Il gioco della statua
Non ti chiedo di credermi. Ti chiedo soltanto due minuti.
Un esperimento per osservare la mente
Per leggere questo articolo non serve essere interessati alla meditazione, alla spiritualità o alla filosofia. Serve soltanto una cosa: la disponibilità a fare un piccolo esperimento.
Prima di continuare, metti un timer di due minuti.
Adesso siediti su una sedia oppure resta in piedi. Per i prossimi due minuti fai finta di essere una statua. Non cambiare posizione. Non sistemarti i vestiti. Non grattarti se ti prude il naso. Non correggere la postura. Rimani semplicemente immobile fino a quando il timer non suona.
Poi torna a leggere.
"Conosci te stesso?" [I punti interrogativi sono una nostra aggiunta.]
— Iscrizione del Tempio di Apollo a Delfi, riportata e discussa da Platone nel Fedro e in altri dialoghi
Se hai eseguito l'esperimento, probabilmente sono successe una o più di queste cose. Forse hai sentito un prurito che prima non c'era. Forse una gamba chiedeva di muoversi. Forse la mente ha iniziato a produrre pensieri uno dopo l'altro. Oppure non è successo quasi nulla. Qualunque sia stata la tua esperienza, non è importante quale risposta hai ottenuto. È importante che tu abbia osservato qualcosa.
Adesso arriva la parte interessante.
Se hai percepito un prurito, significa che il prurito è comparso dopo che eri già fermo. Se hai avuto voglia di muovere una gamba, quella voglia è arrivata dopo che avevi deciso di non muoverti. Se sono comparsi dei pensieri, anche quelli sono comparsi mentre tu eri immobile. Tutte queste esperienze hanno una caratteristica comune: sono cambiate nel tempo.
Eppure c'è una domanda che quasi nessuno si pone.
Chi si è accorto di quei cambiamenti?
"L'importante è non smettere mai di farsi domande."
— Albert Einstein, Ideas and Opinions (Come io vedo il mondo)
Non ti sto chiedendo di rispondere. Ti sto chiedendo di osservare il fatto che, mentre il prurito compariva, mentre la gamba chiedeva di muoversi, mentre i pensieri andavano e venivano, qualcosa registrava tutto questo.
Questa non è ancora una conclusione. È un'osservazione.
Molti testi antichi iniziano proprio da qui. Non chiedono di credere all'esistenza di qualcosa di invisibile. Invitano prima a fare un'esperienza e solo dopo pongono una domanda. Il problema è che, con il tempo, abbiamo spesso invertito l'ordine. Prima leggiamo la spiegazione, poi proviamo a convincerci che sia vera. Ma una spiegazione, da sola, non dimostra nulla.
Per questo vale la pena ripetere lo stesso esperimento domani. Sempre due minuti. Sempre immobili. Sempre senza cercare risultati particolari. Se ogni volta noterai cose diverse, ci sarà comunque una costante: ci sarà sempre qualcuno che si accorge di ciò che cambia.
"Il primo principio è che non devi ingannare te stesso, e tu sei la persona più facile da ingannare."
— Richard P. Feynman, Surely You're Joking, Mr. Feynman! (Sta scherzando, Mr. Feynman!)
Non ti sto dicendo che cosa sia.
Non ti sto chiedendo di chiamarlo "coscienza", "testimone" o in qualsiasi altro modo.
Ti sto soltanto invitando a verificare se quella semplice osservazione continua a presentarsi ogni volta che ripeti l'esperimento.
Se accade una volta potrebbe essere un caso.
Se accade dieci volte, la domanda diventa più interessante della risposta.
Ed è forse da qui che dovrebbe iniziare qualsiasi metodo: non da ciò che promette, ma da ciò che riesce a mostrare.
"Non credete a qualcosa semplicemente perché l'avete sentita dire. Non credete a qualcosa semplicemente perché è tramandata. Dopo aver osservato e verificato da voi stessi che una cosa conduce al bene, allora accettatela e mettetela in pratica."
— Buddha, Kalama Sutta (Aṅguttara Nikāya 3.65)
Domanda finale
Se ripetessi questo esperimento ogni giorno per una settimana, noteresti sempre le stesse cose... oppure cambierebbe qualcosa nelle tue osservazioni?
CONTROBATTERE
Riflessioni oltre il pensiero comune
Beyond Conventional Thinking
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