NON ESISTE NESSUNO CHE È ARRIVATO
"Il cambiamento reale non crea identità superiori.Resta aperto, instabile, esposto all’errore.
Quando qualcuno dice di essere “arrivato”,
di solito ha solo smesso di mettersi in discussione."
Questa frase non nega il cambiamento,
non nega la crescita,
non nega il lavoro su di sé.
Nega una cosa sola:
l’idea che esista uno stato finale — o un “risveglio”, un’“illuminazione” — stabile, superiore, definitivo.
Perché l’idea di “arrivare” o “risvegliarsi” è pericolosa!
Ogni volta che la trasformazione viene raccontata come un traguardo:
- nasce un’identità (“io sono arrivato”),
- si crea una gerarchia (“chi è avanti” e “chi è indietro”),
- il processo si ferma.
L’“arrivo” non è maturità.È arresto del movimento.
Processo o identità: il bivio reale
Esistono solo due possibilità.
Processi che continuano
- cambiano con l’esperienza
- restano esposti all’errore
- si correggono nel tempo
Identità che si irrigidiscono
- si difendono
- non ammettono confutazione
- trasformano il cambiamento in ruolo
Quando una persona smette di cambiare e inizia a rappresentare ciò che crede di essere diventata, la trasformazione si è già interrotta.
"Il problema non è non essere arrivati.
Il problema è credere di esserlo.
Da lì in poi non si cresce più:
si difende solo un’immagine di sé."
Il lavoro reale non ha certificati
Il cambiamento autentico:
- non produce titoli,
- non genera eletti,
- non crea missioni,
- non promette salvezze.
Produce presenza, non superiorità.
Produce responsabilità, non visioni dall’alto.
All’esterno spesso non si vede nulla.
All’interno, tutto resta instabile.
Ed è proprio questa instabilità a mantenere vivo il processo.
Perché non esistono “stati finali”
Uno stato finale:
- elimina il rischio,
- chiude il dubbio,
- sospende la verifica.
Ma senza rischio, dubbio e verifica
non esiste trasformazione:
esiste solo la conservazione di un’immagine di sé.
Il senso profondo della frase...
Dire «non esiste nessuno che è arrivato»non è cinismo.È igiene mentale.
Serve a ricordare che:
- il cambiamento non finisce,
- l’errore resta possibile,
- nessuno è autorizzato a parlare dall’alto.
Chi è davvero in cammino non ha bisogno di dichiararlo.Continua a muoversi.
Non è importante dove si arriva.
È importante non smettere di trasformarsi.
Il momento in cui qualcuno dice di essere arrivato
è spesso il momento esatto
in cui ha smesso di cambiare.
"Non è la consapevolezza che rende liberi,
ma il fatto di non trasformarla mai in un ruolo.
La trasformazione continua finché c’è rischio.
Quando il rischio sparisce, resta solo l’identità."
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