L'AQUILA DI CARTONE

L'AQUILA DI CARTONE: QUANDO L'IMMAGINE DEL POTERE PRETENDE DI ESSERE PIÙ FORTE DELLA REALTÀ

«Si può ingannare tutti per qualche tempo, e alcuni per tutto il tempo, ma non si può ingannare tutti per tutto il tempo.»
by Abraham Lincoln

LA COSTRUZIONE DEL PERSONAGGIO

Ci sono persone che, prima ancora di dimostrare quello che valgono, hanno già deciso di raccontare al mondo quanto sono grandi. Parlano di forza, di successo, di vittorie, di invincibilità. Lo fanno con tanta sicurezza che, a un certo punto, sembra quasi scortese chiedere se dietro tutte quelle parole ci sia davvero qualcosa. È un meccanismo che conosciamo bene, soprattutto nella politica, dove l'immagine di un leader può diventare molto più importante di quello che realmente fa. Si costruisce un personaggio, gli si attribuiscono qualità straordinarie e lo si presenta continuamente come qualcuno fuori dal comune. Non importa soltanto ciò che dice o ciò che realizza: conta soprattutto l'impressione che riesce a lasciare. E così un uomo può cominciare a comportarsi come se fosse davvero l'aquila che racconta di essere. Il problema nasce quando anche gli altri cominciano a crederci, senza chiedersi se quelle ali siano capaci di sostenere il peso di tanta grandezza. Perché apparire forti e esserlo davvero sono due cose molto diverse.

«Gli uomini in universale giudicano più agli occhi che alle mani. Ognuno vede quel che tu pari; pochi sentono quel che tu sei.» Autore: Niccolò Machiavelli - Opera: Il Principe, capitolo XVIII.

IL PUBBLICO CHE ALIMENTA LA CORONA

Ma sarebbe troppo semplice prendersela soltanto con chi costruisce il personaggio. Un personaggio, da solo, non va molto lontano. Ha bisogno di qualcuno che lo ascolti, che lo applauda e che sia disposto a riconoscergli proprio quelle qualità che lui continua ad attribuirsi. Ed è qui che la faccenda diventa interessante. Perché spesso non vediamo in un leader soltanto quello che è, ma anche quello che vorremmo che fosse. Ci proiettiamo le nostre aspettative, le nostre delusioni, la rabbia accumulata e il desiderio che qualcuno, finalmente, arrivi a sistemare le cose. Quel personaggio diventa allora qualcosa di più di una persona: diventa una bandiera, un simbolo, una risposta alle nostre insoddisfazioni. E quando qualcuno lo critica, non sempre siamo disposti ad ascoltare. A volte ci sentiamo attaccati noi stessi, come se mettere in discussione il nostro leader significasse mettere in discussione anche le nostre scelte. Così si finisce per difendere non tanto quello che accade, ma l'idea che ci siamo costruiti. La corona, in fondo, non se la mette da solo chi sta sul piedistallo: gliela tengono in testa anche quelli che continuano ad applaudirlo.

«La manipolazione consapevole e intelligente delle abitudini e delle opinioni organizzate delle masse è un elemento importante della società democratica.» Autore: Edward L. Bernays - Opera: Propaganda (1928), capitolo I.

QUANDO IL CARTONE INCONTRA LA REALTÀ

Il problema delle grandi rappresentazioni è che devono essere continuamente alimentate. Bisogna ripetere le vittorie, ricordare i successi, trovare una spiegazione per ogni errore e, quando qualcosa va storto, individuare sempre qualcun altro a cui attribuire la responsabilità. In questo modo anche una sconfitta può diventare una vittoria raccontata diversamente. Una promessa non mantenuta può trasformarsi in un ostacolo provocato da altri. Una contraddizione può essere presentata come una prova di coraggio. E intanto il personaggio continua a recitare la propria parte. Ma c'è una cosa che la comunicazione non può controllare completamente: quello che succede fuori dalla scena. Le parole possono essere convincenti, le immagini possono essere spettacolari e gli applausi possono durare a lungo, ma tutto questo non basta a cambiare le conseguenze delle decisioni. Prima o poi, ciò che viene raccontato deve fare i conti con ciò che accade. Ed è proprio lì che si vede la differenza tra una grandezza costruita e una grandezza reale. Perché puoi anche dipingere d'oro il cartone, ma questo non lo trasforma in metallo.

«Chi controlla il passato controlla il futuro: chi controlla il presente controlla il passato.» Autore: George Orwell - Opera: 1984, Parte prima, capitolo III.

IL POTERE DI SEMBRARE

Ecco perché questa storia non riguarda soltanto un uomo, una bandiera o una particolare stagione della politica americana. Riguarda qualcosa che incontriamo molto più spesso di quanto immaginiamo. Lo vediamo nella politica, certo, ma anche nelle aziende, nei personaggi pubblici, nei social network e persino nelle relazioni quotidiane. C'è sempre qualcuno che sente il bisogno di mostrarsi più importante, più competente, più forte o più indispensabile di quanto sia realmente. E spesso trova qualcuno disposto a credergli, magari perché quella rappresentazione fa comodo anche a chi la guarda. Il punto non è stabilire chi abbia diritto di sentirsi un'aquila, ma osservare cosa succede quando l'immagine diventa più importante della sostanza e nessuno vuole più guardare oltre la scenografia. A quel punto non serve nemmeno che il personaggio riesca a mantenere tutte le sue promesse: è sufficiente che continui a sembrare quello che ha raccontato di essere. L'aquila di cartone è proprio questo: non soltanto qualcuno che si attribuisce una grandezza, ma un'intera rappresentazione che può sopravvivere anche quando i fatti cominciano a contraddirla. E allora resta una domanda: quante persone continuerebbero ad ammirare quell'aquila se, per un momento, smettessero di guardare la corona e osservassero le ali?

«Siate risoluti a non servire più, ed eccovi liberi.» Autore: Étienne de La Boétie - Opera: Discorso sulla servitù volontaria (XVI secolo). 

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