CI SONO UOMINI E UOMINI: PERCHÉ ALCUNI VENGONO CERCATI E ALTRI NO
Ci sono persone con cui gli altri hanno spontaneamente voglia di stare e persone che, pur desiderando quella stessa compagnia, non vengono cercate. Perché facciamo così fatica a parlare di questa differenza senza trasformarla in una tecnica di seduzione?
BASTA GUARDARE UN TAVOLO
«Il sé non è una cosa organica con una collocazione specifica, ma un effetto drammatico che emerge dalla scena presentata.» Autore: Erving Goffman - Libro: La vita quotidiana come rappresentazione (The Presentation of Self in Everyday Life).
A volte basta fermarsi a guardare quello che succede intorno a un tavolo. C'è un uomo in compagnia di alcune donne, si ride, si parla, si sta bene insieme. Le donne sembrano avere piacere di stare lì, partecipano alla conversazione, si avvicinano spontaneamente. Lui non sembra impegnato a conquistare la loro attenzione, né a dimostrare continuamente qualcosa. Poi guardi altrove e trovi un altro uomo, magari seduto da solo, che quella compagnia la vorrebbe, ma che nessuno sembra cercare. È una scena semplice, che probabilmente abbiamo visto tutti. Eppure, quando si parla di uomini e donne, raramente ci si sofferma davvero su questa differenza. Si comincia subito a discutere di sicurezza, battute, fascino, linguaggio del corpo e capacità di sedurre. Come se tutto dipendesse da una frase detta al momento giusto o da un comportamento che si può imparare. Ma prima delle spiegazioni c'è qualcosa che si vede: alcune persone vengono cercate, altre no. E quando ce ne accorgiamo, la domanda nasce quasi da sola: che cosa succede tra le persone perché la compagnia di qualcuno venga desiderata spontaneamente, mentre quella di qualcun altro no?
QUANDO PER PIACERE SEMBRA SERVIRE UN MANUALE
Prova a cercare una risposta e ti ritrovi facilmente in un mondo pieno di regole. Devi imparare a scherzare, parlare con sicurezza, non mostrare troppo interesse, sapere quando avvicinarti e quando allontanarti. Qualcuno promette persino di conoscere i meccanismi nascosti che farebbero scattare l'attrazione. Il messaggio, alla fine, è sempre simile: se le donne non ti cercano, c'è qualcosa che non sai fare; impara il metodo giusto e potrai cambiare la situazione. È una spiegazione che può sembrare convincente, soprattutto a chi si domanda da tempo perché gli altri riescano a ottenere una compagnia che a lui sembra irraggiungibile. Ma basta guardarsi intorno per accorgersi che le cose non sono così semplici. Ci sono uomini che non sono particolarmente brillanti nella conversazione eppure piacciono. Altri sanno raccontare storie, far ridere e tenere viva una serata, ma questo non significa che suscitino necessariamente attrazione. Perché far ridere una persona e farle provare desiderio non sono la stessa cosa. E non è detto che un uomo debba avere un difetto da correggere soltanto perché una donna non è interessata a lui. L'attrazione dipende da tante cose, alcune visibili, altre difficili persino da riconoscere. Ridurla a una tecnica significa rendere semplice qualcosa che semplice non è. E, qualche volta, significa anche trasformare un dubbio umano in un'occasione per vendere una risposta preconfezionata.
«Ciò che molti nella nostra cultura intendono per essere amabili è essenzialmente una combinazione di popolarità e fascino sessuale.» Autore: Erich Fromm - Libro: L'arte di amare (The Art of Loving).
CHI APRE LA PORTA, CHI LA CHIUDE E CHI RESTA FUORI
C'è però un aspetto che spesso sfugge. Non tutti gli uomini che non hanno donne intorno si trovano nella stessa situazione. Uno può desiderare quella compagnia, cercarla, sperare che qualcuno si avvicini e non essere ricambiato. Un altro può stare benissimo da solo, non avere interesse a conoscere donne e preferire che nessuno entri nel suo spazio. Un terzo può essere lui stesso a mantenere le distanze, senza essere necessariamente timido, impacciato o intimorito. Da fuori, le tre scene potrebbero persino sembrare uguali: un uomo solo, un tavolo senza compagnia. Ma dietro quell'immagine possono esserci storie completamente diverse. C'è chi apre uno spazio agli altri, chi lo chiude e chi vorrebbe entrarci, ma non viene invitato. Confondere queste situazioni significa attribuire alle persone intenzioni che non conosciamo. E lo stesso vale per l'uomo che viene cercato: vedere donne che stanno volentieri in sua compagnia non ci dice automaticamente perché lo facciano, né ci autorizza a considerarlo migliore degli altri. Possiamo osservare sorrisi, conversazioni, avvicinamenti e distanze. Ma non possiamo leggere con certezza quello che accade dentro le persone. Il problema nasce quando, invece di fermarci a questa distinzione, sentiamo il bisogno di assegnare subito un ruolo a tutti: il vincente, lo sfortunato, il seduttore, quello che non ha capito come funziona il mondo.
NON TUTTO SI PUÒ IMPARARE PER ESSERE SCELTI
Forse è proprio questo che rende la questione scomoda. Ci piace pensare che, impegnandoci abbastanza, possiamo ottenere ciò che desideriamo. Se un uomo viene cercato e un altro no, viene spontaneo immaginare che il primo sappia fare qualcosa che il secondo ignora. Così la differenza diventa una lezione da imparare, un segreto da scoprire, una tecnica da mettere in pratica. Ma le relazioni non funzionano come un esame in cui tutti partono dallo stesso punto e chi studia di più ottiene il risultato migliore. Puoi impegnarti, cercare di essere interessante, imparare ad ascoltare e migliorare il modo in cui entri in relazione con gli altri, senza per questo poter decidere chi proverà attrazione per te. Allo stesso modo, puoi essere cercato senza aver studiato nessun metodo particolare. Non significa che il comportamento non conti, né che non si possa cambiare. Significa soltanto che non tutto dipende dalla volontà di una persona e che il desiderio altrui non è qualcosa che si possa pretendere o garantire. E allora forse la domanda da cui siamo partiti merita di restare aperta: perché alcuni uomini suscitano spontaneamente il desiderio della propria compagnia, mentre altri, pur desiderandola, non vengono cercati? Non c'è bisogno di inventare una formula segreta, né di trasformare ogni differenza in un difetto personale. Basta riconoscere che il fenomeno esiste, guardarlo senza raccontarci subito una storia e accettare che, tra ciò che vediamo e le ragioni che lo producono, rimane uno spazio che non possiamo riempire con le nostre supposizioni. A volte, prima di cercare una risposta, il primo passo è smettere di confondere cose diverse.
«La varietà dei gusti e delle opinioni è evidente: ciò che piace a una persona può non suscitare lo stesso sentimento in un'altra.» Autore: David Hume - Opera: Of the Standard of Taste (1757), tradotto in italiano come La regola del gusto.
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