Oltre la Credenza
«È indesiderabile credere a una proposizione quando non esiste alcun motivo per supporla vera.»
— Bertrand Russell, Sceptical Essays (1928), “The Value of Scepticism”.
La convinzione
Una convinzione non nasce necessariamente da una prova. Può nascere da un'esperienza, da un'intuizione, da un ricordo, da un bisogno di dare un significato a ciò che accade. Un fenomeno viene osservato, attraversa la coscienza e diventa qualcosa di più di ciò che è: una spiegazione, una certezza, talvolta una verità che sembra non avere più bisogno di essere interrogata. Il passaggio avviene quasi senza essere percepito, perché la mente non si limita a registrare la realtà, ma cerca continuamente di organizzarla in una forma comprensibile. Ciò che inizialmente era un'ipotesi può così perdere il proprio carattere provvisorio e assumere quello di una conclusione. Non è necessariamente il contenuto della convinzione a determinare questo cambiamento, ma il rapporto che si stabilisce con essa. Un pensiero può essere accolto come possibilità oppure diventare il punto dal quale ogni altra cosa viene interpretata. Nel secondo caso, la convinzione smette di essere una spiegazione tra le altre e comincia a funzionare come una misura della realtà stessa.
«Le affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie.»
Il salto invisibile
Tra ciò che viene osservato e ciò che viene affermato esiste uno spazio che spesso scompare nel momento stesso in cui viene attraversato. Si vede un fenomeno e gli si attribuisce una causa; si vive un'esperienza e le si assegna un significato; si avverte qualcosa che non si riesce a spiegare e si identifica quel vuoto con una presenza. Il ragionamento può anche essere plausibile, ma la plausibilità non coincide con la dimostrazione. Il fumo può indicare la presenza di un fuoco, ma l'indicazione non è ancora la verifica della sua origine. Nella vita quotidiana, tuttavia, questo passaggio viene spesso abbreviato: ciò che sembra spiegare un fenomeno finisce per essere considerato il fenomeno stesso. La conclusione prende il posto del percorso che avrebbe dovuto sostenerla. A quel punto non si distingue più tra l'elemento osservato e l'interpretazione che lo accompagna, perché entrambi vengono percepiti come un'unica realtà. È in questa sovrapposizione che un'ipotesi può acquisire la forza di una certezza senza aver acquisito, nello stesso tempo, le ragioni necessarie per esserlo.
La certezza
Una convinzione diventa particolarmente resistente quando non organizza soltanto il modo in cui viene interpretato il mondo, ma anche il modo in cui viene riconosciuta la propria identità. Mettere in discussione un'idea, in queste condizioni, non significa più esaminare un'affermazione: significa toccare l'equilibrio costruito intorno a essa. Le prove favorevoli vengono accolte come conferme, mentre quelle contrarie possono essere reinterpretate fino a perdere la loro capacità di contraddire. Persino l'assenza di prove può essere incorporata nel sistema: ciò che non si vede viene attribuito a una realtà nascosta, ciò che non si riesce a verificare diventa misterioso, ciò che non può essere confutato viene sottratto al confronto. La convinzione finisce così per proteggersi attraverso le stesse condizioni che dovrebbero metterla alla prova. Non ha più bisogno di essere sostenuta da elementi indipendenti, perché ogni elemento, qualunque sia la sua natura, viene ricondotto alla conclusione iniziale. La certezza non deriva più da ciò che la realtà consente di affermare; è la realtà interpretata a essere costretta a confermare la certezza.
«Ciò che la filosofia dovrebbe dissipare è la certezza, tanto della conoscenza quanto dell'ignoranza.»
— Bertrand Russell, Sceptical Essays (1928), “Dreams and Facts”.
Il confine
Il problema non coincide con l'esistenza della fede, né con la possibilità di interrogarsi su ciò che supera i limiti della percezione. La questione emerge quando scompare la distinzione tra ciò che viene vissuto, ciò che viene dedotto e ciò che può essere dimostrato. Un'esperienza interiore può essere autentica senza costituire una prova della spiegazione che le viene attribuita; un'ipotesi può essere ragionevole senza essere ancora verificata; una possibilità non dimostrata non diventa per questo impossibile. Sono livelli differenti, ma il linguaggio può cancellare facilmente le distanze che li separano. Quando una convinzione viene espressa come certezza, la sua forma linguistica le conferisce un'autorità che il contenuto, da solo, potrebbe non possedere. E quando questa autorità viene accettata senza esaminare il percorso che l'ha prodotta, l'affermazione finisce per occupare il posto della dimostrazione. Non è necessario che una convinzione sia falsa perché questo accada: è sufficiente che venga dichiarata vera oltre ciò che le ragioni disponibili permettono di sostenere. Il confine tra conoscenza e credenza non coincide con quello tra visibile e invisibile, ma con la differenza tra ciò che si può giustificare e ciò che viene affermato senza una giustificazione adeguata. È proprio quando quel confine scompare che una possibilità può essere scambiata per una verità e una certezza personale può presentarsi come proprietà del mondo.
«Le affermazioni che non possono essere verificate, le asserzioni immuni dalla confutazione, sono prive di valore conoscitivo, per quanto possano ispirarci o suscitare meraviglia.»
— Carl Sagan, The Demon-Haunted World: Science as a Candle in the Dark (1995).
CONTROBATTERE
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