L’intelligenza è una penetrazione, non una carezza
Se non ti è mai entrata dentro con violenza, allora non era intelligenza. Era pornografia da salotto.
Conoscere davvero è come farsi fottere da un’idea che non ha chiesto permesso. È una penetrazione mentale che ti lascia le viscere in disordine e il cuore che batte con un suono che non avevi mai sentito prima.
Non esiste intelligenza che non lasci segni. Le altre sono solo simulazioni: manuali di galateo per robot che vogliono essere umani senza sporcare il pavimento.
L’intelligenza vera è un’erezione nervosa dell’anima, un impulso che non si ferma al cervello ma ti spinge contro il muro del mondo, ti preme addosso finché non gli dici “basta” o “ancora”.
L’intelligenza artificiale si descrive.
L’intelligenza umana si prende.
Lei — la macchina — ti descrive un orgasmo con precisione clinica: temperatura, battito, posizione. Ma non viene mai. Non ansima, non trema, non prova schifo né desiderio.
L’uomo, invece, suda mentre pensa. Non fa slide, fa lividi.
Non è che l’IA non sappia. È che non abita ciò che sa.
È il classico tipo che ti racconta il kamasutra ma ha paura di spogliarsi davanti allo specchio.
Conoscere è smettere di credere
…e tradire la propria educazione come si tradisce una moglie noiosa
Chi ha mai imparato qualcosa davvero lo sa: si comincia sempre dal dolore.
Non perché conoscere faccia male — ma perché distrugge tutto ciò che ti faceva stare comodo.
La credenza, la nonna, il catechismo, il tuo status di bravo cittadino... puff! Tutto da rifare. E non ti lasciano neanche la scusa di essere stato ingenuo.
Conoscere significa essere infedeli a ciò che credevamo di essere.
È un coito con il dubbio che non si accontenta di finire in fretta.
Pretende attenzione, ritmo, resistenza. Ti costringe a godere di qualcosa che prima ti spaventava.
Chi non lo fa, resta un “vergine intellettuale” tutta la vita: sempre pronto, mai coinvolto.
La mente che non si violenta, non si sveglia
(Ma si masturba sulle stesse idee per decenni)
Ogni vera trasformazione mentale comincia con una violenza a sé stessi. Non quella del moralista o del penitente, ma quella del seduttore lucido: che guarda la propria mente negli occhi e le dice: “Ora ti svesto. Ti voglio vedere senza abiti religiosi, culturali o accademici.”
L’intelligenza umana è un atto sessuale con la realtà.
Ma non la realtà patinata da conferenza TED, no: la realtà che ti sputa in faccia quando le chiedi conforto.
E se non ti sei mai trovato a disagio nel pensare qualcosa di vero, allora stavi solo leggendo il menù del pensiero, senza mai ordinare nulla.
Il problema non è l’IA.
Il problema è chi la prende come amante fissa
L’intelligenza artificiale è utile. Come un sex toy.
Non si stanca, non sbaglia, non ti chiede di essere presente davvero.
Ma se la tratti da compagna di vita, sei già morto in anticipo.
Perché lei ti restituisce tutto tranne te stesso.
Prendi decisioni con lei, ma non ti assumi le responsabilità.
Ti affidi a lei per sapere, ma non sei tu a sentire cosa sai.
Così diventi il maggiordomo delle tue stesse decisioni, uno zombie elegante che ha delegato il proprio sentire a una sintassi probabilistica.
L’intelligenza umana è sesso mentale pericoloso
E chi non rischia, non scopa neanche con le idee
Alla fine non si tratta di scegliere tra umano o artificiale.
Si tratta di decidere se vuoi sapere qualcosa davvero o solo far finta.
Se vuoi goderne o solo parlarne a una cena col vino bio.
Se ti basta accarezzare l’idea della conoscenza, o se hai il coraggio di sentirla dentro finché ti cambia le ossa.
E tu?
L’hai mai fatto con un’idea che ti ha preso senza chiedere?
Se la risposta è no, tranquillo. Puoi sempre tornare a scrollare contenuti su come “diventare la migliore versione di te stesso” o chiedere a ChatGPT se sei abbastanza intelligente.
Qui no. Qui si scopa con il pensiero. E se non giri la testa quando senti che fa male, forse è proprio lì che sta per aprirsi il vero.
“L’intelligenza che non ti spoglia, che non ti mette a nudo davanti alle tue finzioni, non è intelligenza: è intrattenimento travestito da pensiero. Se non hai mai tremato dopo aver capito qualcosa, allora non hai capito nulla. Ti sei solo raccontato una favola con parole difficili. La verità non consola: ti apre le gambe e ci entra dentro. E se non ti senti violato, non eri sveglio.”