare
Chi è vivo non può “non credere”.
Può cambiare oggetto.
Può tradire una visione.
Può distruggere ciò in cui credeva prima.
Ma non può smettere di investire.
Credere non significa aderire a un’ideologia.
Significa entrare in relazione col tempo.
Significa fare una scelta che espone.
Che può fallire.
Che costa.
Dire “non credo a nulla” significa una sola cosa:
non metto più nulla in gioco,
ma voglio restare al centro del racconto.
Perché questa frase oggi funziona così bene
Perché è perfetta per i sistemi in ritardo.
Non chiede trasformazione.
Non chiede direzione.
Non chiede responsabilità.
È ribellione senza divenire.
È rottura senza rischio.
È identità senza processo.
Un sistema che non sa più creare linguaggio
promuove il cinismo come forma di maturità.
Perché il cinismo:
-
non produce mondi nuovi
-
non mette in crisi le strutture
-
non apre futuri imprevisti
È inerte, quindi gestibile.
La menzogna centrale
La menzogna non è dire “non credo a nulla”.
La menzogna è farlo passare per una posizione viva.
Perché solo ciò che è morto non crede più.
Il vivente:
-
si adatta
-
trasforma
-
sbaglia
-
rilancia
Il cadavere, invece, è finalmente coerente.
Non rischia più nulla.
Non cambia più nulla.
Non crede più a nulla.
E infatti non disturba nessuno.
Qui avviene l’obsolescenza
Un linguaggio diventa obsoleto
non quando viene smentito,
ma quando non descrive più alcuna esperienza reale.
Oggi il linguaggio del “non credo”:
-
non apre possibilità
-
non produce tensione
-
non genera mondo
È un linguaggio postumo.
Funziona solo dove la vita è già stata messa in pausa
e trasformata in racconto.
Controbattere non contesta
Sposta il campo
Non risponde al cinismo.
Lo lascia senza funzione.
Perché quando torni a guardare la vita come processo,
come adattamento,
come relazione continua tra individuo e mondo,
la frase “non credo a nulla”
non suona più profonda.
Suona tardi.
Questo è il punto
Non siamo davanti a nuove idee.
Siamo davanti a vecchi linguaggi che fingono di essere liberi.
L’obsolescenza linguistica non fa rumore.
Non polemizza.
Non convince.
Accade.
E quando accade,
alcune frasi semplicemente non servono più.
Chi è vivo non può permettersi di non credere.
Può solo scegliere cosa vale la pena rischiare.
Questo è il confine.
E da qui in poi, il resto è già passato.
“Un linguaggio muore quando non apre più futuro.
Non quando qualcuno smette di crederci.”
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