La prova dei fatti
Quando una legge divide, da dove conviene partire?

"The whole problem with the world is that fools and fanatics are always so certain of themselves, and wiser people so full of doubts."
("Il problema del mondo è che gli sciocchi e i fanatici sono sempre così sicuri di sé, mentre le persone più sagge sono piene di dubbi.")
Bertrand Russell, The Triumph of Stupidity (1933)

Ogni volta che una nuova legge entra nel dibattito pubblico accade qualcosa di curioso. La legge è una sola, il testo è lo stesso, eppure sembra che le persone stiano parlando di due realtà completamente diverse.

Negli ultimi giorni il cosiddetto Chat Control ne è diventato un esempio evidente. Per alcuni rappresenta uno strumento necessario per contrastare la diffusione di materiale di abuso sui minori. Per altri è il primo passo verso una progressiva limitazione della privacy e della libertà individuale. È difficile trovare due interpretazioni più lontane di queste.

La domanda interessante, però, non è stabilire quale delle due sia corretta. La domanda è un'altra.

Che cosa succede nella nostra mente quando una notizia viene trasformata immediatamente in una certezza?

È un passaggio che avviene con una rapidità sorprendente. Leggiamo un fatto e, quasi nello stesso istante, il nostro cervello gli attribuisce un significato. Quello che fino a un attimo prima era un evento osservabile diventa una conclusione. Da quel momento in poi non stiamo più osservando la realtà, ma l'interpretazione che abbiamo costruito su di essa.

"He who knows only his own side of the case knows little of that."
("Chi conosce soltanto il proprio lato della questione, conosce ben poco di essa.")
John Stuart Mill, On Liberty (1859)

Forse è proprio qui che il dibattito pubblico perde gran parte della sua forza. Si discute della conclusione prima ancora di aver esaminato il ragionamento che l'ha prodotta.

Se qualcuno afferma che il Chat Control rappresenta l'inizio di una sorveglianza sempre più estesa, quella frase può essere accolta in due modi diversi. Il primo consiste nell'accettarla o respingerla in base alle proprie convinzioni. Il secondo consiste nel trattarla come un'ipotesi.

La differenza è sottile, ma cambia completamente il modo di ragionare.

Se quella interpretazione fosse corretta, quali conseguenze dovremmo osservare nei prossimi anni? Dovremmo assistere a un progressivo ampliamento degli strumenti di controllo? A nuove norme che estendono quei poteri ad ambiti diversi? Oppure la misura rimarrà limitata allo scopo per cui è stata presentata?

A questo punto il confronto smette di essere uno scontro tra opinioni e diventa una ricerca di elementi osservabili. Non è più importante chi abbia parlato per primo o chi abbia raccolto più consensi. Diventa importante capire quali fatti, con il passare del tempo, confermeranno oppure smentiranno quell'ipotesi.

Questo modo di procedere richiede pazienza. È molto meno spettacolare di una frase ad effetto e difficilmente diventerà virale sui social. Eppure è lo stesso atteggiamento che utilizziamo quando vogliamo capire se una terapia funziona davvero, se una strategia di investimento produce risultati nel lungo periodo o se una teoria scientifica descrive correttamente la realtà. Prima formuliamo un'ipotesi, poi osserviamo le conseguenze e infine lasciamo che siano i fatti a dirci quanto fosse fondata.

"All models are wrong, but some are useful."
("Tutti i modelli sono sbagliati, ma alcuni sono utili.")
George E. P. Box, Empirical Model-Building and Response Surfaces (1987)

Forse il punto non riguarda soltanto il Chat Control. Domani potrebbe trattarsi di una riforma economica, di una scoperta scientifica o di una promessa elettorale. L'argomento cambierà, ma la domanda resterà la stessa.

Quando una notizia ci porta a una conclusione immediata, stiamo ancora osservando la realtà oppure stiamo già difendendo un'interpretazione?

CONTROBATTERE
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