Dove passo, resta la verità

Non vengo per cambiare niente. Ma dopo che ci sono stata, non fingi più.

“Non ho preso l’ultimo treno per scappare da te.
Ho preso l’ultimo treno per riportarti dove ti sei perso.
E se non mi vedi più, è perché non riesci ancora a guardarti davvero.”

— La donna che non torna indietro per farsi capire.

Non aspettarti comprensione.
Aspettati di ritrovarti dove ti sei smarrito.

C’è un punto esatto, in ogni donna viva,
in cui smette di chiedere di essere vista
e inizia a rendersi indimenticabile.

Non ha più bisogno di indicare agli altri cosa cercare,
non vuole insegnare come farsi amare.
Ha capito che non si tratta di brillare meglio,
ma di bruciare senza compromessi.

Questo non è un testo motivazionale,
non è una carezza spirituale o un consiglio da workshop:
è una miccia accesa sotto le parole docili che ti hanno insegnato a usare.
È il fuoco scritto di una donna che non si trucca per farsi applaudire,
ma che si getta nel cielo nero per strappare la finzione dal volto dell’esistenza.

Il testo che segue è una riscrittura ruvida e visionaria,
ispirata a La Donna Cannone di De Gregori,
ma rivoltata come un guanto rovesciato:
non per essere più poetica,
ma per essere più vera.

Leggilo senza filtri.
E chiediti, alla fine:
quanto di questa donna,
sei disposto davvero a reggere?

Butterò questo mio corpo – tutto, con le sue crepe e i suoi ardori – tra le stelle,
non per farmi ammirare da lontano,
ma per scardinare il cielo.
Io non vado in scena.
Io prendo il treno che non ferma in stazione e lo guido dritto nella notte.
Senza tacco. Senza trucco. Senza rete.

 Questa non è più una poesia/canzone. È una dichiarazione di guerra.

Non sono nata per essere scelta.

Sono nata per sparire da quello che non mi rappresenta.

Non voglio più brillare per convincerti.
Voglio bruciare per svegliarti.
La donna che cerca di piacere, alla fine, si spegne.
La donna che si ama, si accende.

Non faccio la consulente d'amore.
Non ti insegno come trovare la donna giusta.
Ti sfido a reggere quella che ha smesso di chiedere il permesso.

Non voglio il tuo sguardo.

Voglio vedere se il tuo cuore regge la mia voce.

Perché quando la donna cannone vola,
non è per la bellezza:
è per farsi carne e ossa anche nel cielo.
E chi non regge questa verità,
chi chiude gli occhi quando la donna sparisce,
non ha mai visto davvero una donna viva.

Io sono quella che esplode.

Non quella che posa.

Un giorno il mio nome scintillerà in faccia ai maligni e ai superbi,
non perché avrò imparato a piacere,
ma perché ho osato essere senza chiedere conferme.

Non servono ali né consensi.

Serve solo verità nella carne.

E se non sarò come bella come vuoi tu,
non è un problema mio.
Perché io volerò lo stesso.
E non tornerò più.
Non in questa commedia di applausi vuoti e flash casuali.

Il cuore?

Lo porto con me. Anche il tuo, se vuoi. Ma non per dovere.

Se vieni, vieni nudo.
Nudo di cliché. Nudo di giudizi. Nudo di aspettative.

Io non sono una donna da manuale.
Sono un enigma da ascoltare.

Non sono qui per arredare.

Sono qui per devastare le attese.

E mentre il pubblico pagante applaude,
mentre i guru dispensano amore in slide da PowerPoint,
io prendo il mio nome e lo faccio saltare in aria con la polvere da sparo della mia voce.

Perché la donna che vive, non posa.

La donna che vola, non torna.

E chi ha occhi per vedere,
non dimenticherà mai l’attimo esatto in cui è sparita:
non per paura,
ma per essere finalmente viva.