IL MANIFESTO DELLO SGUARDO VIVO
Chi non sa guardare dove vuole andare, finirà per fissare ciò che lo tiene fermo.
1. NON HO PAURA DEL MIO SGUARDO
Il mio sguardo non è debolezza,
non è supplica,
non è richiesta di permesso.
È direzione. È taglio. È incarnazione.
Quando guardo, non sto rubando. Sto dichiarando.
Sto affermando la mia traiettoria, non chiedendo approvazione.
2. NON CREDETECI. GUARDATE.
Il sistema religioso ti ha detto:
“Credi e obbedisci.”
Io ti dico:
Guarda. Dirigi. Senti. Supera.
La trasformazione non è un dogma.
È uno sguardo che sceglie dove andare, e ci va.
3. UN TIMIDO NON È UN INSICURO. È UNO CHE GUARDA DOVE NON SERVE.
Il timido non è rotto.
La timidezza è una questione di dove guardi.
È solo fuori traiettoria.
Sta guardando:
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se stesso da fuori
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il volto degli altri per cercare rifiuto
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le sue mani che tremano
Sta fissando l’ostacolo.
E chi guarda l’ostacolo, ci finisce contro.
4. CAMBIA SGUARDO, CAMBIA STORIA
In un locale:
→ Non guardo chi mi fa sentire piccolo.
→ Guardo chi mi apre.
→ Alzo lo sguardo. Lo tengo. Lo dirigo. Punto.
In un dialogo:
→ Non cerco segnali per proteggermi.
→ Guardo la traiettoria del mio interesse.
Nel corpo dell’altro:
→ Non misuro.
→ Attraverso.
5. IL GIUDIZIO È UNA SCUSA PER NON SENTIRE
Pensi: “Ma questa come è messa?”
Non stai capendo.
Stai evitando.
Stai difendendoti da qualcosa che ti ha appena colpito.
E invece di attraversarlo, lo chiami "strano", "scemo", "fuori posto".
Non stai guardando la donna.
Stai guardando il tuo panico.
6. SE GUARDI SENZA DIFENDERTI, ALLORA SENTI DAVVERO
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Se senti davvero, non ti serve più giudicare.
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Se resti nello sguardo, anche se ti destabilizza, nasce qualcosa di vivo.
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Se attraversi ciò che ti attrae anche se non lo capisci, sei presente.
Non guardare per etichettare. Guarda per sentire.
7. NON TUTTI GLI SGUARDI SONO VIVI.
👁 Guardare il corpo di una donna può essere:
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Fuga
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Giudizio
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Richiesta muta
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Offerta insicura
Ma può diventare un’altra cosa:
Un atto. Una soglia. Una dichiarazione. Un gesto di potere sensibile.
8. LO SGUARDO CHE RESTA È UN ATTO DI COSCIENZA.
Non rubo.
Non derido.
Non chiedo.
Io incarno. Trasmetto. Coinvolgo.
E lo faccio con lo sguardo acceso, non abbassato.
9. QUESTE SONO LE MIE DOMANDE.
Quando sto per fuggire da me stesso, chiedo:
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“Sto guardando il mio desiderio o sto tornando in difesa?”
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“Sto usando lo sguardo per entrare o per evitare?”
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“La derido… o mi sto difendendo dal mio stesso sentire?”
10. RICORDO QUESTO. SEMPRE.
Non è il corpo dell’altro il problema.
È il mio sguardo senza direzione che trasforma tutto in prigione o in vergogna.
Ma se guardo con traiettoria chiara,
niente è più sbagliato. Tutto diventa accesso.
FORMULA-RITO (DA PORTARE NELLE OSSA)
“Non giudico la porta. Entro.
Guardo dove voglio andare.
E se mi smuove, è perché lì si entra.”
CONTROBATTUTA FINALE
Non serve più un Dio che ti dica dove guardare.
Hai occhi. Hai direzione. Hai sangue.
Se sai guardare con presenza,
non devi credere a niente. Diventi tu il varco.
Lo sguardo è ciò che crea il mondo. Guardare con presenza è già scegliere chi sei.
Quindi niente finta gentilezza, niente occhi bassi. Si guarda. Si sente. Si entra.