Le Azioni Delle Furbe Dei Furbi
Qui non si giudicano le persone.
Si osservano le azioni.
Perché quando un comportamento si ripete
e produce sempre lo stesso effetto,
non è un’opinione.
Ingegneria comportamentale dell’attenzione non dimostrata
Premessa
Esiste una forma di potere che non urla.
Non si dichiara.
Non si giustifica.
Agisce attraverso azioni piccole, ripetibili, che producono sempre lo stesso effetto:
spostare una responsabilità sull’altro senza averla mai dimostrata.
Non è seduzione.
Non è comunicazione.
È ingegneria del comportamento.
Azione 1 – Trasformare l’attenzione in una moneta
Il contesto è sociale.
Non c’è una relazione.
Non c’è un accordo.
Non c’è uno scambio costruito.
Eppure compare subito una richiesta implicita:
-
pagare
-
offrire
-
sostenere un costo
-
“fare la parte di quello che investe”
Non viene chiesto apertamente.
Viene dato per scontato.
Se lo fai, l’atteggiamento cambia:
diventa simpatia, apertura, presenza.
Se non lo fai, accade l’opposto:
sparizione, snobbo, freddezza.
L’azione è chiara:
l’attenzione non nasce,
viene concessa come premio.
Qui non c’è attrazione.
C’è transazione simbolica.
Pierre Bourdieu ha mostrato come il potere simbolico agisca proprio qui:
quando un gesto apparentemente neutro — come concedere attenzione —
diventa una risorsa scarsa da distribuire in modo asimmetrico.
Tratto dal libro Il dominio maschile
Azione 2 – Introdurre aspettative non dichiarate
In un altro contesto, più quotidiano, il meccanismo è meno evidente ma identico.
Non c’è una frequentazione.
Non c’è un’intesa.
Non c’è un accordo esplicito.
Eppure, a posteriori, emerge un’accusa:
“Non mi devi prendere per il culo.”
Non perché sia successo qualcosa di concreto,
ma perché un’aspettativa non dichiarata non è stata soddisfatta.
L’azione qui è precisa:
-
non chiedo prima
-
non concordo
-
non dimostro
-
accuso dopo
La pretesa viene trasformata in colpa.
Erving Goffman ha descritto queste dinamiche come “accordi impliciti di scena”:
ruoli che non vengono mai dichiarati,
ma che qualcuno pretende vengano comunque rispettati.
Tratto dl libro La vita quotidiana come rappresentazione
Azione 3 – Usare lo snobbo o l’offesa come sanzione
Quando la richiesta implicita non viene soddisfatta,
entra in scena una sanzione.
Nel primo caso:
-
ritiro dell’attenzione
-
invisibilità
-
snobbo
Nel secondo:
-
accusa
-
chiusura
-
offesa silenziosa
In entrambi i casi il messaggio è lo stesso:
“Se non fai ciò che mi aspettavo,
il problema sei tu.”
Questa è violenza simbolica a bassa intensità.
Michel Foucault ha mostrato come il potere moderno
non agisca più solo attraverso ordini o divieti,
ma tramite micro-sanzioni: esclusione, silenzio, perdita di legittimità.
Tratto dal libro Microfisica del potere
Azione 4 – Spostare la responsabilità
La mossa centrale delle furbe dei furbi è questa:
spostare la responsabilità dell’aspettativa sull’altro.
Non importa se:
-
l’accordo non c’è mai stato
-
l’interesse non è mai stato dimostrato
-
la richiesta non è mai stata formulata
La responsabilità viene comunque attribuita.
Se non paghi → non vali.
Se non accompagni → stai prendendo in giro.
Se non aderisci → sei sbagliato.
Il meccanismo è sempre lo stesso
| Azione | Effetto |
|---|---|
| Nessuna dimostrazione | Pretesa implicita |
| Nessun accordo | Colpa retroattiva |
| Nessuna reciprocità | Sanzione |
| Nessuna verifica | Etichetta |
Cambiano le persone.
Cambiano i contesti.
Non cambia la struttura.
Secondo Albert Bandura, i comportamenti che producono vantaggi
tendono a ripetersi e a stabilizzarsi come modelli sociali.
Quando uno schema funziona, non resta individuale: diventa struttura.
Tratto dal libro Teoria sociale dell’apprendimento
Le tue azioni (ingegneria inversa)
In queste situazioni il controbattere non è spiegare.
Non è difendersi.
Non è chiarire di più.
È fare tre cose semplici:
-
non entrare nel frame
-
non assumerti colpe non dimostrate
-
non comprare accesso
Nel primo caso:
-
non paghi
-
non rincorri
-
lasci cadere lo snobbo
Nel secondo:
-
non accetti l’accusa
-
chiedi il fatto
-
riporti tutto sul piano della dimostrazione
Questo è controbattere nel comportamento, non nelle parole.
Perché l’interesse cade da solo
A un certo punto qualcosa si spegne.
Non perché l’altra persona sia “sbagliata”,
ma perché il tuo sistema riconosce l’asimmetria.
Vedi che:
-
non c’è reciprocità
-
non c’è rischio condiviso
-
non c’è scambio reale
C’è solo una richiesta non dimostrata.
E quando lo vedi,
non devi forzare nulla:
l’interesse si ritira da solo.
La frase chiave
Chi usa l’attenzione come leva
non sta scegliendo.
Sta sfruttando.
E ancora più chiaramente:
Quando l’interesse deve essere pagato
o dato per scontato,
non è interesse.
È controllo travestito da relazione.
Rifletti
Questo testo non giudica le persone.
Mostra azioni ripetibili.
Perché quando un comportamento è osservabile,
non è un’opinione.
È ingegneria comportamentale.
E quando la riconosci,
non hai bisogno di reagire.
Ti basta non entrare,
non comprare
e non assumerti
ciò che non è mai stato dimostrato.
Non devo dimostrare il mio valore
a chi chiede prima di dimostrare il proprio interesse.
Quando l’attenzione diventa una pretesa,
smette di essere relazione
e diventa controllo.
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