Seduzione: Non Basta l'Etimologia
Seduzione:
l'etimologia basta davvero a spiegarla?

Molti partono dall'origine della parola. Ma un'etimologia descrive davvero un fenomeno oppure, a volte, ne racconta soltanto una parte?

«Nella seduzione si presenta spesso un dilemma: per sedurre bisogna pianificare e calcolare, ma se la vostra vittima sospetta motivi ulteriori, si metterà sulla difensiva.»
Robert Greene, L'arte della seduzione

Ogni tanto capita di leggere la stessa spiegazione. La parola seduzione deriverebbe dal latino seducere, formato da se- ("a parte", "lontano") e ducere ("condurre"). Da qui la conclusione: sedurre significa "condurre qualcuno da una parte", "portarlo via", "allontanarlo".

L'etimologia è corretta. Su questo non c'è molto da discutere. La domanda interessante arriva subito dopo: questo basta davvero a spiegare la seduzione?

«Il seduttore, di fatto, vede il mondo come la sua camera da letto.»
Robert Greene, L'arte della seduzione

Se ci fermiamo a quella definizione, stiamo descrivendo un movimento. Qualcuno viene portato altrove, cambia direzione, abbandona un percorso per seguirne un altro. Ma appena il ragionamento si arresta qui, rimane un vuoto che raramente viene affrontato. Condotto via... con che cosa?

È una domanda apparentemente banale, eppure cambia completamente la prospettiva. Se qualcuno dice che una persona è stata sedotta, non sta semplicemente affermando che ha cambiato direzione. Sta implicitamente dicendo che qualcosa ha prodotto quel cambiamento. E proprio quel "qualcosa" è spesso la parte più interessante del fenomeno.

Una persona può essere sedotta con la bellezza, con il denaro, con il potere, con la fama, con la musica, con una promessa, con un'idea, con una religione, con una filosofia, con una pubblicità o persino con raccontando stupidaggini, se chi ascolta le trova convincenti. In tutti questi casi il risultato è identico: qualcuno cambia strada. Ciò che cambia radicalmente è il mezzo attraverso cui quel risultato viene ottenuto.

Ed è qui che nasce un dubbio. Quando molti autori richiamano l'etimologia di seducere, spesso sembrano presentarla come se spiegasse l'intero fenomeno della seduzione. In realtà, l'etimologia descrive l'effetto finale, non necessariamente il meccanismo che lo produce. Dire che sedurre significa "condurre via" è un po' come dire che un ponte serve ad attraversare un fiume. È vero, ma non ci dice nulla su come quel ponte sia stato costruito.

Lo stesso ragionamento vale per moltissimi altri verbi. Se qualcuno dicesse che scrivere significa lasciare segni, la definizione non sarebbe falsa. Ma resterebbe incompleta, perché sorgerebbe spontanea una domanda: con cosa scrivere? Una penna, un pennello, una tastiera, un chiodo sulla pietra? Cambia tutto. Oppure immaginiamo di dire che convincere significa far cambiare idea. Anche qui verrebbe naturale chiedere: con quali argomenti? Con quali prove? Con quale strategia?

«Non c'è nessuna arte nel sedurre una fanciulla; è solo questione di fortuna trovarne una degna d'essere sedotta.»
Søren Kierkegaard, Diario di un seduttore

Perché allora, quando si parla di seduzione, questa seconda parte del ragionamento scompare così spesso? Perché ci si accontenta del movimento finale senza interrogarsi sugli strumenti che lo hanno reso possibile?

Forse perché l'etimologia possiede un fascino particolare. Quando una spiegazione affonda le proprie radici nel latino o nel greco, acquista immediatamente un'aura di autorevolezza. Eppure l'origine di una parola non coincide automaticamente con la spiegazione completa del fenomeno che quella parola indica. Le parole evolvono, i significati si ampliano, i contesti cambiano. L'etimologia racconta da dove veniamo; non sempre basta a spiegare tutto ciò che siamo diventati.

Non si tratta quindi di mettere in discussione il significato originario di seducere. Quello rimane un fatto linguistico. Il punto è un altro: stiamo usando quell'etimologia come semplice informazione storica oppure la stiamo trasformando, senza accorgercene, in una spiegazione completa della seduzione?

La differenza può sembrare sottile, ma è proprio lì che spesso nasce la distanza tra una definizione e una comprensione. Forse, prima di ripetere che sedurre significa "condurre qualcuno da una parte", vale la pena completare il ragionamento con alcune domande che l'etimologia, da sola, non risolve. Con cosa avviene quella seduzione? Con chi? Verso che cosa conduce? E per quale scopo? Solo mettendo insieme questi elementi possiamo iniziare a comprendere davvero il fenomeno, invece di limitarci a descriverne il risultato finale.

«La sfida, e non il desiderio, sta al cuore della seduzione.»
Jean Baudrillard, L'estasi della seduzione

Quindi, "condurlo via"... d'accordo. Ma con cosa? E soprattutto: per cosa? Perché forse veniamo sedotti molto più spesso di quanto immaginiamo, non soltanto dalle persone, ma anche dagli ambienti che frequentiamo, dalle parole che ascoltiamo, dalla musica che ci accompagna, dai libri che leggiamo e dalle idee che scegliamo di lasciare entrare nella nostra mente.

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