Se la palestra per te non è un simbolo, allora è solo un posto dove ti nascondi.
— Julio Velasco e il senso profondo dell’allenamento di squadra
(Riflessioni ispirate a "I campioni siamo noi", Julio Velasco – Leo Turrini)
"Molti ragazzi oggi vanno in palestra come si va al supermercato: prendono, si guardano intorno, escono."
È un pensiero che si potrebbe leggere tra le righe di “I campioni siamo noi”, il libro in cui Julio Velasco, con Leo Turrini, restituisce tutta la sua visione: lucida, profonda, umana.
“Se la palestra per te non è un simbolo, allora è solo un posto dove ti nascondi.
E in campo, chi si è nascosto durante la settimana, viene scoperto in due scambi.”
Il problema non è l’errore. È lo sguardo.
Velasco, nel libro, lo dice chiaramente:
“Un campione non è quello che non sbaglia mai, ma quello che guarda dove serve mentre sbaglia.”
Non è una questione di talento, ma di dove metti gli occhi quando le cose si fanno difficili.
E “I campioni siamo noi” lo ripete in mille modi:
ciò che conta è la direzione interiore che scegli quando sei in mezzo agli altri.
“C’è chi guarda l’errore e si auto-distrugge.
E c’è chi guarda la traiettoria della squadra, e trova il suo posto dentro.
Quello è un giocatore vero.”
Allenarsi da soli è facile. Allenarsi per la squadra è raro.
“Se in palestra guardi solo te stesso, stai tradendo la squadra.”
Queste parole, che riecheggiano nei discorsi e negli esempi di Velasco, sono il cuore del suo metodo.
In “I campioni siamo noi”, racconta episodi reali dove l’allenamento è diventato un atto collettivo, anche senza parlare, anche solo guardandosi negli occhi.
“La vera squadra non si vede in partita. Si vede in allenamento, quando nessuno ti applaude.”
Quando guardi l’altro che ce la fa…
“Invece di dire: ‘Lui è più forte’, chiediti cosa puoi portare tu, oggi, alla squadra.”
Lo dice anche nel libro:
“Il campione non si isola. Si mescola, si sporca, costruisce relazioni.”
Se guardi un compagno per sentirti inferiore, sei fuori traiettoria.
Se lo guardi per trarre ispirazione e restituire qualcosa, stai crescendo davvero.
La palestra non è un luogo. È un ponte.
Un ponte tra ciò che sei ora e ciò che diventi attraverso gli altri.
“Non serve il parquet perfetto. Non servono le scarpe nuove.
Serve uno sguardo che costruisce.”
In “I campioni siamo noi”, Velasco insiste: l’allenamento è uno spazio per l’identità condivisa.
Un luogo dove il gesto individuale prende senso solo se vibra dentro un noi.
Parole da spogliatoio, parole vere
“Chi si allena senza guardare il gruppo, non sta crescendo: si sta isolando.
E chi si isola, in partita… cade.”
È questo che distingue un atleta da un campione:
la capacità di vedere il proprio gesto dentro una visione collettiva.
In Pratica...
“Allenarsi non vuol dire faticare.
Vuol dire vedere.”
In “I campioni siamo noi”, Velasco lo ripete più volte:
“La palestra non è preparazione alla gloria. È il luogo dove diventi credibile davanti a chi gioca con te.”
Se vedi solo te stesso, ti stai preparando alla solitudine.
Se vedi la squadra, stai diventando un giocatore.
Frase manifesto (ispirata al libro):
“Se la palestra per te non è un simbolo, allora non stai costruendo niente.
Stai solo facendo attività fisica con la maglia della squadra addosso.”
RIFERIMENTO FINALE:
Tutti questi pensieri sono ispirati al libro “I campioni siamo noi”,
in cui Julio Velasco, con Leo Turrini, va oltre le interviste e le frasi celebri.
Racconta il cuore dell’allenamento, la sua filosofia, la sua pedagogia.
Ma soprattutto racconta che lo sport non forma solo atleti.
Forma sguardi. E dentro quegli sguardi, persone.
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