Dentro di te c'è un potenziale enorme.
"La vera storia di una vita di successo si costruisce affrontando, accettando e infine superando le proprie sfide."
— Sylvester Stallone, The Steps
Ogni anno vengono prodotti migliaia di film. Alcuni divertono, altri emozionano, altri ancora vengono dimenticati pochi giorni dopo l'uscita. Eppure esiste un elemento che accomuna quasi tutte le grandi storie del cinema: la trasformazione del protagonista.
È talmente presente da sembrare naturale. Lo spettatore osserva un personaggio all'inizio del racconto e lo ritrova diverso alla fine. Ma raramente ci fermiamo a una domanda che, forse, è ancora più interessante della storia stessa: che cosa produce davvero quella trasformazione?
Negli ultimi decenni ci siamo abituati a una spiegazione tanto semplice quanto rassicurante. Si dice che tutto inizi quando il protagonista "crede in sé stesso", perché dentro ognuno di noi ci sarebbe un potenziale enorme. È un'idea entrata nella cultura popolare, nei libri motivazionali e perfino nel linguaggio quotidiano. Eppure, prima ancora di domandarci come liberare quel potenziale, potrebbe valere la pena fermarsi un istante su una questione più semplice: come facciamo a sapere che esiste?
Non è una domanda provocatoria. È una domanda sul metodo. Perché esiste una differenza sostanziale tra affermare che qualcosa è vero e proporre un modo per verificarlo. Se qualcuno ci dice: "Dentro di te c'è un potenziale enorme", ci sta chiedendo di partire da una conclusione. Se invece ci invita a vivere un'esperienza e a osservare ciò che accade, il percorso è completamente diverso. Nel primo caso la conclusione precede l'esperienza. Nel secondo è l'esperienza che, eventualmente, conduce a una conclusione.
"La vita non è giusta. Non lo è mai stata, non lo è adesso e non lo sarà mai. Prima lo accetti, prima inizi davvero a vivere."
— Matthew McConaughey, Greenlights
Ed è qui che il cinema diventa sorprendentemente interessante.
Neo, in Matrix, non cambia perché decide improvvisamente di avere fiducia in sé. Ogni certezza viene prima demolita e poi ricostruita attraverso esperienze che lo costringono a mettere continuamente in discussione la realtà che conosce. Rocky non diventa un pugile diverso perché pronuncia una frase motivazionale davanti allo specchio. Sono migliaia di piccoli gesti ripetuti, allenamento dopo allenamento, a trasformare lentamente il modo in cui guarda sé stesso. Michael Corleone, ne Il Padrino, entra in una spirale di decisioni che modifica progressivamente la sua identità. Walter White, in Breaking Bad, non cambia in un singolo momento: ogni scelta apre la strada alla successiva, fino a rendere quasi irriconoscibile l'uomo che avevamo conosciuto all'inizio.
In nessuno di questi casi il film chiede allo spettatore di accettare una teoria sul protagonista. Gli mostra un percorso. Scena dopo scena osserviamo dubbi, errori, paure, decisioni e conseguenze. È quell'insieme di esperienze che modifica il personaggio e, allo stesso tempo, modifica il modo in cui noi lo percepiamo.
Forse, allora, il punto non è stabilire quale teoria sia corretta. Forse vale la pena osservare un'altra possibilità.
E se fossero le esperienze a modificare le convinzioni molto più spesso di quanto le convinzioni modifichino le esperienze?
Non è una conclusione. È un'ipotesi che il cinema permette di osservare centinaia di volte.
Anche nella vita quotidiana succede qualcosa di simile. Chi impara ad andare in bicicletta non acquisisce equilibrio perché qualcuno gli ripete che ce la farà. L'equilibrio arriva attraverso tentativi, errori, cadute e piccoli aggiustamenti. Solo dopo nasce una convinzione diversa su ciò che è possibile fare.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti del cinema. Le grandi storie non mostrano soltanto personaggi che cambiano. Mostrano il metodo attraverso cui quel cambiamento prende forma. Guardato in questo modo, un film smette di essere soltanto intrattenimento e diventa un laboratorio in cui osservare come nascono convinzioni, identità e trasformazioni.
"Ogni esperienza, anche la più difficile, può insegnarti qualcosa, se sei disposto a guardarla fino in fondo."
— Al Pacino, Sonny Boy: A Memoir
La prossima volta che guarderai un film, prova a fare un esperimento. Non chiederti soltanto se il protagonista riuscirà nel suo obiettivo. Chiediti che cosa gli sta facendo cambiare idea. Potresti scoprire che le storie più memorabili non cercano di convincerti che un potenziale esiste già. Ti mostrano un'esperienza dalla quale, forse, quel potenziale emerge.
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