IL DOPPIO VOLTO DELLA COOPERAZIONE
Cooperare è probabilmente una delle cose che gli esseri umani sanno fare meglio. Ogni giorno lo facciamo quasi senza accorgercene. Viviamo dentro una rete enorme di persone che producono, costruiscono, insegnano, curano, trasmettono informazioni e svolgono attività dalle quali dipende, direttamente o indirettamente, la nostra vita. Nessuno di noi, preso singolarmente, potrebbe realizzare tutto ciò che una società riesce a realizzare mettendo insieme le capacità di milioni di individui.
«Una tribù che comprendesse molti membri pronti ad aiutarsi e a sacrificarsi per il bene comune avrebbe la meglio sulla maggior parte delle altre tribù.»
— Charles Darwin, L'origine dell'uomo (1871)
La cooperazione, però, ha una caratteristica che merita di essere osservata con attenzione: non stabilisce da sola se ciò che stiamo facendo sia giusto, utile o vero. Ci permette semplicemente di fare qualcosa insieme agli altri. E questo significa che possiamo cooperare per costruire un ospedale, una scuola o un'opera scientifica, ma possiamo anche cooperare per difendere un'idea che nessuno si prende più la briga di mettere in discussione.
È questo il suo doppio volto.
La stessa capacità che ci permette di unire le nostre conoscenze può permetterci di unire anche le nostre convinzioni. E quando una convinzione viene condivisa da un numero sufficiente di persone, può acquistare una forza sociale enorme, anche quando le ragioni che l'hanno prodotta non sono altrettanto solide.
Pensiamo alla politica. Una società democratica non dovrebbe avere bisogno soltanto di persone che governano e di altre che obbediscono. Ha bisogno anche di qualcuno che osservi ciò che viene fatto, faccia domande, evidenzi gli errori, proponga alternative e, quando necessario, dica semplicemente: «Non sono d'accordo».
«La cooperazione è una delle caratteristiche più distintive della specie umana.»
— Michael Tomasello, Why We Cooperate (2009)
L'opposizione, in questo senso, non è necessariamente il contrario della cooperazione. Può essere una delle sue forme più importanti. Due persone possono infatti cooperare proprio perché non pensano allo stesso modo: una propone, l'altra mette alla prova; una costruisce un'ipotesi, l'altra cerca ciò che potrebbe non funzionare. Il risultato, quando il confronto funziona, può essere una decisione migliore di quella alla quale sarebbe arrivata una sola delle due.
Il problema nasce quando confondiamo la cooperazione con l'accordo.
Essere insieme non significa necessariamente pensare allo stesso modo. Anzi, una comunità nella quale tutti sono d'accordo può sembrare molto unita, ma proprio per questo potrebbe diventare incapace di accorgersi dei propri errori. Se nessuno mette in discussione una convinzione, quella convinzione può continuare a essere trasmessa semplicemente perché viene trasmessa da tutti.
È un meccanismo che possiamo osservare anche nella storia delle religioni. Nel monoteismo, e in particolare nelle tradizioni che considerano alcune verità come rivelate, determinate affermazioni possono assumere uno status particolare: non vengono più trattate soltanto come ipotesi da esaminare, ma come verità alle quali aderire. Naturalmente le tradizioni religiose sono molto diverse tra loro e al loro interno esistono interpretazioni, discussioni e forme differenti di rapporto con il dissenso. Ma proprio questa distinzione ci permette di porre una domanda interessante: che cosa accade quando una convinzione viene considerata vera prima ancora che il confronto possa metterla alla prova?
«La tendenza al mutuo aiuto è così profondamente intrecciata con tutta l'evoluzione della razza umana da essersi mantenuta attraverso tutte le vicissitudini della storia.»
— Peter Kropotkin, Il mutuo appoggio: un fattore dell'evoluzione (1902)
A quel punto la cooperazione può assumere una funzione diversa. Non serve più soltanto a costruire qualcosa insieme, ma può servire a mantenere insieme una determinata visione del mondo. Le persone si sostengono reciprocamente, trasmettono racconti, rituali e interpretazioni, educano le generazioni successive e rafforzano un'identità comune. Questo può produrre solidarietà, appartenenza e aiuto reciproco, ma può anche rendere più difficile mettere in discussione ciò che il gruppo considera fondamentale.
Ed è proprio qui che il concetto di Controbattere acquista un significato particolare.
Controbattere non significa essere contrari a tutto e nemmeno trasformare ogni discussione in una gara nella quale qualcuno deve necessariamente vincere. Significa conservare la possibilità di dire: «Aspetta. Vediamo se questa cosa regge davvero».
«L'uomo è per natura un animale sociale.»
— Aristotele, Politica
È una differenza enorme.
Perché anche il dubbio può essere una forma di cooperazione. Quando qualcuno ci contraddice e invece di respingerlo immediatamente decidiamo di ascoltarlo, gli stiamo offrendo qualcosa di prezioso: la possibilità di mostrarci un punto che non avevamo considerato. E noi, nello stesso momento, offriamo a lui la possibilità di verificare meglio ciò che pensa.
La cooperazione più interessante, quindi, forse non è quella nella quale tutti camminano nella stessa direzione senza fare domande. È quella nella quale possiamo camminare insieme anche quando non vediamo le cose nello stesso modo.
Perché possiamo cooperare per costruire una conoscenza, ma possiamo anche cooperare per costruire un errore. Possiamo sostenerci reciprocamente nella ricerca della realtà, oppure possiamo sostenerci reciprocamente nel convincerci di avere già trovato la risposta.
E allora il vero problema non è soltanto capire se la cooperazione abbia contribuito a renderci ciò che siamo.
La domanda più scomoda è un'altra:
siamo capaci di cooperare anche con chi ci contraddice?
Forse è proprio lì che la cooperazione mostra il suo volto più difficile da riconoscere: non quando ci mette tutti d'accordo, ma quando ci permette di rimanere insieme senza avere necessariamente la stessa risposta.
«Chi conosce una sola parte della questione, conosce poco anche di quella.»
— John Stuart Mill, Saggio sulla libertà (1859)
CONTROBATTERE
Riflessioni oltre il pensiero comune
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