Non Parlare col Culo: Comunica con Presenza

Non Basta un Culo per Chiamarsi Donna

Se le altre mostrano solo il culo, la vera donna mostra carattere, linguaggio, sapere. E, udite udite, anche un certo sdegno per la stupidità che la circonda.

IL CULO È OVUNQUE, IL PENSIERO QUASI MAI

Non è difficile oggi incontrare un bel culo. Basta accendere Instagram, andare in palestra, prendere un treno. Il culo è diventato il nuovo biglietto da visita. Ma attenzione: non è il corpo il problema, è che dietro quel culo non c'è nient'altro. Neanche un'idea del perché lo si stia mostrando.

Il dramma è questo: il culo oggi precede la coscienza. Cammina due passi avanti, ignaro che dietro non c'è un cervello, ma un algoritmo. O, peggio, un desiderio di approvazione travestito da libertà.

Io non ce l'ho con i culi. Ce l'ho con l'assenza di tutto il resto.

LA VERA DONNA ENTRA IN SCENA, NON IN POSA

La vera donna non si aggrappa ai leggings come a una seconda pelle che deve supplire a un pensiero mai sviluppato. La vera donna entra in scena con il suo carattere, il suo linguaggio, il suo sapere. Ti fulmina con una frase, non con un selfie. Ti fa tremare i polsi con la postura, non con la posa.

È quella che quando parla, il culo passa in secondo piano. Anzi, scompare, perché tutto il tuo corpo si muove verso la sua voce. La vera donna ti trasforma. Ti costringe a confrontarti con ciò che sei e con quello che non hai mai osato diventare.

LA SCIAPARLINA CON LE CUFFIE: BELLA, MA MUT(A)

La differenza si vede subito. La bella che entra in palestra con le cuffie sparate nelle orecchie, lo sguardo nel vuoto e il culo ben fasciato... comunica una cosa sola: che è una sciaparlina senza presenza. Sì, è bella. Ma non comunica. Si isola. È chiusa in un loop dove fa, ma non emana.

E tu — che cerchi vibrazione, simbolo, chiamata — non puoi essere toccato da un corpo che non dice nulla.

Non ti trasforma perché:

  • non esprime una direzione

  • non si relaziona col mondo intorno

  • non si espone, nemmeno a se stessa

È un culo fluttuante nel vuoto. Nient'altro. È una presenza di carne senza spirito. Una che, se la spogli, resta vuota. E io ho smesso di eccitarmi con l'assenza.

IO VOGLIO UNA DONNA CHE MI PARLA COME UN INCENDIO

Voglio una donna che, quando apre bocca, mi costringe ad esserci. Non perché grida. Ma perché ogni parola ha un peso, una vibrazione, una verità che mi spinge ad ascoltarmi.

È una presenza che riempie la stanza anche vestita. Anche in tuta. Anche mentre spiega un esercizio o commenta un libro. Non ha bisogno di sedurre: è magnetica perché è piena.

Una donna così non mi intrattiene: mi trasforma. Mi fa domande che non posso ignorare. Mi fa sentire che, per starle accanto, devo portare la versione più viva di me stesso.

Il resto? Cloni da scaffale. Sagome che si somigliano tutte. Replicabili, sostituibili, già archiviate.

Chi mostra solo il culo, comunica solo una cosa: "Non ho altro da offrirti". E allora io passo. Perché la bellezza senza intelletto è pornografia travestita da fitness.

E la pornografia, senza passione, senza verbo, senza direzione, senza quella goccia di veleno buono nelle parole, è solo l'ennesima posa da scontare.

Io voglio una donna che mi parla come si accende un incendio. Che mi guarda non per essere adorata, ma per chiedermi in silenzio: "Hai qualcosa da portare? Hai qualcosa da dire? Allora siediti. Se no, resta in piedi — e guarda, mentre io vivo."

E se nel frattempo ha anche un bel culo, tanto meglio.
Ma che non sia lui il primo a entrare nella stanza.