Perché crediamo a chi parla con sicurezza?
Ogni giorno ci capita di assistere alla stessa scena, anche se cambiano il luogo e i protagonisti. Entri in un negozio e il venditore ti assicura che quel materasso è il migliore sul mercato. Poco dopo passi in concessionaria e qualcuno ti garantisce che quella macchina non ti darà mai problemi. La sera accendi il telegiornale: un opinionista sostiene con assoluta certezza che una riforma cambierà il Paese in meglio, mentre pochi minuti dopo un altro afferma, con la stessa convinzione, che sarà un disastro. Prima di andare a dormire scorri i social network e incontri chi promette di trasformare la tua vita, chi dice di conoscere il segreto del successo e chi è sicuro di avere finalmente trovato la soluzione definitiva a un problema che sembrava irrisolvibile. Il mattino seguente, davanti a un caffè, un amico conclude la discussione con una frase che probabilmente tutti abbiamo sentito almeno una volta: «Fidati, le cose stanno così.»
A quel punto può nascere una domanda semplice, ma sorprendentemente importante.
Perché la sicurezza con cui qualcuno parla ci convince così facilmente, anche quando non abbiamo ancora visto una prova?
Viviamo immersi in un flusso continuo di affermazioni. Politici, giornalisti, formatori, influencer, esperti, amici e perfino perfetti sconosciuti esprimono ogni giorno opinioni con una sicurezza che sembra lasciare poco spazio al dubbio. Eppure la sicurezza non è una dimostrazione. Una persona può essere assolutamente convinta di ciò che dice e, nonostante questo, sbagliarsi completamente. Allo stesso modo, qualcuno può parlare con prudenza proprio perché conosce la complessità dell'argomento e sa che la realtà raramente si lascia racchiudere in risposte semplici.
"Chi conosce soltanto il proprio lato della questione, conosce ben poco di essa."
John Stuart Mill – On Liberty
Il punto, allora, non è stabilire di chi fidarsi. Se riduciamo tutto a una scelta tra credere o non credere, continuiamo a dipendere dall'autorevolezza delle persone. Cambieranno i nomi, cambieranno i volti, ma il meccanismo resterà identico. Oggi seguiremo un esperto, domani un altro, senza aver realmente imparato un criterio per distinguere un'affermazione ben fondata da una semplice convinzione espressa con decisione.
Esiste però una terza possibilità. Invece di domandarci se una persona abbia ragione, possiamo trasformare ciò che dice in un'ipotesi da verificare. È un cambiamento apparentemente piccolo, ma modifica completamente il modo di ragionare. L'attenzione non è più rivolta a chi parla, bensì alla realtà. La domanda non diventa più «Ci credo?», ma «Se fosse vero, quali conseguenze dovrei osservare?». Da quel momento non siamo più spettatori che scelgono da che parte stare: diventiamo osservatori che cercano elementi capaci di confermare oppure smentire un'idea.
Questo atteggiamento è normale in molti ambiti della nostra vita. Se un ingegnere progetta un ponte, non basta che sia convinto dei propri calcoli: il ponte dovrà reggere. Se un medico propone una terapia, non è sufficiente che ne parli con entusiasmo: saranno i risultati a determinarne l'efficacia. Chi opera sui mercati finanziari con un approccio sistematico non considera valida una strategia perché raccontata con sicurezza; prima la mette alla prova sui dati, osserva come si comporta nel tempo e accetta di modificarla se la realtà dimostra che non funziona più.
Perché, allora, quando si parla di politica, economia, relazioni o società, questo modo di ragionare sembra scomparire? Perché ci chiediamo continuamente di chi fidarci, invece di domandarci come verificare ciò che ci viene detto?
"Tutti i modelli sono sbagliati, ma alcuni sono utili."
George E. P. Box – Empirical Model-Building and Response Surfaces
Forse la risposta è che cercare un'autorità è più semplice che assumersi la responsabilità di verificare. Delegare il proprio giudizio richiede meno fatica che costruire un metodo per osservare la realtà. Eppure è proprio qui che nasce il pensiero critico. Non nel rifiutare ogni idea, ma nel concedere a ciascuna la possibilità di confrontarsi con i fatti.
"Il problema del mondo è che gli sciocchi e i fanatici sono sempre così sicuri di sé, mentre le persone più sagge sono piene di dubbi."
Bertrand Russell – The Triumph of Stupidity
Forse il vero cambiamento non consiste nell'imparare a riconoscere chi ha sempre ragione. Forse consiste nell'imparare a fare domande abbastanza buone da permettere alla realtà di rispondere. Perché una buona idea non dovrebbe chiedere di essere creduta. Dovrebbe accettare di essere messa alla prova.
La prossima volta che qualcuno ti dirà «Fidati, le cose stanno così», prova a sostituire quella frase con una domanda.
Se ciò che sta affermando fosse davvero corretto, quali conseguenze dovrei osservare nella realtà?
Forse è proprio da questa domanda che comincia la differenza tra seguire un'opinione e costruire un ragionamento.
CONTROBATTERE
Riflessioni oltre il pensiero comune
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