CHE COSA FACCIAMO QUI
CHE COSA FACCIAMO QUI

«Il primo principio è che non devi ingannare te stesso — e sei la persona più facile da ingannare.»
— Richard P. Feynman, Sta scherzando, Mr. Feynman!

Entrare per la prima volta in una palestra permette di capire quasi immediatamente che cosa vi accade. Non occorre conoscere la fisiologia dell'esercizio o avere letto un manuale di teoria dell'allenamento: si vedono persone che prendono un bilanciere, eseguono un movimento, riposano e lo ripetono. Prima di caricare pesi importanti possono riscaldarsi, provare il gesto, preparare muscoli e articolazioni. Anche quando ci avviciniamo a una disciplina apparentemente molto meno concreta, come il Training Autogeno, scopriamo qualcosa di simile. Non si entra semplicemente in una stanza per sentirsi dire «rilassati». Si assume una posizione, si impara a dirigere l'attenzione verso determinate sensazioni corporee e, a seconda del percorso preparatorio utilizzato, si può persino partire da qualcosa di elementare come contrarre volontariamente alcuni muscoli per poi rilasciarli e percepire la differenza. Prima viene ciò che facciamo, poi possiamo discutere che cosa significhi e quali effetti produca.

È una distinzione apparentemente banale, ma diventa molto meno banale quando dalle attività passiamo alle idee. Se qualcuno entra su Controbattere e legge articoli sulla meditazione, sulla religione, sulle relazioni, sulla psicologia, sulla società, sulla sessualità o sul miglioramento personale, potrebbe legittimamente domandarsi che cosa tengano insieme argomenti tanto diversi. Dire che questo è un luogo dedicato al «pensiero critico» servirebbe a poco: sarebbe come descrivere una palestra dicendo che è un luogo dedicato al «miglioramento fisico». La definizione può essere corretta, ma non ci dice ancora che cosa si fa lì dentro.

«È indesiderabile credere a una proposizione quando non esiste alcun fondamento per supporla vera.»
— Bertrand Russell, Saggi scettici

Prendiamo allora un'affermazione molto comune: la meditazione riduce lo stress. Su Controbattere non ci interessa partire immediatamente dalla necessità di difenderla o demolirla. Ci interessa innanzitutto avvicinarci abbastanza da vedere che cosa contiene. Che cosa sta facendo concretamente la persona che medita? Rimane immobile? Respira in un certo modo? Porta l'attenzione sul corpo, sul respiro, su un suono? Per quanto tempo lo fa? E quando diciamo che lo stress è diminuito, di che cosa stiamo parlando? Di una sensazione riferita dalla persona, di una modificazione fisiologica misurabile, di un effetto immediato oppure di un cambiamento che permane nel tempo? Una frase che sembrava chiarissima comincia così a diventare un oggetto che possiamo realmente osservare.

Lo stesso accade quando qualcuno sostiene che bisogna «seguire la propria passione». Finché rimaniamo dentro la frase possiamo essere d'accordo o contrari, raccontare la storia dell'imprenditore che ha lasciato il lavoro ed è diventato milionario oppure quella di chi ha rinunciato alla sicurezza e se n'è pentito. Ma nessuna delle due storie, da sola, risolve il problema. Dobbiamo capire che cosa significhi concretamente seguire una passione, quali decisioni comporti, quali rischi introduca e soprattutto che cosa accada anche alle persone che hanno seguito lo stesso consiglio senza ottenere il risultato che normalmente viene mostrato. È qui che un'affermazione smette di essere uno slogan e diventa qualcosa su cui possiamo lavorare.

«Una teoria che non può essere confutata da alcun evento concepibile non è scientifica.»
— Karl R. Popper, Congetture e confutazioni

Questo modo di procedere diventa ancora più interessante quando incontriamo parole che sembrano descrivere qualcosa e invece possono nascondere esperienze molto diverse. Pensiamo all'«energia». Una persona dice che una tecnica le ha dato più energia. Potrebbe avere perfettamente ragione nel descrivere ciò che sente, ma non abbiamo ancora capito quasi nulla. Si sente più vigile? Più motivata? Ha maggiore forza muscolare? Riesce a concentrarsi più a lungo? Ha semplicemente una piacevole sensazione soggettiva di vitalità? Non stiamo negando la sua esperienza: stiamo cercando di capire quale esperienza abbia realmente avuto. Soltanto dopo potremo domandarci se la spiegazione proposta per quell'esperienza sia altrettanto convincente.

Ed è probabilmente qui che si vede meglio che cosa facciamo su Controbattere. Cerchiamo continuamente di attraversare lo spazio che separa una parola da ciò che quella parola dovrebbe indicare nel mondo reale. Se qualcuno parla di consapevolezza, vogliamo capire che cosa sta facendo una persona quando sostiene di essere consapevole. Se parla di rilassamento, vogliamo sapere che cosa cambia nell'esperienza corporea e, quando è possibile, nei parametri che possiamo osservare. Se sostiene che una tecnica modifica il cervello, vogliamo sapere che cosa è stato effettivamente misurato prima di trasformare un risultato sperimentale in una promessa molto più grande.

Questo significa anche accettare una possibilità che spesso viene dimenticata: potremmo non sapere in anticipo dove arriveremo. Un'affermazione che sembrava assurda potrebbe contenere qualcosa di interessante; una convinzione che appariva solidissima potrebbe rivelarsi molto più fragile; una pratica potrebbe produrre realmente un'esperienza senza che sia dimostrata la spiegazione utilizzata per interpretarla. Non abbiamo bisogno di scegliere prima il verdetto e costruire dopo l'articolo necessario a sostenerlo. Possiamo osservare, cercare, confrontare e lasciare che sia ciò che troviamo a restringere progressivamente le conclusioni possibili.

«Mantenere lo stato di dubbio e proseguire un'indagine sistematica e prolungata: questi sono gli elementi essenziali del pensiero.»
— John Dewey, Come pensiamo (How We Think)

Per questo Controbattere può occuparsi di religione in un articolo, di meditazione in quello successivo e magari di relazioni, musica, salute o società in quello dopo ancora senza che questi argomenti debbano appartenere alla stessa disciplina. Ciò che li tiene insieme non è ciò di cui parliamo, ma ciò che facciamo con quello di cui parliamo. Prendiamo qualcosa che viene affermato, raccontato, insegnato, pubblicizzato o semplicemente dato per scontato e cerchiamo di avvicinarci abbastanza da vedere di che cosa è fatto.

In palestra il bilanciere è davanti agli occhi. Nel Training Autogeno l'esercizio viene sperimentato attraverso il corpo. Nel mondo delle idee il materiale con cui lavoriamo è meno visibile, ed è proprio questo a renderlo più insidioso: parole, interpretazioni e spiegazioni possono sembrare realtà semplicemente perché le abbiamo sentite ripetere abbastanza volte. Su Controbattere proviamo a riportarle a terra, dove possano essere osservate, confrontate e, quando è possibile, messe alla prova.

CONTROBATTERE
Riflessioni oltre il pensiero comune
Beyond Conventional Thinking

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